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Le modalità di produzione dei settori economici, comprendendo con la definizione di settori economici i classici settori agricolo, industriale, terziario, con le nuove economie ad alto tasso di plusvalore tecnologico-informativo più dinamiche e perciò classificabili in una sorta di terziario-bis od avanzato ovvero ‘quarta economia’, sono la base del sistema sociale, costituendo investimento esistenziale oltre che di mera sopravvivenza biologica per la maggior parte degli esseri umani e, tramite i rapporti socioculturali e di giurisdizione degli ordinamenti legislativi, indirettamente influenzanti la vita della quasi totalità della specie umana.

I fatti umani sono azioni compiute all’interno di determinate corpi legislativi naturali, le leggi fisiche, chimiche e biologiche naturali, legandosi con ciò la materia sia agli atti volontari che a quelli involontari compiuti dagli esseri umani nel loro agire storico; poiché l’uomo può anch’esso, come e più di ogni altro esser vivente, modificare la materia (ma non le leggi naturali citate), gli è necessario stabilire in quali casi è opportuno agire.
In quali contingenti casi, cioé, concreti e reali, è non solo possibile, ma utile all’uomo agire per il proprio interesse, ai gruppi sociali agire per il proprio utile, alle nazioni per il proprio benessere, ai sistemi sovranazionali e alle associazione trasversali, economiche e non, per il proprio futuro.

È importante ricordare come il pensiero sociale sull’utile non sia creato solo da verità scientifiche ed esperienze di matrice assolutamente empirica, ma si inneschi e si plasmi anche su solide tradizioni religiose, su credenze tramandate nel tempo, su convizioni diffuse, infine su opinioni e stati d’animo passeggeri: importante ricordare, a tale proposito, la lezione sociologica sull’etica capitalista e lo sviluppo storico del capitalismo ne L’Etica protestante e lo spirito del capitalismo di Max Weber.

Ad integrazione di quest’ultimo passaggio si cita il Prof. Wolfgang Schluchter, curatore dell’edizione critica dell’opera weberiana, Preside presso la Facoltà di Scienze economiche e sociali ad Heidelberg, dove detiene la cattedra di Sociologia: “Il capitalismo temperato dallo stato sociale e regolato dal diritto sembra dar luogo a tendenze non-razionali; infatti l’automatizzazione dell’economia, a seguito del passaggio al capitalismo moderno, si accompagna nello stesso tempo a una totale neutralizzazione morale dell’economia, una sua liberazione dai vincoli sociali, un suo “scioglimento” (citazione di Schluchter tratta da Etica e capitalismo, FondazioneSanCarlo.it).

L’essere umano, quindi, visto come parte della materia, agirà come ‘materia che pensa e fa’, ma sarà anche vincolato, in questo, da ciò che gli permette di agire, la materia non pensante, che quindi, dialetticamente, agisce e determina azioni anch’essa, ma a differenza degli esseri umani, come ‘materia non pensante’. Oltre, ovviamente, agli altri esseri umani, che possono coagire, singolarmente o collettivamente, per i motivi già considerati.

La materia però agisce in base a leggi meccaniche: l’uomo può servirsi della materia a patto di rispettarne le medesime ineludibili leggi. Se infatti egli intende plasmare il mondo ai propri fini ed interessi, questo richiede un costo maggiore poiché le tipologie produttive più convenienti in termini di energie e lavoro spesi sono quelle che ricalcano i modi di produzione naturali, seguendo con ciò leggi naturali, che meccanicamente e senza notevole sforzo produttivo possono garantire determinati risultati. Ciò è valido anche quando è un sistema sociale, vero e proprio ambiente creato dall’uomo, ad offrire ai singoli e ai gruppi sociali forme di produzione già pronte, utilizzabili come ‘utensìli sociali’, ad esempio lo scibile umano già creato da altri individui, le città costruite precedentemente e così via discorrendo.

Ciò che allontana dalla natura, infatti, richiede maggiori energie, un maggiore quantitativo di lavoro umano. Il termine lavoro in questo scritto si riferisce non ad un mestiere, una professione particolari ma bensì all’attività umana in genere.

