Je suis simone (la condition ouvrière)
L’esperienza di lavoro in fabbrica di Simone Weil, dal 4 dicembre 1934 all’agosto 1935.
Girato a Parigi presso l’Ile Seguin (periferia sud di Parigi), Rue Lecourbe, Port Saint Cloud, Ville de Saint Cloud; un film di Fabrizio Ferraro con Claudia Landi, Giovanna Giuliani, Natacha Eychenne Emmanuel Rovillier, Kamal Boukarras, Ilaria Tramacere, Marco Teti, Antonio Sinisi, Yvonne Leclerc, Martin Barriè, Léon Mouquet, Eugénie Forestier. Testo tratto da « La Condition Ouvrière » di Simone Weil, oggetti e costumi Stefano Gaeta, Fiammetta Mandich; suono Klothé, Morgan Bennett. Produzione Ferraro / Sinisi.
Note brevi (JE SUIS SIMONE) di Fabrizio Ferraro
Un film che parte dal ventesimo secolo e prosegue nel ventunesimo secolo, respira la schiavitù, quella vecchia e quella nuova. La schiavitù che resta ancora l’unica forma di relazione di quello che viene nominato sistema di sviluppo. L’Ile Seguin (luogo dove è stato girato il film, nella periferia sud di Parigi), l’isola dove si trovava il centro produttivo della Renault, dopo anni e anni di dibattiti su quale trasformazione dovesse subire, diventa ora l’isola dell’arte e della scienza con annesso un complesso di costruzioni per un quartiere residenziale, per nuove famiglie del nuovo ciclo produttivo. Accade, come in tutte le nostrecittà occidentali, che nei rivolgimenti della produzione capitalistica le città si ripuliscano delle fabbriche per spostarle in altri emicicli. Quel luogo, catapultato nella nuova dimensione immateriale, un luogo carico di sofferenza, di lotte e contrasti, è protagonista di un mutamento e la geografia urbana cambia. Ora però nascono quartieri residenziali della scienza e dell’arte, con famiglie che i manifesti promozionali mostrano come perfette, ideali. Ma nonostante questo nuovo abito patinato, nonostante il cemento che cerca di seppellire la sofferenza e il sangue di chi ha abitato quei luoghi, il dolore continua a incombere a margine della città di oggi. Infatti, come davanti ai cancelli di Auschwitz, “il lavoro rendeva liberi”, anche per gli operai della Renault non c’era altra scelta se non morire di lavoro.
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marzo 20th, 2010 at 19:07
Noi apparteniamo ad una generazione che vive molto bene senza questa finzione.IL LAVORO ha trionfato proprio quando è divenuto impossibile costituirsi come forza vitale……il mondo del lavoro frana ,il diritto del lavoro liquidato,il diritto al lavoro è scomparso.Lavorare non risponde all’esigenza economica di produrre merci,in quanto oggi l’occupazione dominante è PRODURRE SE STESSI-corsi di autostima,forni abbronzanti,centri benessere,yoga,meditazione…recitazione-Come farò a diventare bello?”imperfezioni fisiche moltovisibili,anche se non intaccano per nulla la capacità lavorativa indeboliscono socialmente le persone trasformandole in invalidi involontari del lavoro”
“nell’assunzione del personale addetto alle vendite un dirigente dice di attribuire importanza all’aspetto gradevole,dove per gradevole intende UNA CARNAGGIONE MORALMENTE ROSA la combinazione di questi due concetti rende trasparente la vita quotidiana,fatta di vetrine,giornali illustrati,abiti,gesti,linguaggio che si uniformano nella produzione di un nuovo tipo di impiegato. S KRAkAUER