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Per noi è mitologia, ma per gli antichi greci, il Re dell’Olimpo era l’equivalente di un libertino come Casanova profilico che riempì cielo e terra di figli, insidiando ninfe, dee e donne. Amava la pioggia dorata con cui cadde su Danae e con lei generò Perseo. A quei tempi sesso e religione andavano d’accordo, prima che il Cristianesimo tracciasse rigidi divieti tra il sesso lecito e quello illecito. Il primo conforme alla morale etero e coniugale, il secondo condannabile come peccaminoso (condannato soprattutto il sesso anale, visto come opera del diavolo, e quello orale, come vizio libertino). Ma se vediamo, ad esempio, gli affreschi di Pompei vediamo come l’archeologia dell’erotismo sia rimasta viva, nonostante i divieti della Chiesa.

Durante i primi secoli in cui il Cristianesimo usciva dalle catacombe, il sesso non conosceva ancora il senso cristiano del peccato, erano tempi in cui era normale un’orgia con vino e piacere perverso. Solo nel Medioevo, l’orgia divenne sabba, invenzione del demonio. Poi con la caduta dell’Impero Romano, oltre al conseguire delle invasioni barbariche, fu anche la diffusione legale del Cristianesimo e da quel momento, l’erotismo perse il suo valore sacro, per divenire diabolico. L’eros divenne sinonimo di lussuria, e poi a partire dall’industrializzazione divenne merce, oggetto da comprare. Etèra, meretrix, cortigiana, fille galante, mantenuta, lucciola, bella di giorno, puttana… e l’elenco potrebbe continuare, fino alle escort e alle sex workers di oggi. È quello che chiamiamo “il più antico mestiere del mondo”. In antropologia o biologia, si è portati a credere che la prostituzione abbia, in un certo senso, basi biologiche, poiché fra gli scimpanzé pigmei dell’Africa Centrale, le femmine si concedono ai maschi in cambio di frutti e altre leccornie. Perché lo fanno? Dovendo sostenere per anni il mantenimento di cuccioli, la natura impone loro di selezionare maschi che “pagano”, cioè aiutano a mantenere i piccoli. E i doni finiscono per essere desiderati da queste scimmie anche in assenza di piccoli da mantenere.

La prostituzione umana ha però radici diverse. Ai tempi dell’uomo preistorico la coppia era probabilmente a termine, in cui ai 6-7 anni di età, i figli passavano sotto il controllo della tribù e, secondo gli antropologi, nel sesso anche la donna era considerata una “cacciatrice”. Poi con lo sviluppo dell’agricoltura e il passaggio dalla vita nomade a quella stanziale, nacquero, con la coppia stabile, la divisione fra sessualità maschile e femminile e, una divaricazione nel destino sociale delle donne, per difendere e tramandare la proprietà privata ai propri figli maschi, la paternità doveva essere certa. Quindi diventava necessario imbrigliare la sessualità della “moglie”, limitandone le relazioni sociali al di fuori della famiglia. È a quel punto che nacquero le prime forme di prostituzione femminile, che da una parte non mettevano a repentaglio la famiglia e dall’altra permettevano la sopravvivenza di molte donne sole. Vi fu poi la società ateniese, in cui la vita sessuale maschile era a due facce: una privata, quindi orientata verso le donne, di cui però si pensava non valesse la pena di parlare; l’altra pubblica, orientata verso i ragazzi. La disparità dei prezzi fa capire che vi erano diversi mercati sessuali per clientele diverse e con funzioni sociali diverse

Al livello più basso vi erano le pornai dei bordelli pubblici, schiave appartenenti a un custode, il pornoboskos, che era tenuto a pagare una tassa sulla rendita delle sue dipendenti a un funzionario statale che si fregiava del titolo di pornotelones. Appena un gradino più in alto vi erano le prostitute da strada, ovvero donne libere ma povere, oppure schiave. Le danzatrici e le suonatrici che provvedevano a procurare l’indispensabile intrattenimento durante i banchetti erano un po’ più care. Vi erano poi le etère, collocate sul gradino più alto della scala, in cui alcune offrivano i loro favori a chiunque, altre a clienti fissi che però tenevano nascosti uno all’altro. Anche i filosofi frequentavano le etère; molte entravano nella scuola di Epicuro, anche come studentesse, e lo stesso Socrate si intrattenne varie volte con Aspasia.


