L’idea eterna

domenica, aprile 18th, 2010

Slavoj_Zizek_okdi Antonello Plati

Alcuni giorni fa il filosofo sloveno Slavoj Zizek, intervistato da il manifesto, esprimeva il suo parere su quella che lui ama definire la post-democrazia italiana. Partendo da un’attenta analisi della crisi del capitalismo, che ormai preoccupa l’intero occidente con conseguenze nefaste sull’economia globale, Zizek poneva l’accento sul dilagante populismo europeo che vedrebbe, almeno secondo il filosofo, in Berlusconi uno dei maggiori (e migliori) interpreti.
Più in generale, è l’intero scenario europeo a presentarsi inquietante, in considerazione del dilagante autoritarismo di stampo populista che sembra affermarsi quale “forma politica” (almeno sotto l’aspetto ideologico è la forma proposta da molti leaders o aspiranti tali). Tale scenario sembra essere la naturale conseguenza delle logiche neoliberiste. Come nota Benedetto Vecchi (autore dell’intervista), «per Zizek, il neoliberismo è stata una vera e propria controrivoluzione che ha cancellato la costituzione materiale e formale uscita dalla seconda guerra mondiale dove il capitalismo era sinonimo di democrazia rappresentativa». L’attuale crisi economica segna però la fine di questa controrivoluzione, e Zizek – in sintonia con il filosofo francese Alain Badiou – auspica nuovi spazi per una politica radicale, definita da entrambi gli studiosi «ipotesi comunista».
Quest’ultima però non trova alcun riscontro politico nella scena Europea, dove la destra populista (e spesso xenofoba) aumenta i propri consensi anche nelle storiche roccaforti della socialdemocrazia.

Il populismo è secondo Zizek una “malattia del politico”. Ancora una volta il capitalismo è chiamato in causa: «fino a una manciata di anni fa veniva affermato che il capitalismo era sinonimo di democrazia nella sua forma liberale, fondata sulla tolleranza, il multiculturalismo e il politically correct». Oggi, invece, molti leaders politici invocano mobilitazioni di popolo unicamente per combattere i propri nemici, che poi sono i nemici dello stile di vita moderno.
Se per Ernesto Laclau – filosofo argentino – esistono due forme di populismo, una di destra l’altra di sinistra, Zizek è categorico: il populismo è solo di destra. «Il populismo è sempre di destra. Inoltre il popolo è, come la natura, un’invenzione. Laclau ritiene che per farlo diventare realtà occorre immaginare un universale che racchiuda e superi le differenze al suo interno. Da qui la necessità di individuare un nemico che impedisce la costituzione del popolo. Non è un caso quindi che la forma compiuta del populismo sia l’antisemitismo, perché indica un nemico che vive tra noi. Lo stesso fanno i populisti contemporanei quando indicano nei migranti la quinta colonna tra noi».
Il populismo indirizzerebbe quindi il conflitto verso i «nemici di comodo» occultando il regime di sfruttamento capitalista e andando ad occupare spazi una volta gestiti dalla sinistra.
Zizek muovendo dal pensiero di Walter Benjamin ricorda come il fascismo emerga laddove una rivoluzione viene sconfitta; e allo stesso modo il populismo contemporaneo è affiorato quando l’ipotesi comunista è stata cancellata dalla discussione pubblica.
Sono diversi e forti i punti di contatto tra l’ideologia liberale e il populismo. «Entrambi sono pensieri politici che ritengono lo stile di vita capitalistico occidentale come l’unico mondo possibile. I liberali, in nome della superiorità della democrazia, i populisti in nome dell’unico stile di vita che il popolo si dà».
Diverse però anche le differenze. «I liberali sono per imporre, anche con le armi, la democrazia e la tolleranza a chi democratico e tollerante non è; i populisti vogliono invece annichilire con forme soft di pulizia etnica le diversità culturali, sociali, di stile di vita. Può prevalere la democrazia liberale o il populismo a seconda delle specificità locale del capitalismo. Il populismo è quindi una delle forme politiche del capitalismo globale, ma non è l’unica».
Un cenno, poi, al nostro Presidente del Consiglio, «spesso giudicato come un guitto o un personaggio da operetta» invece, considerato dal filosofo sloveno «un leader politico da studiare con attenzione, perché cerca di coniugare democrazia liberale e populismo».
Infatti, come sottolinea Benedetto Vecchi, Silvio Berlusconi con la sua forma politica punta a modificare l’equilibrio dei poteri – legislativo, esecutivo, giudiziario – a vantaggio dell’esecutivo, in maniera tale che l’esecutivo sussuma sia il potere legislativo sia quello giudiziario, ma senza cancellare i diritti civili e politici. La sua forma politica è una miscela ingegnosa tra democrazia e populismo, sebbene la sua idea di democrazia sia una democrazia post-costituzionale. Ovvero una democrazia che fa carta straccia della antica divisione e equilibrio tra potere esecutivo, legislativo e giuridico.
Tutto ciò – rincara Zizek – in Europa è chiamato post-democrazia. Silvio Berlusconi, nell’intenzione di superare la democrazia rappresentativa propria del capitalismo, si dimostra un leader politico con una visione lungimirante della posta in gioco nel capitalismo. «Questo vuol dire che è più pericoloso di altri esponenti della destra europea o statunitense. Non ci troviamo quindi di fronte a un personaggio da operetta, che va a donne e promulga leggi ad personam. C’è anche questo. La tragedia presenta sempre momenti da operetta. C’è però tragedia quando si manifestano conflitti radicali, dove non c’è possibilità né di mediazione né di salvezza».
Sotto aspetti globali, la crisi economica ha richiesto un intervento dello stato per salvare dalla bancarotta imprese, banche e società finanziarie. Ciò ha significato infrangere il tabù dell’intervento regolativo dello stato. «Questo potrebbe rafforzare i socialisti, cioè coloro che puntano a una redistribuzione del reddito e del potere. Non è la politica che io amo, ma apre spazi a proposte più radicali. In altri termini, ritorna forte l’idea comunista di trasformare la realtà. Ciò che propongo non è un mero esercizio di ottimismo della ragione, bensì la consapevolezza che ci sono forze e rapporti sociali che possono essere liberati dalla camicia di forza del capitalismo».
Su posizioni diverse da Zizek troviamo Toni Negri e Michael Hardt, i quali pensano che accentuando le caratteristiche del capitalismo postmoderno si creino le condizioni per il governo del comune, cioè del comunismo grazie a quelle che Zizek definisce «le virtù prometeiche della moltitudine». Occorrerebbe, invece, seguendo Zizek, (ri-) organizzare le forze sociali oppresse per un’azione praticabile nel presente e nell’immediato futuro.

Zizek afferma che il comunismo è un’idea eterna, ma non crede che, allo stesso modo di Hardt e Negri, «con lo sviluppo capitalista le forze produttive entrino, prima o poi, in rotta di collisione con i rapporti sociali di produzione». L’azione politica è imprescindibile: è necessaria una forte immaginazione politica per ricomporre e unire i diversi strati della forza-lavoro. L’idea comunista è eterna in quanto la tensione a superare le condizioni di illibertà e sfruttamento è una costante della storia umana. «Per questo, il comunismo torna sempre, anche quando tutto faceva prevedere che fosse rimasto definitivamente sepolto sotto le macerie del socialismo reale».

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