Accenti – numero 2

Posted by admin On aprile - 22 - 2011

Share Scarica qui la rivista Leggi la rivista in flip Discutendo del suo impegno giovanile in qualità di assistente universitario, Franco Basaglia ebbe a sostenere che proprio a partire da quell’esperienza cominciarono ad essergli chiare alcune delle dinamiche proprie del sistema totale dell’istituzione. Le meccaniche dell’assoggettamento e dell’omologazione, le logiche della sottrazione di soggettività e d’identità, [...]

Accenti – numero 1

Posted by admin On aprile - 5 - 2011

Share Scarica qui la rivista in pdf Leggi la rivista in flip Il numero uno di una rivista è sempre il più complesso, non solo per le diverse difficoltà che s’incontrano sotto il profilo burocratico o finanziario, ma anche per la incessante richiesta di impegno collettivo necessaria alla produzione, all’organizzazione, alla gestione e al lancio di un lavoro che per [...]

Accenti – numero 0

Posted by admin On aprile - 5 - 2011

ShareScarica qui la rivista in pdf Leggi la rivista in formato flip Accenti è un’associazione culturale nata per volontà di un gruppo di dottorandi, oggi dottori di ricerca, che si sono ritrovati in un umido e tardo pomeriggio di novembre a riprendere un discorso iniziato qualche anno prima: il ruolo dei saperi sociali nel nuovo [...]

La retorica della spranga

Posted by admin On novembre - 23 - 2011ADD COMMENTS

di Michele Di Mauro

La verità è un alito di vento. Rifulge un attimo come l’orgasmo di un lampo, in una frase o anche solo in mezza parola, in un’occhiata, in un bacio, e se sei fortunato in un’intuizione. Il 15 ottobre Roma ha visto una manifestazione segnata da azioni di forza di tali, denominati black bloc dai media. Pochi giorni dopo ho visionato i filmati della giornata per un’intera mattina. Ho visto i poliziotti, i manifestanti, i cosiddetti black bloc ecc. e dopo pazienti meditazioni sono giunto a una conclusione sull’argomento, che tanto ha tenuto botta nei talk-show più o meno blasonati, prima che il rimpiazzo di Berlusconi gli rubasse la scena: la violenza. Non sarà una conclusione risolutiva, avrà scarso o nullo valore socio-antropologico, ma è quello che c’è. Read the rest of this entry »

di Rino Malinconico (pubblicato su Liberazione, 13/11/2011)

E’ bene tener sempre presente, al fine di evitare confusioni ed errori di  prospettiva, che la pressione sull’Italia è oggi duplice. Anzitutto il nostro  paese si trova in prima linea di fronte ai cosiddetti mercati, i quali vogliono  un più alto tasso di rendimento per acquistare titoli di Stato. Questa  pressione, tuttavia, non è specificamente rivolta contro l’Italia, bensì contro  l’insieme dei paesi europei, individuati da buona parte degli investitori  istituzionali (fondi comuni di investimento, grandi banche, fondi sovrani,  grandi compagnie di assicurazione) come il ventre molle del complesso dei  sistemi-paese. Gli investitori istituzionali muovono la maggioranza dei singoli  segmenti di capitale, i quali, dopo la crisi del 2008, che ha sbarrato loro l’ipoteca del futuro come principale via di remunerazione (questi erano e sono i cosiddetti “derivati”: null’altro che investimenti sulla crescita degli anni a venire, sotto forma di mutui, contratti di assicurazione, ecc.), adesso si aggirano famelici, con l’acqua alla gola, per spuntare immediatamente di più ovunque possibile. Il loro tentativo, certamente velleitario sul piano storico, è di ridisegnare in maniera più favorevole il rapporto tra il loro valore, come denaro concentrato, e il valore dei sistemi-paesi, come capacità produttiva. L’Europa entra nel mirino proprio perché si presenta con il piombo nelle ali di una pluralità di Stati rappresentati da una moneta unica. Read the rest of this entry »

Comma ammazza-blog: un post a Rete unificata

Posted by admin On settembre - 28 - 2011ADD COMMENTS

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L’idea è nata su twitter, parlando con Claudia Vago (@TIGELLA) e Salvatore Mammone (@MAMMONSS): invitare i blogger, chi frequenta e “abita” la rete a condividere, postare su facebook e su twitter, diffondere lo stesso post come segnale di protesta contro il comma 29, cosiddetto ammazza-blog.