Banchetto con etère nell’antica Grecia: gli amanti erano ostentati, le amanti nascoste.

Nell’Antica Roma, di cui se ne rapresenta la figura raffinata di“meretrix”, mentre il popolo frequentava le prostitute dei lupanari, le lupae. Nei bordelli (postribula) si incontravano schiavi, artigiani, soldati e marinai. L’élite, che aveva schiave in abbondanza per i propri piaceri, disprezzava quei posti. Luoghi di prostituzione erano taverne, bagni, terme, osterie con alloggio situate lungo le grandi vie romane, e sotto gli archi (fornices, da cui deriva il nostro verbo ‘fornicare’) dei principali edifici pubblici cittadini. Accanto alla prostituzione femminile era infatti diffusa anche quella infantile, finché non fu proibita da un editto di Domiziano: «Nessuno ti impedisce di andare dai prosseneti (mezzani), a patto che tu non tocchi una donna sposata, una vedova, una vergine, una giovane o dei fanciulli di nascita libera, ama chi vuoi!». Se andiamo un po’ più in là con gli anni, l’atteggiamento della società verso le prostitute mutò, quando in Europa si diffuse la sifilide, considerata un castigo divino, e prese avvio il vasto movimento di moralizzazione promosso da Riforma e Controriforma. I postriboli vennero chiusi, le prostitute sottoposte a pesanti imposizioni fiscali e si tentò di relegarle in quartieri-ghetto. Tolleranza e repressione si alternarono nel corso dei secoli. Fino a Napoleone, fondatore della moderna regolamentazione delle case di tolleranza. Sempre nell’ 800 prese nacque la casa d’appuntamenti, dove l’incontro fra cliente e prostituta si accompagnava a una parvenza di seduzione. Ci sono le date del 1904 con il primo accordo internazionale contro lo sfruttamento della prostituzione, e il 1910 con la convenzione per la repressione della cosiddetta “tratta della bianche”.

Molte sono le date particolarmente importanti su cui poter fare affidamento:

1859: Cavour approvò un decreto che autorizzava l’apertura di case controllate dallo Stato per l’esercizio della prostituzione in Lombardia;
1860: il decreto diventò legge con l’emanazione del “Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione”. Nacquero le “case di tolleranza” (perché tollerate dallo Stato) di tre categorie: prima, seconda e terza. Furono fissate le tariffe (da 5 lire per le case di lusso a 2 lire per quelle popolari), la necessità di una licenza per aprire una casa, le tasse da pagare e istituiti controlli medici sulle prostitute per contenere le malattie veneree;
1888: secondo la legge Crispi, all’interno delle case di tolleranza era vietato vendere cibo e bevande, fare feste, balli e canti. Non si potevano aprire case di tolleranza in prossimità di luoghi di culto, asili e scuole. Le persiane dovevano restare chiuse (da qui ne deriva il nome “case chiuse”);
1891: furono ridotte le tariffe in modo da limitare la prostituzione libera, che non era soggetta a controllo sanitario;
1958: fu approvata la legge Merlin, che chiuse le case di tolleranza, e fu introdotto il reato di sfruttamento della prostituzione o lenocinio (favoreggiamento allo sfruttamento).


