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Tratto dal documento datato 25 luglio 1945 del Ministero della Guerra Statunitense, relativo alla Bomba di Hiroshima
Al generale Carl Spaatz, Comandante in Capo delle Forze Aeree Strategiche nel Pacifico.
[…] il 509° Gruppo Misto, 20a Armata Aerea, sgancerà la sua prima bomba speciale, non appena le condizioni atmosferiche permetteranno il bombardamento a vista, nei giorni successivi il 3 agosto 1945, su uno dei seguenti obiettivi: Hiroshima, Kokura, Niigata, Nagasaki.

L’aereo recante a bordo la bomba sarà accompagnato da altri velivoli incaricati di trasportare il personale militare e civile specializzato del Ministero della Guerra che osserverà e registrerà gli effetti dell’esplosione. Gli aerei da osservazione dovranno mantenersi a diverse miglia di distanza dal luogo dell’esplosione […]

Generale Thos. T. Handy
(per il Capo di Stato Maggiore)


La situazione – Il lancio della Bomba di Hiroshima

Sono le 4,30 antimeridiane di lunedì, 6 agosto 1945, ora locale del Pacifico Occidentale. Una Superfortezza Volante Boeing B-29, che in lettere nere porta a prua il nome Enola Gay, vola a meno di 2000 metri di quota, flagellata dal vento e dalla pioggia. Enola Gay (termini con cui il comandante ha battezzato con il nome della madre l’apparecchio) non è che uno dei 3970 quadrimotori giganti B-29, costruiti dalla Boeing per le United States of Army Air Forces (U.S.A.A.F.) con il compito di colpire al cuore del Giappone da grandissima distanza e di incenerire con valanghe di spezzoni incendiari la più alta percentuale possibile delle sue aree edificate. Tokyo, Osaka, Nagoya e altri centri nevralgici dell’Impero del Sol Levante sono già stati spianati come lande lunari sotto gli attacchi implacabili dei B-29, che i giapponesi chiamano ironicamente i B-San, “gli onorevoli signori B”.
Ma Enola Gay, che da due ore e tre quarti ha lasciato la base di Tinian nelle isole Marianne, circa a metà strada tra la Nuova Guinea e il Giappone, non reca nel vano-bombe della sua fusoliera argentea le consuete sei tonnellate di spezzoni. Porta un ordigno solo, una ‘cosa’ assolutamente nuova, pesante oltre il doppio della più pesante bomba convenzionale mai sollevata da un bombardiere americano, ed è la prima volta che una ‘cosa’ simile ha la ventura di volare. Anch’essa ha un nome scherzoso (sic!, notaRDM), Little Boy, ragazzino. E’ la bomba atomica. Non contiene esplosivo comune ma Uranio 235.

Ore otto, quindici primi, diciassette secondi del 6 agosto 1945, cielo di Hiroshima: la bomba atomica viene sganciata sul cielo di Hiroshima. Si aprono i portelli di sgancio, con qualche cigolio. La bomba è sempre saldamente trattenuta dalle dita d’acciaio di quattro robuste tenaglie. Ma sotto, adesso, non c’è che lo spazio. Fino alla nuda terra. Il segnale che avvertiva dello stato di attesa sull’aereo con al comando il colonnello Tippets cessa di colpo, l’ordigno chiamato ‘Little Boy’ si stacca da Enola Gay. Per 51 secondi sarà solo un grave in caduta. Eccolo! Trascinato in avanti dalla forza d’inerzia, sembra voglia seguire l’aereo-madre, ma presto assume un assetto diverso, la punta tende verso il basso, la coda pinnata si solleva, e la gravità ha ragione della spinta inerziale […] A Hiroshima, sulle piazzuole delle batterie contraeree, che tacciono, ufficiali e sottufficiali hanno seguito con in binocoli le evoluzioni bizzarre del B-San: un vistoso salto in verticale, poi una picchiata degna di un bombardiere leggero, e una virata inconcepibile. Sono impazziti gli ‘yankees’ questa mattina ?
Little Boy sta precipitando e la sua traiettoria tende sempre alla verticale. Negli ultimi secondi supera il muro del suono, malgrado la resistenza dell’aria. Enola Gay fugge con tutta la potenza dei suoi motori e la forza di avvitamento delle eliche. A Hiroshima, intanto, si ama, si lavora, si parla, si ride.

