Corso di formazione gratuito: Obiettivo Convergenza

sabato, luglio 10th, 2010

Immagine 7“Obiettivo Convergenza” è un progetto per la promozione e l’incentivazione dell’orientamento al lavoro autonomo e promozione della cultura di impresa tra le giovani generazioni.

Nell’ambito del suddetto progetto le associazioni Callystoartse AMESCI indicono una selezione per la partecipazione al corso di formazione gratuito “Obiettivo Convergenza” per fornire le competenze di base per il fare impresa, approfondendone gli aspetti sia teorici che applicativi. In particolare il percorso formativo sarà finalizzato all’innalzamento delle competenze di base (economiche, sociologiche, amministrative e gestionali) indispensabili per intraprendere un’attività di impresa in grado di superare i vincoli e di sfruttare le risorse presenti nei nostri territori. Il corso sarà articolato in momenti di formazione didattica e momenti di attività laboratoriale.

Le domande dovranno essere consegnate a mano presso la Facoltà di Sociologia Università Federico II (vedi bando allegato per la documentazione completa) nei giorni di lunedì mercoledì e venerdì dalle 09,30 alle 12,30 entro e non oltre il 30 luglio 2010 alle ore 12,30.

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- Bando di partecipazione
Piano formativo del corso
Modulo di partecipazione

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Sulla manovra

venerdì, giugno 18th, 2010

di Paola De Vivo

Il motivo da cui origina e la natura dei tagli inseriti della manovra correttiva, che il centro-destra si appresta a varare, hanno messo a nudo due verità rese sinora invisibili dalla sua forza comunicativa e dal suo potere mediatico. La prima è l’inconsistenza della politica economica del governo, che in questi due anni non soltanto ha nascosto la gravità del debito pubblico ma ha glissato continuamente – sino talvolta a negarle – sulle concrete difficoltà sperimentate nelle condizioni di vita da consistenti fasce sociali. Non fosse stato che per la stretta imposta dall’Unione Europea, che ci ha costretto a guardare in faccia la realtà, sembrava che tutto andasse bene. La seconda è la debolezza di una visione strategica su come affrontare i nodi della crescita e rilanciare lo sviluppo. Read more

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Europa, crisi o fine?

giovedì, giugno 3rd, 2010

di Etienne Balibar

In poche settimane, abbiamo assistito alla rivelazione da parte del primo ministro Papandreu del debito «reale» della Grecia, manipolato dal suo predecessore con l’aiuto di Goldmann Sachs; all’annuncio della possibilità che il suo Paese non ce la faccia a pagare i nuovi interessi sul debito, brutalmente moltiplicati; all’imposizione alla Grecia di un piano di austerità selvaggio, come contropartita del prestito europeo. Poi l’«abbassamento del voto» della Spagna e del Portogallo, la minaccia dell’implosione dell’euro, la creazione di un fondo di aiuto europeo di 750 miliardi (su richiesta, in particolare, degli Stati uniti). Infine, la decisione della Bce, in contraddizione con il suo statuto, di acquisire delle obbligazioni statali, e l’adozione di politiche di rigore in una decina di paesi.Ce n’est qu’un début, non è che l’inizio, poiché questi nuovi episodi di una crisi apertasi due anni fa con il crollo dei crediti immobiliari statunitensi ne prefigurano altri. Dimostrano che il rischio Read more

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Accenti – Rivista telematica di Scienze Politiche e Sociali – Anno 2010, n°1