Il 29 gennaio 1958 venne approvata alla Camera, la legge Merlin, presentata da Lina Merlin, che stabiliva la chiusura delle case di tolleranza in Italia. La legge entrò in vigore nel marzo del 1958 e impose che alla mezzanotte del 20 settembre venissero chiuse oltre 560 case di tolleranza distribuite su tutto il territorio nazionale. Essa abolì la regolamentazione della prostituzione, chiudendo le case di tolleranza e introducendo i reati di sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione. La prostituzione in sé, volontaria e compiuta da donne e uomini maggiorenni e non sfruttati, restò però legale, in quanto considerata parte delle scelte individuali garantite dalla Costituzione, come parte della libertà personale inviolabile (articolo 13).

Raffiguro la legge Merlin nella sua totalità:

Legge Merlin, 20 febbraio 1958, n. 75

“Abolizione della regolamentazione della prostituzione e lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui”.

Capo I – Chiusura delle case di prostituzione

Art.1

E’ vietato l’esercizio di case di prostituzione nel territorio dello Stato e nei territori sottoposti all’amministrazione di autorità italiane.

Art.2

Le case, i quartieri e qualsiasi altro luogo chiuso, dove si esercita la prostituzione, dichiarati locali di meretricio ai sensi dell’art. 190 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, numero 773, e delle successive modificazioni, dovranno essere chiusi entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge.

Art.3

Le disposizioni contenute negli artt. 531 a 536 del Codice Penale sono sostituite dalle seguenti: “E’ punito con la reclusione da due a sei anni e con la multa da Euro 260,00 a Euro 10.400,00, salvo in ogni caso l’applicazione dell’art. 240 del Codice penale:
1) chiunque, trascorso il termine indicato nell’art. 2, abbia la proprietà o l’esercizio, sotto qualsiasi denominazione, di una casa di prostituzione, o comunque la controlli, o diriga, o amministri, ovvero partecipi alla proprietà, esercizio, direzione o amministrazione di essa;
2) chiunque avendo la proprietà o l’amministrazione di una casa od altro locale, li conceda in locazione a scopo di esercizio di una casa di prostituzione;
3) chiunque, essendo proprietario, gerente o preposto a un albergo, casa mobiliata, pensione, spaccio di bevande, circolo, locale da ballo, o luogo di spettacolo, o loro annessi e dipendenze o qualunque locale aperto al pubblico od utilizzato dal pubblico, vi tollera abitualmente la presenza di una o più persone che, all’interno del locale stesso, si danno alla prostituzione;
4) chiunque recluti una persona al fine di farle esercitare la prostituzione, o ne agevoli a tal fine la prostituzione;
5) chiunque induca alla prostituzione una donna di età maggiore, o compia atti di lenocinio, sia personalmente in luoghi pubblici o aperti al pubblico, sia a mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità;
6) chiunque induca una persona a recarsi nel territorio di un altro Stato o comunque luogo diverso da quello della sua abituale residenza, la fine di esercitarvi la prostituzione ovvero si intrometta per agevolarne la partenza;
7) chiunque esplichi un’attività in associazioni ed organizzazioni nazionali ed estere dedite al reclutamento di persone da destinare alla prostituzione od allo sfruttamento della prostituzione, ovvero in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo agevoli o favorisca l’azione o gli scopi delle predette associazioni od organizzazioni;
8) chiunque in qualsiasi modo favorisca o sfrutti la prostituzione altrui.
In tutti i casi previsti nel n. 3) del presente articolo alle pene in essi comminate, sarà aggiunta la perdita della licenza d’esercizio e potrà anche essere ordinata la chiusura definitiva dell’esercizio.
I delitti previsti dai numeri 4) e 5), se commessi da un cittadino in territorio estero, sono punibili in quanto le convenzioni internazionali lo prevedano.

