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Costo sociale della corruzione della classe politica

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« L’onestà è la miglior politica »
Miguel de Cervantes

Quando Vilfredo Pareto affrontava, al pari degli altri elitisti, cioé i sociologi che studiavano le dinamiche e il funzionamento delle classi dirigenti di un paese, la questione del perché le elites difendono principalmente i propri interessi piuttosto che amministrare con capacità ed interesse sincero il bene pubblico, difficilmente avrebbe immaginato che negli anni finali del Novecento e iniziali del terzo millennio il problema della disonestà, dell’illegalità, del malaffare, in una parola della corruzione, avrebbe portato con sé questioni di incapacità di governo così gravi da far sorgere un diffuso disagio sociale, una forte piaga di costi della politica sleale e disonesta.
Il malcontento è così diffuso negli ultimi anni, complici cronache e inchieste eloquenti anche solo nel modo in cui sono impostate, da far sorgere il dubbio che occuparsi di politica sia tout court il malaffare principe, il vero problema, da risolvere dal basso attraverso l’impegno di chi politico non è e non vuole essere.
A tale proposito basti pensare alle moltitudini di candidature elettorali degli ultimi anni, ai discorsi qualunquistici e all’antipolitica, tanto diffusa che addirittura un movimento sorto dall’attività e dalla polemica del blogger Beppe Grillo arriva a percentuali di consenso che permettono di parlare di coagulazione, dell’emorragia del consenso, intorno ai temi contrari alla classe politica, di svuotamento del sentire di una parte del Paese del rapporto fiduciario con le elites dirigenti.
Analizzando i costi sociali ed economici, possiamo notare come inevitabilmente una diffusione della disonestà in politica, dei politici, si ripercuote enormemente sul sistema Italia. Nelle parole di articolo che considera le affermazioni del presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, la resa attuale di un popolo nei confronti di chi lo dirige in modo sleale e sostanzialmente dannoso e controproducente:




“Illegalità, corruzione e malaffare sono fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese e le dimensioni sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce”. L’aspra accusa è arrivata ieri dalla Corte dei Conti, nella voce del presidente Luigi Giampaolino, nel giorno di inaugurazione dell’anno giudiziario alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e di diversi esponenti del governo.
Impressionanti sono le cifre riferite nella sua relazione dal procuratore generale aggiunto della Corte dei Conti, Maria Teresa Arganelli. La corruzione in Italia vale circa 60 miliardi di euro l’anno ma la lotta è impari e nel 2011 sono state inflitte condanne in primo grado solo per 75 milioni di euro (danno patrimoniale pari a 73.619.459,63 più 1.634.682,07 euro per danno all’immagine), mentre in sede d’appello sono state definitivamente confermate condanne per l’importo di 15,05 milioni di euro (danno patrimoniale pari a 13.189.771,21 più 1.862.032,37 euro per danno all’immagine) relative a giudizi trattati negli anni precedenti. [1]

Inoltre, il giornalista Marco Travaglio, per aggiungere alcuni esemplificativi dettagli, ha diffuso i seguenti dati in una trasmissione televisiva:

Sull’alta velocità, Travaglio parla di costi che vanno da 20 a 96 milioni di euro per chilometro, contro i 10 della Francia e i 9 della Spagna.
Opere del G8 alla Maddalena: preventivato 295 milioni, costo effettivo 476 milioni.
Parco della Musica di Firenze (150° Unità d’Italia): preventivato 80 milioni, costo effettivo 236 milioni. [2]