Il post che abbiamo scelto è di Bruno Saetta e spiega bene COSA NON VA IN QUESTA NORMAQUIraccogliamo tutte le adesioni, inserite l’url del vostro post.
Perché abbiamo scelto proprio questo post? Perché vogliamo sottolineare che la nostra non è ‘indignazione automatica’, come per esempio MASSIMO MANTELLINI ha sottolineato, ma una protesta informata. Sulla questione della scelta di definire quella norma ‘ammazzablog’ consigliamo la lettura di QUESTO ARTICOLO sempre di Bruno Saetta.
ECCO IL TESTO DA DIFFONDERE:

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?  Read the rest of this entry »

di Dino Pezzella

Sono giorni di grande attenzione al problema economico. L’Europa guarda con interesse all’Italia, giornali e media seguono la manovra, in facebook e rete si propongono soluzioni. Solo il Parlamento, forse, sembra curarsi meno della questione, lasciando ad una decina di parlamentari l’onere di sedere tra i banchi ventilati di Camera e Senato.

A seconda del punto di osservazione sulla manovra ci sono poi diversi modi di affrontare la questione. Lo scopo ad esempio di Ue (anche sei parlare di Ue risulterebbe una forzatura “mediatica” per l’assenza di una politca economica sovrannazionale, diventando invece l’acronimo per definire gli interessi di Germania e Francia) è quello di stimolare l’italia a reperire risorse da utilizzare nella stabilizzazione del debito, in prevalenza non per una necessità “europista” ma per il sospetto fondato che la gestione economica quanto meno “leggera” del governo italiano aumentando il debito pubblico, come ha fatto fino ad ora, in un momento di attacco speculativo e crisi economica comporti anche Germania e Francia il rischio di una crisi finanziaria irreversibile a seguito dello stretto rapporto debito italiano/economia tedesca. E’ una visione chiaramente interessata e miope che cura gli interessi nazionali di alcuni stati e non pone le basi per un’azione prospettica e strutturale di limitazione del debito europeo e degli interessi del debito, che bruciano periodicamente ogni sforzo dei governi nazionali di rientrare in un range di “normalità” dei passivi accumulati.

Guardando alla situazione dal punto di vista dei media invece si assiste ad una semplice cronaca degli eventi, lasciando poco spazio all’analisi culturale-sociologica-strutturale non della manovra in quanto tale, ma dei limiti strutturali dell’economia italiana, aggravati dalla crisi economica e da un “pilatesco” lasciar fare che ha reso l’Italia terreno fertile per la speculazione internazionale. Mancando l’analisi languono dunque le soluzioni, anzi si legittima il tentativo puerile, ma riuscito, della politica di governo di spostare l’attenzione ora sulle diatribe interne, ora sulle “caste” facendo centro del contendere quei punti della contesa che altrimenti sarebbero esterni e profondamente terziari, contando sul populismo dilangante e scarsamente analitico. Read the rest of this entry »

Meritocrazia ed etica della responsabilità

Posted by admin On agosto - 3 - 20111 COMMENT

di Mirella Giannini

dal blog Per la Sociologia (http://perlasociologia.blogspot.com/)

 

É mia convinzione che “la meritocrazia non esiste”, come notoriamente Goldthorpe ci ha dimostrato con dati empirici, richiamando l’allarme lanciato dallo stesso inventore del termine, Young, attraverso la sua analisi fantascientifica di una società meritocratica. Ma sono anche convinta (confortata dalla lettura di Goldthorpe, Schizzerotto, Abravanel, Salvati, Urbinati, De Monticelli) che “la meritocrazia può esistere se si accompagna all’etica della responsabilità”. Intendo quest’ultima come una “responsabilità” relativa alla “dimensione sociale” connessa all’espressione del “merito”. Non dico nulla di nuovo se ricordo che i differenziali sociali di capitale economico, culturale e relazionale rientrano nella valutazione di capacità e impegno, pur in un quadro di seria comparazione tra coloro che si presentano a concorrere per un posto di lavoro o per la carriera. Da qui parte il mio contributo al nutrito dibattito che è sul sito della Treccani, con diramazioni su riviste (come Rassegna Italiana di Sociologia o Accenti) e quotidiani (come il Corriere della Sera), e a quello che comincia a svilupparsi sul blog perlasociologia,un nome che sollecita insieme critica e costruttività. Read the rest of this entry »

Sulla crisi della sociologia e su Accenti

Posted by admin On luglio - 27 - 20116 COMMENTS

di Enrico Sacco

Le note che seguono intendono sollecitare un dibattito, tra i “giovani ricercatori”che si riconoscono nel progetto Accenti, in merito alla così tanto discussa crisi della sociologia italiana. Naturalmente auspichiamo che la discussione interna possa arricchirsi progressivamente, stimolando l’intervento di tutti coloro che vanno interrogandosi con spirito critico sui destini dell’inferma scienza.