Art.4

La pena è raddoppiata:
1) se il fatto è commesso con violenza minaccia, inganno;
2) se il fatto è commesso ai danni [di persona minore degli anni 21 o]* di persona in stato di infermità o minoranza psichica, naturale o provocata;
3) se il colpevole è un ascendente, un affine in linea retta ascendente, il marito, il fratello, o la sorella, il padre o la madre adottivi, il tutore;
4) se al colpevole la persona è stata affidata per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza, di custodia;
5) se il fatto è commesso ai danni di persone aventi rapporti di servizio domestico o d’impiego;
6) se il fatto è commesso da pubblici ufficiali nell’esercizio delle loro funzioni;
7) se il fatto è commesso ai danni di più persone;
7 bis) se il fatto è commesso ai danni di una persona tossicodipendente.
(* Parole soppresse dall’articolo 18 della legge 3 agosto 1998, n. 269).

Art.5

Sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria da Euro 16,00 a 93,00 le persone dell’uno e dell’altro sesso:
1) che in luogo pubblico od aperto al pubblico, invitano al libertinaggio in modo scandaloso o molesto;
2) che seguono per via le persone, invitandole con atti e parole al libertinaggio.
Le persone colte in contravvenzione alle disposizioni di cui ai nn. 1) e 2), qualora siano in possesso di regolari documenti di identificazione, non possono essere accompagnate all’Ufficio di pubblica sicurezza.
Le persone accompagnate all’Ufficio di pubblica sicurezza per infrazioni alle disposizioni della presente legge non possono essere sottoposte a visita sanitaria.
(Modificato dall’articolo 82 Decreto Legislativo 30 dicembre 1999, n. 205).

Art.6

I colpevoli di uno dei delitti previsti dagli articoli precedenti, siano essi consumati o soltanto tentati, per un periodo variante da un minimo di due anni ad un massimo di venti, a partire dal giorno in cui avranno espiato la pena, subiranno altresì l’interdizione dai pubblici uffici, prevista dall’art. 28 del Codice penale e dall’esercizio della tutela e della curatela.

Art.7

Le autorità di pubblica sicurezza, le autorità sanitarie e qualsiasi altra autorità amministrativa non possono procedere ad alcuna forma diretta od indiretta di registrazione, neanche mediante rilascio di tessere sanitarie, di donne che esercitano o siano sospettate di esercitare la prostituzione, né obbligarle a presentarsi periodicamente ai loro uffici.
E’ del pari vietato di munire dette donne di documenti speciali.

Capo II – Dei patronati ed istituti di rieducazione

Art.8

Il Ministro per l’interno provvederà, promuovendo la fondazione di speciali istituti di patronato, nonché assistendo e sussidiando quelli esistenti, che efficacemente corrispondano ai fini della presente legge, alla tutela, all’assistenza ed alla rieducazione delle donne uscenti, per effetto della presente legge, dalle case di prostituzione.
Negli istituti di patronato, come sopra previsti, potranno trovare ricovero ed assistenza, oltre alle donne uscite dalle case di prostituzione abolite nella presente legge, anche quelle altre che, pure avviate già alla prostituzione, intendano di ritornare ad onestà di vita.

Art.9

Con determinazione del Ministro per l’interno sarà provveduto all’assegnazione dei mezzi necessari per l’esercizio dell’attività degli istituti di cui nell’articolo precedente, da prelevarsi dal fondo stanziato nel bilancio dello Stato a norma della presente legge.
Alla fine di ogni anno e non oltre il 15 gennaio successivo gli istituti di patronato fondati a norma della presente legge, come gli altri istituti previsti dal precedente articolo e che godano della sovvenzione dello Stato, dovranno trasmettere un rendiconto esatto della loro attività omettendo il nome delle persone da essi accolte.
Tali istituti sono sottoposti a vigilanza e a controllo dello Stato.

Art.10

Le persone minori di anni 18 che abitualmente o totalmente traggono i loro mezzi di sussistenza dalla prostituzione saranno rimpatriate e riconsegnate alle loro famiglie, previo accertamento che queste siano disposte ad accoglierle.
Se però esse non hanno congiunti disposti ad accoglierle e che offrano sicura garanzia di moralità saranno per ordine del presidente del tribunale affidate agli istituti di patronato di cui nel precedente articolo.
A questo potrà addivenirsi anche per loro libera elezione.

