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Democrazia formale e democrazia sostanziale | Scienze Sociali - Org

Appunti Autore - Politica

Democrazia formale e democrazia sostanziale

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“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E’ compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.

E’ questo uno degli articoli più significativi della costituzione (art. 3, ndr), permeato dalle ideologie dello scorso secolo. E’ molto chiara in esso la distinzione fra l’uguaglianza formale del primo comma (uguaglianza davanti alla legge) e l’uguaglianza sostanziale, di fatto, del secondo comma. Rimarchevole anche il dovere imposto alla repubblica di rendere effettiva, concreta, l’uguaglianza sostanziale rimuovendo gli ostacoli di ordine economico e sociale ad essa opponentisi, cosa che ovviamente lo stato […] si è sempre ben guardato dal fare.

Avv. Prof. Filippo Matteucci

Questo post si occupa, come è già chiaro dal titolo accompagnato dalla citazione di un post del prof. Matteucci, docente di legislazione sociale, dell’enorme differenza che sussiste nel nostro Paese tra la forma della democrazia e la sua sostanza, il suo essere reale.
Formalmente, attraverso il meccanismo della rappresentanza politica parlamentare, la delega ai parlamentari, siamo tutti responsabili dell’effettivo realizzarsi di una realtà sociale democratica. Questa è la forma, il metodo è come la legge elettorale permette di ‘trasformare’ la volontà popolare in una rappresentanza parlamentare e successivamente, di governo.
Nei fatti, abbiamo una classe politica sentita come lontanissima dalla realtà della gente. Come mai ?
Il perché sta nell’enorme gap, nell’enorme scarto tra apporre la croce su un simbolo ogni 2-3-5 anni, alle elezioni, fatto concreto che porta al voto compiuto per un politico, e i processi politici con cui si realizza concretamente l’attività legislativa e governativa.

Per spiegare, riporto dal sito www.homolaicus.com :
“Nella nostra società la democrazia è formale perché viene esercitata da poche persone elette in Parlamento o in altre istituzioni di potere, ove il vero potere democratico, quello popolare, è stato delegato a dei rappresentanti che non rendono conto di quello che fanno e che, in ogni caso, hanno la facoltà di fare quasi quello che vogliono per tutta la durata del loro mandato. Persino la Costituzione afferma che di fronte al popolo il Parlamento non ha “vincolo di mandato”(art. 67). Nessuno può contestare una decisione presa dal Parlamento. Nessuno può perseguire legalmente un parlamentare o un partito che disattendano il proprio programma elettorale. Tale articolo è inoltre la giustificazione al fatto che ai parlamentari non possa essere revocato il mandato.
[…]
Il concetto di democrazia viene usato in maniera strumentale perché per i politici il consenso non ha un valore in sé, ma solo in funzione della loro elezione. Questo è molto più vero per il voto politico-parlamentare che non per quello amministrativo-locale. Il fatto di dover esercitare la delega nella capitale è indubbiamente, per il politico, un incentivo a deresponsabilizzarsi. Quanto più egli si allontana dall’ambiente che lo ha eletto, tanto più sarà soggetto a corruzione.
In tal senso si può dire che la democrazia delegata fine a se stessa non è che una delle maschere della moderna dittatura, pronta a essere tolta in caso di necessità. Le parole che escono da tale maschera: progresso, pluralismo, diritti, libertà, democrazia…, sono il pane quotidiano con cui si cerca d’ingannare la buona fede della gente comune.”

Enrico Galavotti

Credo che quasi inconsciamente larghe fette della popolazione italiane percepiscano questa verità: abbiamo una classe politica pronta a batter cassa in caso di elezioni, a promettere e a presentare valori e programmi, pronta poi, nelle stanze segrete dei bottoni, a fare ciò che altri poteri, non quello popolare, decidono del nostro Paese. I valori, le ideologie (ormai, francamente, svuotate di reali significati politici), i principi delle campagne elettorali e della comunicazione politica sono soltanto argomenti retorici con cui le elités si garantiscono, in una battaglia forse solo apparente interna tra partiti e leader, la possibilità di avere (o di pretendere di avere) il mandato di fare ciò che vogliono  in Parlamento e al governo.
E’ un discorso più lungo, più complesso, ma sicuramente questo post costituisce uno spunto di riflessione utile al dibattito, centrale nel capire il problema di fondo nell’avere, formalmente libere, elezioni.

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Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale. Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico. Poeta, sensibile, molto affezionato alla madre, è affascinato dalla conoscenza e dalla bellezza dell’Arte e della Natura, nonché dalla tenerezza degli animali. Ha fondato il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it

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