Sulla manovra

venerdì, giugno 18th, 2010

di Paola De Vivo

Il motivo da cui origina e la natura dei tagli inseriti della manovra correttiva, che il centro-destra si appresta a varare, hanno messo a nudo due verità rese sinora invisibili dalla sua forza comunicativa e dal suo potere mediatico. La prima è l’inconsistenza della politica economica del governo, che in questi due anni non soltanto ha nascosto la gravità del debito pubblico ma ha glissato continuamente – sino talvolta a negarle – sulle concrete difficoltà sperimentate nelle condizioni di vita da consistenti fasce sociali. Non fosse stato che per la stretta imposta dall’Unione Europea, che ci ha costretto a guardare in faccia la realtà, sembrava che tutto andasse bene. La seconda è la debolezza di una visione strategica su come affrontare i nodi della crescita e rilanciare lo sviluppo. Sino a pochi giorni fa, la crisi finanziaria mondiale impensieriva solo marginalmente il Premier e i suoi Ministri. In fondo l’Italia aveva tenuto ai suoi contraccolpi rispetto ad altri Paesi, nonostante la sua crescita economica risultasse molta stentata. Già durante la crisi mondiale, tuttavia, i provvedimenti assunti sembravano modesti e ciò ha finito per aggravare la situazione, come è attualmente dimostrato dalla necessità di varare una manovra finanziaria così restrittiva. Si tratta di un aggiustamento finanziario incentrato fondamentalmente sui tagli alla spesa e senza alcuna misura capace di incentivare la crescita economica. Ciò che più colpisce, comunque, sono le contraddizioni insiste in questa manovra. Si può tenere insieme il federalismo fiscale ed i tagli imposti alle regioni? Si può realizzare – l’ennesimo – condono edilizio e contemporaneamente cercare di incidere sull’evasione fiscale? E ancora, il blocco del rinnovo contrattuale dei dipendenti pubblici non è iniquo se paragonato ai redditi ricavati da altre categorie professionali (e alle forme di evasione che alcune di esse praticano)? I dubbi avanzati, in verità, aumentano se si riflette sull’impatto che avrà la manovra sulle regioni meridionali. I tagli alla spesa sostenuta dagli enti locali, in particolare quelli previsti per le Regioni, rafforzano le perplessità ed i timori circa la capacità di attuare un federalismo che contenga al suo interno, e in prospettiva, un meccanismo perequativo. Più diminuiscono i fondi, più la competizione per trattenere le entrate proprie e quelle statali tra le Regioni sarà accesa. E, ancora, è facile ipotizzare che la riduzione dei trasferimenti statali implicherà un aumento delle tasse regionali, con un conseguente aumento nei costi dei servizi. Quali gruppi sociali avvantaggia poi il condono edilizio – forse quelli più furbi e irrispettosi delle regole – in una realtà come quella meridionale, piena di scempi paesaggistici e ambientali, e quale segnale perverso di impunità si lancia sul piano culturale sono aspetti da non sottovalutare. Quanto all’evasione fiscale e contributiva, nel Mezzogiorno senza una seria politica di contrasto al sommerso, l’incisività delle misure adottare sarà sicuramente inferiore alle attese. Infine, il capitale e le imprese private latitano nel Sud. Il congelamento degli stipendi pubblici su cui si forma la maggior parte del reddito delle famiglie meridionali non farà altro che inibire ulteriormente i consumi, con effetti negativi sulla crescita delle stesse regioni meridionali (e non soltanto di queste).
*****
Tra crisi finanziaria e ristrutturazioni organizzative la classe operaia sta pagando un conto molto salato. I casi della Fiat di Pomigliano d’Arco, di Termini Imerese, della Ilmas di Casalnuovo, stanno riaccendendo i riflettori sulle condizioni del lavoro nel manifatturiero e sugli attacchi a diritti che sono già stati acquisiti. Secondo me, la Fiom fa bene ad insistere: non è corretto scambiare la garanzia del posto di lavoro con un restringimento delle tutele e dei diritti del lavoro. La responsabilità deve essere collettiva: non ci può essere un’imposizione unilaterale delle scelte aziendali. Almeno il diritto allo sciopero va salvaguardato. Mi sembra che siamo tornati indietro di secoli.

Share on Facebook

Lascia un commento

Creative Commons License
I lavori pubblicati in questo blog sono sotto Licenza Creative Commons.