Art.11

All’onere derivante al bilancio dello Stato verrà fatto fronte, per un importo di 52.000,00 Euro, con le maggiori entrate previste dalla legge 9 aprile 1953, n. 248.

Capo III – Disposizioni finali e transitorie

Art.12

E’ costituito un Corpo speciale femminile che gradualmente ed entro i limiti consentiti sostituirà la polizia nelle funzioni inerenti ai servizi del buon costume e della prevenzione della delinquenza minorile e della prostituzione.
Con decreto Presidenziale, su proposta del Ministro per l’interno, ne saranno determinati l’organizzazione ed il funzionamento.

Art.13

Per effetto della chiusura delle case di prostituzione presentemente autorizzata entro il termine previsto dall’art. 2, si intendono risolti di pieno diritto, senza indennità e con decorrenza immediata, i contratti di locazione relativi alle case medesime.
E’ vietato ai proprietari di immobili di concludere un nuovo contratto di locazione colle persone sopra indicate.

Art.14

Tutte le obbligazioni pecuniarie contratte verso i tenutari dalle donne delle case di prostituzione si presumono determinate da causa illecita.
E’ ammessa la prova contraria.

Art.15

Tutte le disposizioni contrarie alla presente legge, o comunque con essa incompatibili, sono abrogate.

Non fu più un affare di Stato, perché venne gestito dai privati od organizzazioni mafiose. Nonostante la sua illegalità, è praticata in appartamenti, alberghi, cinema a luci rosse e proprio in questi labirinti, l’eros nasconde la sua faccia più oscura, consumato come cibo quotidiano. Nel nostro paese, dopo la legge Merlin, questo fenomeno di costume si è trasformato profondamente. In Italia la prostituzione, vale a dire l’offrire prestazioni sessuali dietro pagamento, non è proibita. Nel nostro paese vige il cosiddetto “modello abolizionista”, cioè la prostituzione non è vietata, sono puniti però tutti quei comportamenti collaterali ad essa come il favoreggiamento, l’induzione, il reclutamento, lo sfruttamento, la gestione di case chiuse, la prostituzione minorile, con l’obiettivo di scoraggiare la prostituzione senza proibirla direttamente. E fu vietata anche la regolamentazione della prostituzione. Il dibattito sulla reintroduzione di una regolamentazione della prostituzione è attualmente vivo in Italia. Molte proposte di legge chiedono la legalizzazione della prostituzione, per permettere alle prostitute di iscriversi all’INPS, pagare le tasse e in contributi e in generale rendere più sicuro questo “mestiere” spesso esposto a rischi e pericoli. Molti sindaci hanno proposto l’introduzione di specifiche aree “di tolleranza”, dove consentire l’esercizio della prostituzione entro certi limiti. Oltre la metà delle prostitute che si trovano in Italia sono infatti straniere, e sono schiave sessuali, portate in Italia contro la loro volontà e “impiegate” nel mercato del sesso con l’inganno, a volte con la promessa di un lavoro o di una relazione sentimentale. Per stimare il valore economico della prostituzione, l’Eurostat suggerisce di tenere conto di diverse tipologie di prostituzione: quella in strada, quella in appartamento, o nei centri massaggi o night-club. Del totale delle prostitute che operano in Italia, il 55% è costituito da ragazze straniere, provenienti principalmente dai paesi dell’Europa dell’est e dall’Africa, con una grande crescita di prostitute cinesi, che svolgono prevalentemente la propria attività al chiuso. La tipologia di cliente che ricorre alle prostitute è diversa a seconda che si tratti di prostituzione su strada o prostituzione via web, ma in generale la clientela è estremamente vasta e variegata, per livello economico, per estrazione sociale o per situazione di crisi familiare. Mediamente la spesa dei clienti abituali è pari a 100 euro al mese. Per una escort si possono pagare anche 500 euro per poche ore e il servizio include anche il ruolo di accompagnatrice. Per un weekend o per una settimana con una prostituta “di lusso” si arriva fino ai 6mila euro e oltre. Per un rapporto consumato in strada le tariffe possono scendere fino a 30 euro. C’è anche da dire che negli ultimi anni si è registrata una fortissima crescita della prostituzione via web. Il mercato della prostituzione usa internet sia per pubblicizzare l’offerta che per la presenza del fenomeno delle cam girl, coloro che vengono pagate per esibire il proprio corpo, senza avere un contatto diretto con il cliente. Proprio parlando di rapporto Denaro/Prostituzione ci leghiamo a George Simmel, anche se ai tempi suoi non era poi così usuale scrivere di donne. Simmel non ha fondato una scuola ma ha scritto: “La filosofia del denaro”. Lo interessava la spiritualità delle donne. Per Simmel, la donna era e doveva rimanere “l’angelo del focolare”; se lavorava era ovvio che svolgesse professioni finalizzate alla bellezza, come il ricamo. Analizzò il ruolo del denaro nel rapporto tra i sessi, poiché la prostituzione moderna, a differenza di quella antica, tribale, è il prodotto di una società fondata sul denaro e come tale ha una funzione spersonalizzante. Ne riporto uello che ne dedusse: “Ogni volta che un uomo compra una donna per denaro, va perduto un pezzo del rispetto per l’umanità”, oppure, “nell’essenza del denaro si percepisce qualche cosa dell’essenza della prostituzione. L’indifferenza con cui si presta ad ogni utilizzazione, l’infedeltà con cui si separa da ogni soggetto, perché non era veramente legato a nessuno, l’oggettività, che esclude qualsiasi rapporto affettivo e lo rende adatto ad essere un puro mezzo, tutto ciò che determina un’analogia fatale fra danaro e prostituzione”.