Perciò abbiamo un costo diretto, di tipo economico, enorme, che già in via esclusiva permetterebbe di parlare di un danno considerevole alla nostra nazione. Non ci si occuperebbe di scienze socialli però, in questo sito Web, senza considerare i danni non direttamente quantificabili dalle sentenze dei giudici. Basti pensare e riflettere sul danno sociale di avere dei politici miopi al merito, ai progetti migliori, alla lealtà verso principi ed ideali che loro stessi dicono di sostenere. Questo danno, più subdolo, e quasi invisibile, si riflette nel seguire strade vincenti solo per le consorterie affaristiche e corrotte legate a persone disoneste, ma che a livello sistemico italiano, sono perdenti per la collettività.
Per esempio, nel piccolo comune di Ceccano, nel Lazio, è recentemente crollata una struttura pubblica sotto il peso di una neve si consistente, ma che avrebbe dovuto essere prevista in fase di progettazione e realizzazione dell’opera.
Senza volere direttamente accusare per il fatto in questione, in quanti altri casi in Italia, come per il terremoto dell’Aquila del 2009, si da sostegno, firma e vita ad progetti fallimentari, perché nel lungo termine portano via risorse, tempo e lavoro ma non restituiscono alla collettività, intesa come famiglie e imprese, un valore aggiunto, un bene o servizio, adeguato per quanto investito ? Se il politico è sleale, è corrotto, valgono molto di più le sue promesse clientelari che il suo rispetto di standard etici e di buona amministrazione nei confronti del cittadino, sono appoggiate istanze deleterie o di livello inferiore rispetto alle buone idee, ai buoni progetti, in un percorso che vede il politico o il gruppo di politici chiudere le porte al meglio di questa nostra nazione solo perché non rispetta standard nascosti di furbizia disonesta, di fronte a promesse elettorali e standard invece propagandati di specchiata lealtà e capacità amministrativa.
Altro danno nei confronti del sistema Italia risiede anche nella corruzione delle coscienze, dal giovane fino alla persona più navigata.
In una società data, in un determinato periodo di tempo, difficilmente l’esempio negativo di un diffuso impedimento al buono ed onesto governo creerà circoli virtuosi di buoni propositi, di idee positive, di slanci accettabili per il miglioramento della situazione di tutta la collettività: piuttosto, per ragioni psicologiche e di emulazione dell’andazzo, si avrà piuttosto un gareggiare, complice la mancanza di alternative che non siano disfunzionali, a chi crea il malaffare più consistente, l’indirizzo clientelare più conveniente, il centro di potere occulto e affaristico più renumerativo.
Abbiamo inoltre un danno, che alimenta altri danni, in un circolo vizioso: quello di immagine per la classe politica.
Quando i politici di una nazione sono percepiti come privilegiati, disonesti, sleali, è difficile per chi eventualmente rappresenta una soluzione di continuità, un diverso atteggiamento nei confronti del bene comune, avanzare anche appoggiandosi alla base, alla democrazia dal basso: la gente comune avrà sempre la sensazione di non potersi affidare, di non poter partecipare con il proprio intimo sentire al progetto politico del politico considerato.
Il danno di immagine non è dannoso solo quando colpisce l’Italia come nazione, è pessimo quindi quando anche chi fa politica ‘buona’ si deve fermare, non trova appoggio non solo presso le consorterie del malaffare ma presso il popolo, che, tradito dalla cattiva attività politica, difficilmente concede la propria fiducia all’alternativa, percepita come similare al polo negativo anche solo perché si propone sullo stesso scenario, l’attività amministrativa.
E’ come se, sul palcoscenico della politica, tutto lo spettacolo venisse visto come da cancellare, senza preoccuparsi, e prendo ad esempio l’episodio “che cosa sono le nuvole” di Pier Paolo Pasolini nel film Capriccio all’italiana, a chi inneggiare traendo in salvo e chi “strangolare” come personaggio cattivo della rappresentazione.
In sostanza “Il fenomeno della corruzione non è solo un atto individuale di illegalità. In molti paesi è diventato un vero e proprio sistema organizzato che interviene in molti settori della vita pubblica alterando le regole della democrazia, della trasparenza e della concorrenza, oltre a rappresentare un costo per l’economia in termini di risorse materiali, immateriali e umane.” [3]
E questa alterazione della democrazia la danneggia e insieme, per le ragioni sopra spiegate, la blocca, non consentendo ai fiori più belli di fiorire, tra le cattive erbe della cattiva politica.

1-http://blog.panorama.it/economia/2012/02/17/il-costo-della-corruzione-in-italia-60-miliardi-di-euro-allanno
2-http://questionedelladecisione.blogspot.it/2011/11/la-corruzione-e-laumento-del-costo.html
3-http://www.saluteme.it/news/management/2350-il-costo-della-corruzione.html

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Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale. Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico. Poeta, sensibile, molto affezionato alla madre, è affascinato dalla conoscenza e dalla bellezza dell’Arte e della Natura, nonché dalla tenerezza degli animali. Ha fondato il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it

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