Durante il 2011 abbiamo assistito all’intensificarsi del dibattito sullo stato di salute della sociologia italiana. Un dibattito nato grazie all’impegno di un piccolo gruppo di ricercatori e professori decisi a manifestare la loro profonda insoddisfazione. La sociologia italiana, affermano coloro che vanno costituendo un nuovo soggetto collettivo, attraversa una fase di grave declino. Essa è una disciplina sempre più dequalificata e subalterna. Sottolineano lo scarso peso politico in alcune sedi istituzionali, la scarsa influenza sulle decisioni del governo nazionale, la debolezza nei consessi scientifici internazionali. Ma il baricentro vero dell’interesse sembra ruotare soprattutto intorno a questioni interne, relative all’accesso all’accademia e ai successivi passaggi di carriera. Accesso e carriera, si afferma, sono gestiti attraverso lo strapotere di tre gruppi organizzati che si spartiscono le risorse accademiche. Sul sito della Treccani è stato aperto un forum dove si sono alternati commenti di studiosi più o meno affermati, lunghe arringhe tra esponenti di interessi eterogenei, timide incursioni di giovani ricercatori precari attratti dall’ennesima possibilità di riscatto. Oggi tale dibattito è stato convogliato sulla piattaforma di un nuovo blog – Per la sociologia – creato espressamente sia per sistematizzare attività e obiettivi degli insoddisfatti, sia per convogliare le energie liberate in un incontro pubblico previsto a Bologna nel mese di ottobre.
Il gruppo di “giovani” ricercatori che ruota intorno alla rivista Accenti continua a seguire con attenzione gli sviluppi e le metamorfosi della vicenda comunicativa. E non esclude la possibilità di prendere parte al primo incontro bolognese. Prima, però, crediamo sia indispensabile aprire un confronto pubblico su quelle che reputiamo essere le principali dimensioni della crisi disciplinare. Read the rest of this entry »

Il post è una nota pubblicata su Facebook da Arianna Ciccone (ValigiaBlu). Ai colleghi di ScienzeSociali, questo post è una opportunità per riprendere un vecchio dibattito intorno alle istituzioni totali e al sistema giuridico e penitenziario italiano.

Oltre 90 le vittime del duplice attentato. Anders Behring Breivik, 32 anni, confessa la carneficina sull’isola di Utoya.
A quanto pare il responsabile della strage di Oslo rischia il massimo della pena. Che in Norvegia non è l’ergastolo, perché lì non esiste, ma, per mia massima sorpresa, solo 21 anni. Dopo aver scontato i 21 anni, il giudice può decidere di applicare una norma che prevede ulteriori 5 anni.
L’atroce carneficina di Oslo mi ha fatto scoprire dunque che c’è un Paese dove il massimo della pena è 21 anni e non contempla l’ergastolo. Questo mi ha fatto pensare che quel Paese si affidi ad un sistema penitenziario che prevede il recupero e non solo la punizione. Così ho fatto un po’ di ricerche su Internet. E ho trovato alcuni articoli che mi hanno aperto una finestra su una civiltà che definirei dell’altro mondo. In un pezzo del 2006 di Cinzia Sasso per Repubblica si racconta del carcere di Batoey.
Oeyvind Alnaes, il direttore del carcere di Bastoey, per quindici anni ha lavorato nei penitenziari “normali”, quelli chiusi; poi ha chiesto e ottenuto di inventare Bastoey, un altro modo di espiare la pena.
Queste le sue parole a Cinzia Sasso: “La prigione non migliora la gente. Per questo abbiamo dovuto cercare altre strade. Se tratti male una persona, quello che la persona impara è a trattare male gli altri; se li vedi come pericolosi criminali continueranno ad essere pericolosi criminali; se rispetti, insegni a rispettare. Il massimo della pena, in Norvegia, è di 21 anni, perciò ogni detenuto, un giorno, tornerà ad essere il tuo vicino di casa. E se non gli insegni come comportarsi, allora sì che devi temere”. Read the rest of this entry »

I teppisti no global megafono della medesima propaganda dei terroristi rossi: esaltazione della violenza contro la proprietà privata e le forze dell’ordine

Alessandro Orsini * (la redazione di ScienzeSociali prende le distanze dai contenuti ma dando comunque la possibilità ai lettori di commentare quanto detto dall’autore)