Uno dei modelli sociali che più rappresentano il sociale, è il “modello Mestre”, formulato nel 1994 da Gianfranco Bettin, già prosindaco di Mestre, introducendo lo “zoning” , cioè l’individuazione di zone specifiche nelle quali far esercitare la prostituzione: “Individuare la zona dove far spostare trans o prostitute è davvero l’ultima cosa. Prima, ci vuole un lavoro paziente e meticoloso che coinvolge operatori sociali, mediatori culturali, forze dell’ordine, prefettura, azienda ospedaliera e, soprattutto, i cittadini”, infine, ci vuole tempo. “Il nostro obiettivo era di creare un osservatorio permanente, stabilire un contatto e un rapporto di fiducia con chi si prostituiva, accompagnare queste persone ai servizi sanitari per fare prevenzione e tutela della salute, gestire le loro richieste di aiuto: spesso chi fa quel mestiere è costretto dal racket, per loro è molto difficile spezzarne le catene. In parallelo, la nostra attività era rivolta ai cittadini”. Ne risultò che nel 1995 in media a Mestre si vendevano per strada 150 uomini, donne o transessuali, oggi 58. “La più grande vittoria, però, è stata quella di garantire alle vittime della tratta una via d’uscita, con percorsi di protezione e di reinserimento grazie ai quali sono potute diventare preziose testimoni nei processi. Più di 400 donne sono state liberate”, disse l’ex vicesindaco di Venezia Sandro Simionato. Esportare il «Modello Mestre» per lo zoning ha senso ma bisogna contestualizzate il metodo.

