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Il processo di Norimberga | Scienze Sociali - Org

Storiche

Il processo di Norimberga

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Gli Stati Uniti d’America, la Repubblica Francese, il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, […] accusano come colpevoli, nei termini di cui più sotto, di Delittti contro l’umanità e di un Comune Piano di cospirazione atto a mandare ad effetto quei delitti, così come esssi sono definiti dalla Carta del Tribunale, gli imputati di seguito elencati […] Sono da ritenersi criminali i sottonominati Gruppi ed Organizzazioni (benché disciolti) in relazione ai loro scopi e ad i mezzi usati per condurli ad effetto ed in relazione al fatto che furono costituiti da membri quali gli accusati:

Die Reichsregierung; Das Korps der Politischen Leiter der Nationalsozialistischen Deutschen Arbeiterpartei; Die Schutzstaffeln der Nationalsozialistischen Deutschen Arbeiterpartei (S.S.); includente il Sicherheitsdienst (S.D.); Die Geheime Staatspolizei (Gestapo); Die Sturmabteilungen der N.S.D.A.P. (S.A.); e il Quartier Generale e l’Alto Comando delle Forze Armate Tedesche.

Dall’Atto di Accusa letto
il 20 novembre 1945 al Tribunale Internazionale di Norimberga, Germania

Il boia della Polonia confessa i suoi orrendi crimini nel Processo di Norimberga. La vera officina della morte era Auschwitz, in Polonia, ed è l’ex comandante del campo, Rudolf Ferdinand Franz Hoess, un uomo tarchiato e dal viso animalesco, che viene a testimoniare su quanto accadde, dal maggio 1941 alla fine del 1943, nel suo ‘lager’. Lo interroga l’avvocato Kauffmann, patrono di Kaltenbrunner, e Hoess risponde con indifferenza ed arroganza. “E’ vero” gli chiede il legale “che ad Auschwitz è stato distrutto un totale di due milioni di ebrei. ?”
Hoess: “Sì”
Kauffmann: “Uomini, donne, bambini ?”
Hoess: “Sì”
Kauffmann:”Ha mai sentito compassione per le vittime ? Pensava alla sua famiglia ed ai suoi bambini ?”
Hoess: “Sì”
Kauffmann:”Come era possibile allora per lei eseguire queste azioni ?”
Hoess:”Nonostante tutti i dubbi che avevo, l’unico argomento, e quello decisivo, era l’ordine dato da Himmler (al quale il Fuhrer tedesco, Adolf Hitler, demandò il comando delle operazioni delle S.S. chiamate ‘soluzione finale’ sulla questione ebraica, notaRDM)”

In un filmato proiettato in aula le atrocità naziste. Il fiom, muto, è una pellicola girata a Varsavia nel 1943 e ritrovata in una caserma delle SS ad Augusta. Le prime scene mostrano il ghetto: un palazzo in fiamme e tre o quattro ebrei che, circondati dal fuoco, si gettano dalle finestre del quinto piano. Poi una fila di donne nude fra le ali dei soldati tedeschi che le frustano; un uomo sui 30 anni ucciso a fucilate e due giovani decapitati senza ceppo a colpi di sciabola; infine un gruppo di ebrei bastonati a morte su di una piazza.
La proiezione dura un quarto d’ora e gli psicologi del carcere, Gilbert e Kelly, possono registrare le reazioni degli imputati. Goering si ripara il viso con il braccio destro (dirà più tardi:”un pomeriggio così bello rovinato da quella maledetta pellicola”); Streicher guarda impassibile; Schacht volge deliberatamente le spalle allo schermo; Hess segue con sguardo torvo ma interessato; Doenitz stringe i pugni e si copre gli occhi con le mani; Frank si morde le unghie; Ribbentrop guarda per qualche istante, poi gira la testa; altrettanto fa Von Papen. Keitel gioca con il filo della cuffia, si terge il sudore e ripete: “Furchtbar ! Furchtbar ! (Terribile ! Terribile !)”; Jodl esclama: “Quei porci delle SS !”; Funk getta un urlo […] Le prove portate in aula dai sovietici sono le più terribili. Il Tribunale ha un brivido di orrore quando un assistente dell’accusatore Smirnov depone sul banco davanti ai giudici una cassetta di vetro dalla quale estrae alcuni macabri trofei [si consiglia la lettura della parte seguente ad un pubblico non eccessivamente sensibile a scene raccapriccianti narrate, notaRDM].
Appena pubblico e giornalisti comprendono, un mormorio di sgomento percorre la sala: l’assistente, pallido come un morto, sta allineando l’una accanto all’altra tre teste umane, imbalsamate ma rimpicciolite alla grossezza di un pugno, dieci pezzi di sapone prodotto con il grasso umano ed un fascio di stringhe confezionate con pelle di donna.
Il giudice Biddle sembra non resistere a quella vista perché volge il viso; il vecchio professor Donnedieu de Vabres è sconvolto e finge di prendere appunti. Gli imputati sono diventati immobili tutto ad un tratto: Von Schirach, che stava masticando un biscotto, ha bloccato le mascelle.

(continua tratto da Ansa.It) – Fino a quel momento chi aveva scatenato una guerra, magari poi perdendola, non era mai stato chiamato a rispondere delle conseguenze davanti a una giuria internazionale. Erano gli Stati sconfitti e le loro popolazioni a essere considerati responsabili e come tali costretti a pagarne le conseguenze, anche sotto forma di riparazioni.
Questa volta invece le potenze vincitrici Usa, Urss, Gran Bretagna e Francia affidarono ad un tribunale militare, con quattro rappresentanti dell’accusa nella persona di Robert Jackson (Usa), Roman A. Rudenko (Urss), Sir Hartley Shawcross (Gb) e François de Menthon (Francia), il compito di giudicare i principali dirigenti del Terzo Reich, accusati di responsabilità personale nelle atrocità del nazismo.
Lo sterminio degli ebrei, dei comunisti, dei polacchi, degli omosessuali e degli zingari (in tutto oltre dieci milioni di persone) non fu incluso tra i capi di accusa, che comprendeva la congiura contro la pace mondiale, la progettazione e esecuzione di una guerra di aggressione, crimini contro il diritto di guerra e soprattutto crimini contro l’Umanità.
I 22 imputati, che alla fine furono in maggioranza giudicati colpevoli e condannati a morte per impiccagione, in pratica furono chiamati a rispondere solo di una parte dei misfatti del nazismo. Il maggiore responsabile, Adolf Hitler, non era presente in quanto si era suicidato nel maggio 1945. Alla fine furono emesse 12 condanne all’impiccagione (una in contumacia contro il segretario di Hitler, Martin Bormann) sette condanne a pene detentive e tre assoluzioni.

Testi Presenti Integrati e Redatti da
Roberto Di Molfetta

MATERIALE TRATTO, RIVISTO, CORRETTO
ED INTEGRATO IN MODO SISTEMICO DA:

– « Il Processo di Norimberga », collana “I Documenti Terribili”, A. Mondadori Ed.
– Ansa.It

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Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale. Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico. Poeta, sensibile, molto affezionato alla madre, è affascinato dalla conoscenza e dalla bellezza dell’Arte e della Natura, nonché dalla tenerezza degli animali. Ha fondato il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it

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