Attrazione emotiva dello storicismo
da “Miseria dello storicismo”, K. Popper, 1957
“Lo storicismo è una teoria antichissima. Nelle sue forme antiche, come nelle dottrine dei cicli vitali di città e di razze, è in realtà antecedente al primitivo punto di vista teleologico secondo il quale vi sono scopi reconditi sotto ai decreti apparentemente ciechi del fato. Sebbene questa divinazione degli scopi reconditi sia ben lontana dal modo di pensare scientifico, ha lasciato tracce inconfondibili anche nella teorie storicistiche più moderne: infatti ogni versione dello storicismo esprime la sensazione di essere trascinata nel futuro da forze irresistibili.
Gli storicisti moderni tuttavia ignorano, a quanto pare, l’antichità della loro dottrina. Essi credono – e che altro potrebbe lasciar credere la loro deificazione del modernismo? – che il loro tipo di storicismo sia l’ultima conquista e la più audace della mente umana, una conquista così strabiliantemente nuova, che solo poche persone sono capaci di afferrarla. Essi credono infatti di essere stati i primi a scoprire il problema del cambiamento – uno dei problemi più antichi della fisica speculativa. Contrapponendo il loro pensare “dinamico” al pensare “statico” di tutte le generazioni precedenti, essi credono che il loro progresso sia stato reso possibile dal fatto che viviamo in una rivoluzione; questa rivoluzione avrebbe talmente accelerato i tempi del nostro sviluppo che si potrebbe fare l’esperienza del cambiamento direttamente in una sola vita. Questa storia è naturalmente pura mitologia. Rivoluzioni importanti si sono verificate anche prima dei giorni nostri, e dai tempi di Eraclito il cambiamento è stato scoperto e riscoperto infinite volte. Presentare un’idea talmente venerabile come fosse audace e rivoluzionaria svela, secondo me, un conservatorismo inconscio. Noi che contempliamo questo grande entusiasmo per il mutamento possiamo infatti dubitare che si tratti di un atteggiamento ambivalente, e che ci sia – in realtà – una resistenza interiore, ugualmente grande, da vincere. Questo spiegherebbe il fervore religioso con cui questa antica e traballante filosofia viene propagandata come l’ultimissima e la più importante rivelazione scientifica. Non potrebbe darsi, dopo tutto, che gli stessi storicisti siano riluttanti al mutamento? Nn è forse la paura del mutamento che li rende assolutamente incapaci di opporsi razionalmente alle critiche e che induce altri ad accogliere il loro insegnamento? Si direbbe quasi che lo storicista cerchi di consolarsi per la perdita di un mondo che non cambia attaccandosi a quest’idea: che il mutamento può essere previsto perché governato da una legge che non cambia.”