giovedì, maggio 20th, 2010

Please Add a TitleIl numero uno di una rivista è sempre il più complesso, non solo per le diverse difficoltà che s’incontrano sotto il profilo burocratico o finanziario, ma anche per la incessante richiesta di impegno collettivo necessaria alla produzione, all’organizzazione, alla gestione e al lancio di un lavoro che per definizione non ha precedenti. Impegno che, pur tra difficoltà logistiche, continuiamo ad alimentare e diffondere sia all’interno che all’esterno dell’ambiente accademico.
Per questo numero il compito di Responsabile Editoriale è toccato ad Enrico Sacco che, pioneristicamente, ha cercato di porre al centro dell’attenzione il persistente problema dello sviluppo meridionale. Puntando, in particolare, a sollevare la questione delle politiche pubbliche espressamente finalizzate a risollevarne le sorti. Un tema più volte apparso tra le pieghe delle ultime elezione regionali, ripreso frammentariamente da numerosi testi pubblicati nel corso del 2010, ma che in ultima analisi non riesce ad affermarsi compiutamente in Italia in tutta la sua valenza storica e civile.
Le politiche pubbliche sono state coinvolte in un denso dibattito che spesso è andato al di là della ricerca o della mera analisi; esse, infatti, possono essere considerate come dei veri e propri strumenti di consenso, ovvero strumenti per la strutturazione di interventi attraverso i quali la politica, e in particolar modo i partiti, tentano di trovare risposte alle esigenze e ai bisogni dei territori.
In questo numero si fornirà dunque una visione degli interventi attivati negli ultimi anni nel Mezzogiorno attraverso quella lente che da sempre ha caratterizzato tanto il dibattito quanto le riflessioni dell’Associazione Culturale “Accenti”: diversità negli approcci e critica sociale. L’unitarietà, il filo rosso, che d’altra parte è possibile rintracciare si rinviene nella consapevolezza che lo sviluppo sociale ed economico della penisola passerà invariabilmente dal tipo di soluzione avanzata per superare le forme di arretratezza più acute del Sud.
Buona lettura.
Associazione Culturale
“Accenti”

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Stati, Nazioni e Società globali: sociologicamente

giovedì, aprile 29th, 2010

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I contenuti

Lo spirito di fondo del convegno Stati, Nazioni e Società globali: sociologicamente è di affermare il ruolo della sociologia nello studio e nella analisi della realtà, la sua capacità di elaborare categorie interpretative che aiutino a decifrare il complesso articolarsi della contemporaneità. Offrire quindi, una lettura sociologica della società contemporanea e delle sfide che le democrazie moderne stanno affrontando in un’epoca di grandi trasformazioni e di oscillazioni tra spinte localistiche ed esigenze di un mondo sempre più globalizzato, interconnesso e multiculturale.
All’inizio del nuovo millennio anche lo scenario italiano si presenta complesso e attraversato da tendenze contrapposte. Il convegno affronterà tre tematiche strettamente interconnesse: le nuove forme delle modernità, il discorso pubblico della sociologia e la vita quotidiana in un mondo globalizzato

Di fronte alla forte crisi economica attuale si discuterà se esista un modello di capitalismo italiano.  Rispetto ad un sistema di protezione sociale in difficoltà si esplorerà il passaggio dal welfare a una pluralità di welfare. In risposta alla bassa rappresentatività  della sfera politica, ci si domanderà se la politica sia stata confinata ai margini oppure si possa aspirare a nuove forme di democrazia. Infine, visti i recenti disastri ambientali che hanno colpito l’Italia ed altri Paesi, si discuterà sul consumo indiscriminato del territorio.

Durante i tre giorni di studio del Convegno,  sociologi italiani e stranieri dibatteranno sul presente e il futuro della società esplorando i diversi ambiti del vivere sociale: lavoro, diritto, religione, educazione ,salute, cultura – occupandosi anche delle nuove pratiche culturali e delle reti di consumo che si stanno diffondendo nella nostra società.

Il Convegno

I lavori del Convegno avranno non solo carattere scientifico con i Workshop organizzati dalle varie sezioni in cui si articola l’Associazione stessa ma saranno accompagnati da momenti pubblici. I temi delle conferenze aperte aIla cittadinanza saranno di interesse pubblico come, ad esempio, le città globali, la qualità della vita e il benessere e saranno discussi da studiosi italiani ed stranieri.
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Attrazione emotiva dello storicismo