Stabilito un confine applicabile oltre il quale la scienza in generale e gli uomini, negli specifici casi, non possono produrre, vi sarà da stabilire perciò, su questo delimitato terreno tecnico, quali alberi daranno frutti migliori al minor costo di lavoro umano. Stabilite le possibilità vi sono necessariamente maniere migliori di produrre e migliori prodotti.

Dal punto di vista sociologico, questa determinante del sistema sociale è definibile come primo livello o livello fisico del sistema sociale. Nessun ordine sociale può essere realmente presente o concretamente considerato a livello teorico e scientifico se non è compatibile rispetto al livello fisico poiché è impossibile che si formi una società e, conseguentemente, una teoria sociale che non è ammissibile ragionando a questo livello, al livello cioé delle leggi fisiche legate alle dinamiche, ai processi, alle possibilità di produzione di un periodo e di un sistema geosociale determinabile.

In base a quello che è possibile materialmente produrre, infatti, gli esseri umani possono conseguentemente porsi assetti produttivi possibili come obiettivi da scegliere o perlomeno sostenere concretamente. A livello biologico, il discorso del livello fisico si ripete identico, non fosse altro per la dovuta considerazione di quegli elementi di anatomia e fisiologia umane che permettono di considerare materialmente impossibili certi ritmi o tipologie lavorative.

Infatti è impossibile che un uomo normale lavori senza poter riposare; lo è altrettanto che possa, anche riposando, produrre in modi identici con diversi livelli di riposo. Il livello biologico è perciò legato fortemente con quello fisico perché il lavoro umano è determinante per creare, comprendere e realizzare compiutamente progetti di intervento produttivo.

Il livello psicologico è quello che interessa il soddisfacimento dei produttori. Gli inputs sul luogo in cui è fornito il lavoro, le dinamiche cicliche che interessano l’alternanza tra lavoro e riposo o tra momenti di impegno diversi, la percezione del raggiungimento dei fini perseguiti determinano un aumento, una diminuzione oppure un identico livello del rendimento di ogni essere umano. Possono essere notevoli, anche pari ai precedenti livelli, gli ostacoli posti al raggiungimento di un obiettivo produttivo dai fattori psicologici, non intesi in senso patologico ma legati alla normale dialettica psicologica tra persone e tra persone ed ambienti sociali.

Parametri psicologici relativi alla socializzazione primaria e secondaria, alle prospettive individuali, alle emozioni, all’affettività, ai sentimenti privati e pubblici, al rapporto dell’individuo con i tempi ed i luoghi del lavoro, portano l’individuo, il gruppo, il macroaggregato sociale a riconsiderare anche in modi radicalmente diversi gli stessi identici fattori reali del sistema sociale. Nell’aspetto psicologico abbiamo il trait d’union tra materia e razionalità, tra rapporti meccanici e rapporti sociali, tra attività reale e attività intellettuale, razionale e di coscienza.

Volendo affrontare i livelli sociale ed individuale, si possono considerare come legati in modo particolare rispetto a quelli che riguardo la meccanicità della materia: infatti i rapporti sociali possono essere sia delle coercizioni inderogabili, come quelle scaturite dagli ordinamenti legislativi, dagli usi, dai protocolli comunicativi (il galateo, le formalità diplomatiche e relativo contenimento delle emozioni e delle possibilità espressivo-comunicative ad esempio), che obbligano quindi i singoli ad uniformarsi a ruoli e comportamenti preesistenti, sia costituiscono una volontà comune i comportamenti individuali che si sommano nascendo come libere scelte.

Uno dei compiti dei teorici sociali potrebbe essere costituito dal determinare leggi che, attraverso previste ed attuate verifiche, dimostrino l’esatto modo in cui i diversi livelli fisico, biologico, psicologico, sociale ed individuale di sistemi sociali considerati, livelli storicamente sempre presenti, interagiscono reciprocamente, dal ricercare costanti sociologiche che siano sempre presenti quando scaturite dalla dialettica tra i livelli, dall’elaborare eventuali teorie predittive sui possibili sviluppi dell’agire sociale umano partendo da dati originari certi.

Elementi di una teoria sociologica integrata

Roberto Di Molfetta

Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale.
Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico.
Ha fondato infatti il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org
Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it
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