Ore otto, sedici primi, otto secondi. I detonatori proiettano l’uno contro l’altro i quattro blocchi di Uranio 235. Si forma la massa critica, e all’istante Little Boy si disintegra: un nuovo sole artificiale, provocato dall’uomo, s’accende sulla Terra.
E = mc², come ha detto Einstein. Un globo di luce intollerabile per le pupille degli uomini e degli animali terrestri, una emanazione di calore cinquemila volte più intensa di quella della fiamma ossidrica che sprizzasse le sue scintille in un raggio di duemila metri, un pugno apocalittico sferrato dal cielo alla terra.
La pura dissoluzione della materia. Centro focale della follia degli uomini, un punto nell’atmosfera situato a poco meni di 600 metri di altezza sul piano stradaledi Hiroshima, Giappone.
I calcoli effettuati da scienziati ed ingegneri sono stati maledettamente esatti, la mira di Thomas Ferebee degna di un tiratore da Olimpiade. E ora la luce è ovunque.

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Effetti terribili della Bomba di Hiroshima

In questo attimo muoiono forse 30000 persone. Muoiono ? Finiscono di esistere, non solo come esseri umani, ma come entità materiali. I loro agglomerati di cellule, in taluni le loro stesse strutture molecolari, svaniscono nel nulla. Nessuna sensazione, nessuna sofferenza. Niente. Uomini, animali, alberi, foglie, tutto ciò che c’è di organico a Hiroshima e che è sorpreso all’aperto in un raggio di mille metri dall’epicentro del ‘pidakon’ – in giapponese, il lampo-tuono della bomba atomica – si volatilizza come un etere cosmico. Il pidakon, in quella frazione di istante, schiarisce la corteccia esterna di tutte le sostanze resistenti che investe, come il granito. Su quelle superfici, comuni in qualsiasi città, i dissolti vivi lasciano impresse indelebilmente le loro ombre. Qui – entro un’area di 3-4 km² – c’è la fine dell’essenza intima di ogni cosa. I corpi duri che la luce del ‘pidakon’ illumina, fotografando i fantasmi dei dissolti vivi, mutano il loro aspetto cristallino. Il nucleo dei sassi, squassato da una forza titanica, è ferito, inciso, stigmatizzato dal repentino stravolgimento delle sue molecole, e la superficie pietrosa è contagiata da una fulminea lebbra minerale. Ecco uno zoccolo di basalto, presso il vetusto tempio di Gokoku. Sembra, adesso, un puntaspilli, perché irto di migliaia di acutissimi aghi. Sono nati dalla fusione dello zoccolo. La lingua di fuoco, per un istante durato poche decine di millesimi di secondi, ha raggiunto temperature anche di 300.000-500.000 gradi.

I dissolti vivi sono di gran lunga i più fortunati in questa mattina prima inimmaginabile. C’è poi un’altra specie di uomini quasi altrettanto fortunata, nell’inverosimile sciagura. Questa, che si può definire la specie degli uomini-formica, in opposizione alla precedente specie di uomini-ombra, non svanisce ma muore, in un ordine più umano e naturale ed insieme terrificante delle cose. La morte li raggiunge in massimo sette secondi. Essi muoiono come formiche abbrustolite: si rattrappiscono, si contraggono, rimpicciolendosi, crepitando, scoppiando s’inceneriscono e scompaiono pur senza la dissoluzione degli uomini-ombra. In realtà il primo ed il secondo girone infernale dell’atomica non ha contorni definiti, esatti per gli effetti procurati agli esseri umani. L’essere stati al coperto e vicini all’epicentro atomico può equivalere a distanze notevoli all’aperto per i terrificanti effetti che il ‘pidakon’ ha procurato.

NotaRDM – Indubbio che le atrocità scaturite dalle dinamiche storiche non possono far perdere di vista i motivi che le determinano, avendo come contropartita il succedersi di immani tragedie come quelle nucleari di Hiroshima e Nagasaki oppure il tentato genocidio ebraico; con impegno incessante, questi tragici eventi dovrebbero portare il genere umano alla possibilità di dimostrare, di continuo, per il fatto stesso di essere accaduti in epoche precise, come i fatti storici non siano altro che determinazioni del libero arbitrio del genere umano e che alle precedenti determinazioni di questo si debbano gli eventi od il loro scongiurarsi futuro.

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Testi sulla Bomba di Hiroshima Presenti Integrati e Redatti da
Roberto Di Molfetta

MATERIALE TRATTO E RIVISTO DA:

– L’Atomica di Hiroshima, collana “I Documenti Terribili”, A. Mondadori Ed.

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Roberto Di Molfetta

Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale.
Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico.
Ha fondato infatti il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org
Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it
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