mercoledì, aprile 28th, 2010

da “Miseria dello storicismo”, K. Popper, 1957

“Lo storicismo è una teoria antichissima. Nelle sue forme antiche, come nelle dottrine dei cicli vitali di città e di razze, è in realtà antecedente al primitivo punto di vista teleologico secondo il quale vi sono scopi reconditi sotto ai decreti apparentemente ciechi del fato. Sebbene questa divinazione degli scopi reconditi sia ben lontana dal modo di pensare scientifico, ha lasciato tracce inconfondibili anche nella teorie storicistiche più moderne: infatti ogni versione dello storicismo esprime la sensazione di essere trascinata nel futuro da forze irresistibili.
Gli storicisti moderni tuttavia ignorano, a quanto pare, l’antichità della loro dottrina. Essi credono – e che altro potrebbe lasciar credere la loro deificazione del modernismo? – che il loro tipo di storicismo sia l’ultima conquista e la più audace della mente umana, una conquista così strabiliantemente nuova, che solo poche persone sono capaci di afferrarla. Essi credono infatti di essere stati i primi a scoprire il problema del cambiamento – uno dei problemi più antichi della fisica speculativa. Contrapponendo il loro pensare “dinamico” al pensare “statico” di tutte le generazioni precedenti, essi credono che il loro progresso sia stato reso possibile dal fatto che viviamo in una rivoluzione; questa rivoluzione avrebbe talmente accelerato i tempi del nostro sviluppo che si potrebbe fare l’esperienza del cambiamento direttamente in una sola vita. Questa storia è naturalmente pura mitologia. Rivoluzioni importanti si sono verificate anche prima dei giorni nostri, e dai tempi di Eraclito il cambiamento è stato scoperto e riscoperto infinite volte. Presentare un’idea talmente venerabile come fosse audace e rivoluzionaria svela, secondo me, un conservatorismo inconscio. Noi che contempliamo questo grande entusiasmo per il mutamento possiamo infatti dubitare che si tratti di un atteggiamento ambivalente, e che ci sia – in realtà – una resistenza interiore, ugualmente grande, da vincere. Questo spiegherebbe il fervore religioso con cui questa antica e traballante filosofia viene propagandata come l’ultimissima e la più importante rivelazione scientifica. Non potrebbe darsi, dopo tutto, che gli stessi storicisti siano riluttanti al mutamento? Nn è forse la paura del mutamento che li rende assolutamente incapaci di opporsi razionalmente alle critiche e che induce altri ad accogliere il loro insegnamento? Si direbbe quasi che lo storicista cerchi di consolarsi per la perdita di un mondo che non cambia attaccandosi a quest’idea: che il mutamento può essere previsto perché governato da una legge che non cambia.”

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L’idea eterna

domenica, aprile 18th, 2010

Slavoj_Zizek_okdi Antonello Plati

Alcuni giorni fa il filosofo sloveno Slavoj Zizek, intervistato da il manifesto, esprimeva il suo parere su quella che lui ama definire la post-democrazia italiana. Partendo da un’attenta analisi della crisi del capitalismo, che ormai preoccupa l’intero occidente con conseguenze nefaste sull’economia globale, Zizek poneva l’accento sul dilagante populismo europeo che vedrebbe, almeno secondo il filosofo, in Berlusconi uno dei maggiori (e migliori) interpreti.
Più in generale, è l’intero scenario europeo a presentarsi inquietante, in considerazione del dilagante autoritarismo di stampo populista che sembra affermarsi quale “forma politica” (almeno sotto l’aspetto ideologico è la forma proposta da molti leaders o aspiranti tali). Tale scenario sembra essere la naturale conseguenza delle logiche neoliberiste. Come nota Benedetto Vecchi (autore dell’intervista), «per Zizek, il neoliberismo è stata una vera e propria controrivoluzione che ha cancellato la costituzione materiale e formale uscita dalla seconda guerra mondiale dove il capitalismo era sinonimo di democrazia rappresentativa». L’attuale crisi economica segna però la fine di questa controrivoluzione, e Zizek – in sintonia con il filosofo francese Alain Badiou – auspica nuovi spazi per una politica radicale, definita da entrambi gli studiosi «ipotesi comunista».
Quest’ultima però non trova alcun riscontro politico nella scena Europea, dove la destra populista (e spesso xenofoba) aumenta i propri consensi anche nelle storiche roccaforti della socialdemocrazia. Read more

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Quel pasticciaccio brutto del sistema elettorale campano

martedì, marzo 23rd, 2010

di Tommaso Ederoclite

Pari opportunità, dare maggiore spazio alle donne in politica, qualcuno l’ha definita una rilettura delle quote rosa altri ancora  hanno dichiarato che con questa legge ci sarà una maggiore rappresentanza di donne nel consiglio regionale campano. Queste più o meno le parole spese nell’ultimo anno intorno alla legge elettorale n° 4 del 27 marzo 2009 che accompagnerà il voto regionale campano il prossimo 28 e 29 marzo.
E in effetti nella forma, o meglio sulla carta, tale legge elettorale rimanda ad una svolta istituzionale di tipo culturale. Basta ad esempio riprendere qualche passaggio per poter abbracciare in pieno le opinioni che su tale sistema sono state espresse negli ultimi mesi.
Come ad esempio l’art. 4 comma 3, forse il più rappresentativo della nuova legge elettorale, che recita: Nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza. Oppure all’art. 10 Read more

