
di Dino Pezzella
Sono giorni di grande attenzione al problema economico. L’Europa guarda con interesse all’Italia, giornali e media seguono la manovra, in facebook e rete si propongono soluzioni. Solo il Parlamento, forse, sembra curarsi meno della questione, lasciando ad una decina di parlamentari l’onere di sedere tra i banchi ventilati di Camera e Senato.
A seconda del punto di osservazione sulla manovra ci sono poi diversi modi di affrontare la questione. Lo scopo ad esempio di Ue (anche sei parlare di Ue risulterebbe una forzatura “mediatica” per l’assenza di una politca economica sovrannazionale, diventando invece l’acronimo per definire gli interessi di Germania e Francia) è quello di stimolare l’italia a reperire risorse da utilizzare nella stabilizzazione del debito, in prevalenza non per una necessità “europista” ma per il sospetto fondato che la gestione economica quanto meno “leggera” del governo italiano aumentando il debito pubblico, come ha fatto fino ad ora, in un momento di attacco speculativo e crisi economica comporti anche Germania e Francia il rischio di una crisi finanziaria irreversibile a seguito dello stretto rapporto debito italiano/economia tedesca. E’ una visione chiaramente interessata e miope che cura gli interessi nazionali di alcuni stati e non pone le basi per un’azione prospettica e strutturale di limitazione del debito europeo e degli interessi del debito, che bruciano periodicamente ogni sforzo dei governi nazionali di rientrare in un range di “normalità” dei passivi accumulati.
Guardando alla situazione dal punto di vista dei media invece si assiste ad una semplice cronaca degli eventi, lasciando poco spazio all’analisi culturale-sociologica-strutturale non della manovra in quanto tale, ma dei limiti strutturali dell’economia italiana, aggravati dalla crisi economica e da un “pilatesco” lasciar fare che ha reso l’Italia terreno fertile per la speculazione internazionale. Mancando l’analisi languono dunque le soluzioni, anzi si legittima il tentativo puerile, ma riuscito, della politica di governo di spostare l’attenzione ora sulle diatribe interne, ora sulle “caste” facendo centro del contendere quei punti della contesa che altrimenti sarebbero esterni e profondamente terziari, contando sul populismo dilangante e scarsamente analitico. Read the rest of this entry »