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«Solo i mediocri sono sempre al loro meglio (Somerset Maugham)»

Considerando i secoli di progresso umano che ci separano dalla presunta barbarie del mondo antico, gli uomini si inorgogliscono nel vedere come si siano raggiunti traguardi impensabili per le menti illuminate dei secoli scorsi: la miseria nei paesi occidentali è divenuta un problema di una minoranza, quando lo fu della maggioranza soprattutto nelle epoche di non rare carestie, la cura della persona ha permesso igiene e benessere fisico superiore grazie anche alla medicina veramente scientifica, il progresso tecnico e tecnologico consente ormai di far gravare molti lavori faticosi a macchine e sostituti degli esseri umani robotizzati.

A simili conquiste si aggiungono gli enormi sforzi per giungere ad un completamento nel processo di perfezionamento ideale e idealistico dell’umanità attraverso il perseguimento di principi e leggi che permettono una società più giusta, più tollerante.

Il dramma dei diritti acquisiti

Il titolo di questo scritto, volutamente strano, provocatorio, si riferisce appunto ad un “dramma” dell’uomo moderno, che stiamo vivendo tutti sulla nostra pelle, coscienti o meno dello stesso; questa difficile situazione è creata anche dalla prima forma di progresso evocata ma sostanzialmente la sua drammaticità deriva dalla seconda forma di avanzamento storico.

Oggi abbiamo oramai attribuito un enorme, crescente peso a tutele di diritti umani, oltre che animali e della biodiversità, fino al punto di generare la convinzione nell’essere umano occidentale che una sola mancanza nei confronti di questi diritti, un solo oltraggio alla questione di principio sollevata da filosofi, sociologi, giuristi, uomini politici e giornalisti che hanno scritto e detto tanto in un senso sull’argomento, fino a giungere a documenti mirabili come la dichiarazione universale dei diritti umani, un solo motivo che preveda l’intaccamento dei sacri principi su cui si fonda la nostra percezione di Giustizia e solidarietà sia una mancanza nei confronti del progresso tutto dell’umanità, un togliere felicità al singolo che si muove e pensa nel nostro periodo storico.

In fondo oggi non è più felice, più sereno, colui che si estranea, che vive delle sue proprie passioni, allontanandosi dal massificato rincorrere la felicità globale, dove tutto è parificato?

Il dramma dei diritti acquisiti

Sappiamo benissimo che il cosiddetto progresso nell’aver cercato una definizione completa del giusto e dell’ingiusto, di ciò che va fatto o non va fatto, del desiderabile, non ha consentito tout court la sua realizzabilità, il suo completamento pratico.

Esempio eclatante: anche se le Nazioni Unite hanno una dichiarazione dei diritti umani completa, chiara ed esaustiva che fa da perno alla tutela dei medesimi, non per questo in tutte le nazioni facenti parte l’organizzazione sovranazionale questi diritti dell’uomo sono rispettati. Il dramma è proprio questo: la grande attesa, la pretesa dei nostri diritti crea maggiore tensione nell’apprendere che sono continuamente violati e solo perché noi personalmente stiamo bene, ci riteniamo al sicuro dalla loro violazione allora non patiamo le sofferenze per il loro travalicamento.

Purtroppo però dobbiamo pagare il dazio di una consapevolezza di livello superiore: la consapevolezza di una endemica difficoltà a vedere realizzati quelli che in definitiva sono i nostri sogni di Giustizia, i nostri convincimenti ideali.

Si scopre, nostro malgrado, che alla scuola Diaz di Genova la polizia di Stato può non comportarsi come il mondo si aspetterebbe da un corpo armato così altrimenti ‘giusto’ e corretto.

Perciò io dico ‘dramma’ dei diritti acquisiti: ogni giorno i giornali e i siti di informazione ci parlano di diritti calpestati, di violenza e barbarie, di opposizione in maniera brutale tra opposte fazioni che porta a schiacciare le altrui istanze, non in nome di giuste rivendicazioni, ma solo nel calpestare quelli che fino al giorno, all’ora prima ci sembrava ormai conquiste di quest’era moderna.

L’uomo medio occidentale di oggi vive il dramma di sentirsi protetto da leggi e princìpi sacri che però possono essere violati senza che nessuna forza civile si possa opporre preventivamente. Ha infinite dispute giudiziarie che lo stupiscono per la drammaticità dei diritti violati, alle volte la stessa macchina giudiziaria viola i suoi diritti, in una dramma kafkiano che sa di legge rovesciata ineluttabile di forza contraria.

La serenità psicologica di noi cittadini, anche se molti non ne hanno piena coscienza, viene compromessa da questo dislivello sempre presente, sempre pressante esistente tra volontà ufficiale degli Stati e delle sovranità sovranazionali e realtà della vita quotidiana, dalla sentenza assurda alla tortura in caserma, dalla brutalità criminale nel litigio in un parcheggio alla corruzione di molti politici traditori dei nostri principi di equità e onesta.

Viviamo questo dramma dei diritti acquisiti perché ci aspettiamo tanto, la perfezione, da un mondo fintamente giusto a livello formale, e ci sentiamo a disagio, indignati, se le cose non vanno come ci promettono leggi, scritti, dichiarazioni delle classi dirigenti e intellettuali della nostra nazione, e di tutto il mondo occidentale a noi familiare. Come dicevo sopra, è sicuramente più fortunato colui che non si lascia incantare dalle sirene, e piuttosto che indignarsi ad ogni pie’ sospinto per ogni manchevolezza civile, riesce preventivamente ad essere distaccato emotivamente dai principi che pur sostiene nel profondo del suo cuore, quel distacco che basta ad non essere prigioniero di un progresso sulla carta, di facciata, che pur tanto ha raggiunto nella nostra storia anche più recente ma che allo stesso tempo non deve essere confuso con la perfezione, quella una semplice meta irraggiungibile a cui tutti dobbiamo tendere.

Perfezione che allo stato attuale è cristallizzata e prigioniera solamente nelle dichiarazioni di principio e la cui difesa è una lotta che probabilmente non finirà mai.

Il dramma dei diritti acquisiti

Roberto Di Molfetta

Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale.
Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico.
Ha fondato infatti il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org
Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it
Il dramma dei diritti acquisiti

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