Nel quartiere di San Berillo, quartiere a luci rosse e tra i più degradati di Catania, parlando di diritti ed assistenza sociale, le prostitute del quartiere mettono su carta i loro valori e richieste (Foto in basso), come un “grido sordo e silenzioso” che spera di essere “sentito” dalle autorità:

Chiamarla prostituzione è una denominazione, che forse andava bene tempo fa, che ha bisogno di essere tutelata. Si usa come termine dispregiativo, infatti molti uomini, anche durante un litigio con le fidanzata, o altro, legano il termine prostituta così, senza saperne la vera origine, ma solo affidando il gusto di incollare la figura della donna in generale all’atteggiamento da “donnaccia”. La prostituzione, non è altro che un servizio sociale, che può e deve essere tutelato e legalizzato, sotto adeguate disposizioni e condizioni della legge. E’ vero, vendono il loro corpo all’altrui, ma è anche vero che gli uomini non la vogliono evitare. Si pensi ad un anziano che ha problemi con l’altro sesso, come può sentirsi solo nel non poter avere più rapporti soddisfacenti, o qualcuno che non è di bell’aspetto e viene escluso da ogni rapporto sociale, o altre situazioni. Se la prostituzione verrebbe intesa come processo, pratica o ideologia sociale, potrebbe essere un servizio per evitare la solitudine di molti uomini, di renderli ‘più felici’ nel loro animo spento, a volte per semplice compagnia. Se tutto quello che accade nella società venisse equilibrato, con le giuste regole e condizioni, si potrebbe arrivare alla conclusione che tutto ciò che ci circonda, riferendomi anche al degrado sociale, come in questo caso, culturale, urbanistico, ect…. Non è solo una ‘mela marcia’, l’anima nera della società, ma come accade spesso in quartieri periferici in stato di degrado, ci sono delle pratiche che consentono di far entrare dei ‘punti di luce’ anche nelle zone più buie. Nel piano urbanistico, la chiamiamo “Rigenerazione Urbana”, ma nel sociale lo chiamiamo problem solving, o meglio, come mi piace definirla, “Rigenerazione Sociale”.

Siamo costantemente inghiottiti da devianza, bullismo, razzismo, qualunque cosa che ci sbatta in faccia l’esclusione sociale, ma noi studiosi o meglio, la gente in generale, dovrebbe imparare a ridurla e vedere oltre. La prostituta vista come l’anima nera di un luogo per il suo ruolo, ma quando viene usata, allora il suo ruolo diviene piacevole, e questa è una delle visioni contorte ed egoiste degli uomini e donne che le guardano con disprezzo, non sapendo che sono costrette, soprattutto quelle che esercitano in strada, ad una vita piena di violenze psicologiche e fisiche. Invece lo spacciatore, lo stupratore, il ladro, il bullo, il razzista, vengono visti come un tratto buio dell’essere umano, ma maggiormente privilegiati rispetto alla figura da prostituta, come se il loro operato fosse meno indecoroso di quello della prostituzione.

La prostituzione si può combattere solo quando la si decide di combattere, a mio parere. In primis dovrebbe essere lo Stato ad attivarsi, dando assistenza non solo medica, ma anche psicologica (di grande rilevanza), avere diritti e doveri che, internati nella società, possano dare quel giusto equilibrio nel riconoscerla come, non un lavoro, ma come “servizio sociale”, diminuendone così, il fenomeno che tanto ci accomuna e agisce come un demone eccentrico, nonché: l’esclusione sociale.

Claudia Coco

Claudia Coco

Claudia Coco è attualmente sociologa e collaboratrice ENASC (Ente Nazionale di Assistenza Sociale ai Cittadini), ANPIM (Associazione Nazione delle Piccole e Medie Imprese) e UNSIC (Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori) presso la 5° Circoscrizione di Catania.

Laureata in sociologia presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali di Catania con tesi in Sociologia Urbana “Pratiche e approcci del vivere la città. Azioni, spazi e differenze “nei” quartieri di San Berillo”.

Si occupa attualmente di studi socio-antropologici presso i quartieri di San Berillo in Catania.

Per informazioni e contatti:
clacoco28 [chiocciola] gmail punto com
Claudia Coco

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