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Conferenza ESPAnet-Italia 2010: Call for abstracts

sabato, marzo 20th, 2010

espanet

Pubblicata la call for abstracts per la III Conferenza  annuale ESPAnet ItaliaSenza welfare? Federalismo e diritti di cittadinanza nel modello mediterraneo” che si svolgerà presso l’Università di Napoli Federico II dal 30 settembre al 2 ottobre 2010. Le proposte di paper si possono presentare fino al 30 aprile 2010.

L’obiettivo della conferenza è quello di approfondire le caratteristiche del modello mediterraneo di welfare e le implicazioni che i processi di riorganizzazione territoriale delle politiche sociali – in particolare il decentramento regionale – hanno avuto per il sistema italiano di welfare nelle sue articolazioni territoriali. La conferenza intende offrire altresì l’occasione per una riflessione critica sulle conseguenze che il riassetto delle competenze, in un quadro di sostanziale contrazione delle responsabilità pubbliche, sta determinando sul profilo sostantivo della cittadinanza sociale nel nostro paese e sui limiti del modello di solidarietà connesso all’attuale sistema di protezione. La Conferenza si aprirà con una sessione plenaria dedicata al modello mediterraneo con relazioni di studiosi dei quattro paesi interessati – Spagna, Italia, Grecia e Portogallo – mentre le sessioni parallele hanno lo scopo di approfondire il caso italiano in prospettiva comparata, con particolare riguardo alle disparità territoriali e alla questione del Mezzogiorno.

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Je suis simone (la condition ouvrière)

giovedì, marzo 18th, 2010

L’esperienza di lavoro in fabbrica di Simone Weil, dal 4 dicembre 1934 all’agosto 1935.
Girato a Parigi presso l’Ile Seguin (periferia sud di Parigi), Rue Lecourbe, Port Saint Cloud, Ville de Saint Cloud; un film di Fabrizio Ferraro con Claudia Landi, Giovanna Giuliani, Natacha Eychenne Emmanuel Rovillier, Kamal Boukarras, Ilaria Tramacere, Marco Teti, Antonio Sinisi, Yvonne Leclerc, Martin Barriè, Léon Mouquet, Eugénie Forestier. Testo tratto da « La Condition Ouvrière » di Simone Weil, oggetti e costumi Stefano Gaeta, Fiammetta Mandich; suono Klothé, Morgan Bennett. Produzione Ferraro / Sinisi.

Note brevi (JE SUIS SIMONE) di Fabrizio Ferraro

Un film che parte dal ventesimo secolo e prosegue nel ventunesimo secolo, respira la schiavitù, quella vecchia e quella nuova. La schiavitù che resta ancora l’unica forma di relazione di quello che viene nominato sistema di sviluppo. L’Ile Seguin (luogo dove è stato girato il film, nella periferia sud di Parigi), l’isola dove si trovava il centro produttivo della Renault, dopo anni e anni di dibattiti su quale trasformazione dovesse subire, diventa ora l’isola dell’arte e della scienza con annesso un complesso di costruzioni per un quartiere residenziale, per nuove famiglie del nuovo ciclo produttivo. Accade, come in tutte le nostrecittà occidentali, che nei rivolgimenti della produzione capitalistica le città si ripuliscano delle fabbriche per spostarle in altri emicicli. Quel luogo, catapultato nella nuova dimensione immateriale, un luogo carico di sofferenza, di lotte e contrasti, è protagonista di un mutamento e la geografia urbana cambia. Ora però nascono quartieri residenziali della scienza e dell’arte, con famiglie che i manifesti promozionali mostrano come perfette, ideali. Ma nonostante questo nuovo abito patinato, nonostante il cemento che cerca di seppellire la sofferenza e il sangue di chi ha abitato quei luoghi, il dolore continua a incombere a margine della città di oggi. Infatti, come davanti ai cancelli di Auschwitz, “il lavoro rendeva liberi”, anche per gli operai della Renault non c’era altra scelta se non morire di lavoro.

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