Nella società italiana esistono forze rivoluzionarie di cui la stampa e i politici di professione si occupano soltanto in occasione degli scontri di piazza. Esistono ragazzi e ragazze che rifiutano la modernizzazione capitalistica in tutte le sue forme e che odiano profondamente tutto ciò che è rappresentato dalla società borghese. Il loro problema è l’organizzazione e la propaganda. Ignorati da tutti, hanno bisogno di far conoscere la loro esistenza per attirare proseliti. Per riuscire in questa impresa, utilizzano ciò che negli ambienti eversivi è detta «strategia della provocazione». Come scrive un black bloc: «La violenza che esercitiamo sui simboli del potere globale dà visibilità alle nostre sacrosante proteste. Ci interessa che il movimento contro la globalizzazione si rafforzi e si estenda; a questo scopo pensiamo di continuare a usare dove sia necessario le nostre forme di lotta».
I black bloc provocano la reazione delle forze dell’ordine nella speranza che i manifestanti pacifici passino dalla loro parte. La strategia della provocazione ha successo quando i governi picchiano duro e demonizzano tutti i contestatori.
Come i brigatisti rossi, i black bloc vogliono distruggere il capitalismo, la proprietà privata e abbattere la società borghese. Con i rivoluzionari delle Brigate rosse sembrano avere in comune anche il linguaggio. Qualche giorno fa, ho incontrato un brigatista irriducibile tornato recentemente in libertà dopo trent’anni di carcere. Quest’uomo, dotato di un’intelligenza acuta, rivendica tutto ciò che ha fatto, spera nel ritorno di una nuova stagione di conflitti e scrive: «Il mercato è una giungla nella quale devi sbranare per non essere sbranato. Sono i rapporti sociali imposti dal Capitale che, nella sua folle circolazione, si autoalimenta con l’unico scopo del massimo profitto senza alcuna considerazione delle devastazioni umane e ambientali. Il segno di queste relazioni primarie, nevrotiche e violente, contagia tutti i compor Read the rest of this entry »

di Vittorio Martone

In aprile 2011 ha fatto la sua comparsa un’ultima testimonianza letteraria sui rifiuti campani. Questa volta a scrivere è Marco Nonno, Consigliere Comunale PDL (ex MSI, ex AN), imputato per guerriglia per gli scontri di Pianura e rieletto nella recente tornata con 3.604 preferenze (sic). Il suo scritto dal titolo inequivocabile – Pianura 2008. I giorni della monnezza, racconto “controcorrente” di una protesta popolare – va ad aggiungersi al fiume di parole che fanno dell’emergenza rifiuti campana senza dubbio uno dei disastri ambientali e sanitari più mediatizzati d’Europa.

L’eccezionale ribalta mediatica ha il suo picco tra il 2007 e il 2008, coincidente con un periodo di aggravamento della crisi durante la quale i servizi di raccolta e pulizia delle strade si sono arrestati (per saturazione delle discariche, astensioni da parte degli addetti alla raccolta, disfunzionamento degli impianti di trattamento ecc.), con l’aumento della mole di rifiuti, il connesso rischio sanitario e il conseguente malcontento dei cittadini. Ad acuire la notiziabilità della crisi sono proprio le rivolte urbane nel quartiere di Pianura, periferia nord-ovest dell’area metropolitana di Napoli, con a capo il Consigliere Nonno, dove i cittadini si oppongono strenuamente alla riapertura di una megadiscarica con blocchi stradali, incendi di cassonetti e scontri con la Polizia. Read the rest of this entry »

Il posto colorato della nostra omosessualità

Posted by admin On maggio - 18 - 2011ADD COMMENTS

di Livio Santoro

Quando la società disciplinare, che tuttora continua a conservarsi, prese a strutturarsi attorno ad un nucleo di enunciati d’ordine discorsivo e di pratiche d’azione del potere, essa definì tre grandi categorie di individui dallo statuto problematico. Ci troviamo nel Diciannovesimo secolo e parliamo, naturalmente, con l’analisi che ha offerto Michel Foucault descrivendo le figure del mostro umano, dell’individuo da correggere e dell’onanista[1]. Il profilo di questi tre caratteri, dipinto dalla mano ferma e minuziosa del potere, era essenzialmente ritratto sulla base di due speculari elementi discriminanti: l’anormalità e la pericolosità sociale. L’uno in grado di rafforzare l’altro. Mettendo questa storia brutalmente potremmo ragionare nei termini che seguono: 1) la società disciplinare, in ragione anche di un mutato sistema economico, assiste alla definizione di un nuovo ordine di sovranità; 2) questo ordine di sovranità necessita di una sorta di teoria sociale in base alla quale governare degli spazi nuovi che si vanno a poco a poco creando: le città. Un ordine in grado di inquadrare i soggetti in una sorta di equiparabilità e versatilità statistica; 3) questa sovranità, allora, prende a aggregarsi attorno a un particolare nucleo spaziale: la famiglia. Prende inoltre a definire i connotati normali nel ritratto che ogni soggetto deve esporre di sé; 4) la famiglia, colmando il vuoto di sovranità lasciato dalla dissoluzione del sistema mo Read the rest of this entry »