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Nella fase storica attuale possiamo considerare acquisita la conoscenza sul sistema di produzione economico-culturale occidentale come connubio storicamente egemone, a livello globale, tra deontologie professionali leggere ed deideologizzate, come quella giornalistica, una sinergia di alta tecnologia, che plasma e non soltanto assiste il lavoro umano e i suoi derivati, e un sistema di produzione, a base capitalistica di investimento, con cicli a tempi elevati e serrati di gestione delle risorse produttive umane (lavoro) e materiali (materie prime, patrimonio naturale ed artistico).

Al di là delle crisi fortissime che sta attraversando non solo sul piano dell’analisi progettuale storica di lungo termine, escatologica, ma su quello, evidente, della cronaca internazionale quotidiana, questo sistema, a modello capitalistico statunitense, perpetua una incentivazione delle preferenze dei componenti dello stesso sistema come meccanismo iniziale dei cicli di investimento della ricchezza non consumata; infatti, per perpetrarsi ai suoi ritmi, elevati ed incessanti, legati alla alta tecnologia e alla onerosità socioeconomica degli investimenti di risorse produttive nonché ai costi negativi per gli ambienti umano e naturale, questo stessa formazione storico-sociale produce non solo beni e servizi, ma ne genera incessantemente il relativo desiderio di acquisto, legato al consumo, affinché tutti o la maggior parte di essi siano accettati come richiesti e ne siano accettati i costi sociostorici (per le classi meno agiate, per la salute e l’ambiente, per i diritti dei lavoratori) legati alla produzione tecnica dei medesimi.

Ad esempio, la pubblicità legalmente e socialmente accettata nei mass-media, il più palese dei sistemi atti a creare o modificare preferenze nei mercati, induce spesso ad associare prodotti o servizi a stili di vita, a parametri di accettazione gruppale, generando legami psicologici e culturali tra entità reali o immaginate dal possibile consumatore acquirente, tramite meccanismi associativi, peraltro previsti dagli ‘addetti ai lavori’ quali gli esperti di comunicazione o i creativi.

Raggiunto l’obiettivo di creare un plusvalore particolare, legato ad un prodotto immesso nel mercato, un prodotto (o servizio) non viene giudicato solo tecnicamente (per il suo valore d’uso) o economicamente (il prezzo) dal consumatore, ma viene anche collocato spontaneamente dallo stesso in un sistema, individuale e psicosociale al contempo, di significati generati dai rapporti sociali tra cose, idee e persone. Viene considerato come parte costituente la visione del mondo personale, cosiddetta Weltanschauung; allontanandoci dal senso filosofico del termine, viene collocato gerarchicamente, cioé, all’interno della fitta rete di rapporti cognitivi che permettono all’individuo di attribuire un interesse relativo ad ogni cosa, persona, idea.

Dato che l’intento di pubblicizzare un prodotto, è accertato, seguito da una campagna pubblicitaria dai normali effetti, muta generalmente le preferenze nel mercato interessato, come quello nazionale nel caso di pubblicità interessanti l’intero paese, si può dire che decenni di mutamenti cognitivi, di aggiustamenti conoscitivi, di associazioni psicologiche anche forti (relative al modo di considerare eventi luttuosi) tra uno status symbol presunto o proposto e fenomeni sociali che lo integrano fattualmente assieme a valori antichi e consolidati, hanno prodotto una mutazione antropologico-culturale (cfr. l’intuizione di P.P. Pasolini, sociologo sui generis) affiancabile a quella creata dalle rivoluzioni tecnologiche, industriali, giuridiche e politiche post-belliche; una mutazione, appunto, di tipo socioculturale, di percezione dei significati condivisi e, di conseguenza, di atteggiamento rispetto ai valori che le stesse società hanno originato nei secoli; ciò conseguentemente all’intervento mercantilistico dei sistemi di cooptazione delle preferenze, intervento originato dai fini di investimento economico nei settori produttivi.

Questo riassetto conoscitivo è innovativo rispetto all’intera storia umana: un elettrodomestico riesce a permeare millenni di storia cristiana, ebrea, araba di legami tra valori di diversa importanza, attribuibili soggettivamente, derivati dalla storia umana e dal progredire tecnologico, culturale, scientifico.

Le decisioni di reclamizzare prodotti e servizi determinano non solo preferenze sugli stessi ma come i diversi valori devono essere riconsiderati, a lungo termine, in funzione dei prodotti (o servizi) di cui le persone si circondano. Valori di gruppo, stati psicologici, manufatti culturali, ragionamenti politici, meraviglie della tecnica, processi e richiami storici vengono rivisitati in funzione dei rapporti tra i cicli produttivi del sistema considerato e funzionalmente all’immagine che i protagonisti della spinta volta a modificare le preferenze dei pubblici hanno, visualizzabile, di fronte a loro (cfr. le teorie della Scuola di Francoforte a tale riguardo).

Le elités di un paese, o di un sistema di paesi (U.E. ad esempio) giungono a legare commercio, potere economico, finanziario e politico, partendo dal presupposto che l’importanza dei mass-media consiste sia nell’offrire immagini delle idee, delle persone, delle cose (e degli animali) sia nel suggerire, indirettamente o direttamente, i modi in cui quegli stessi protagonisti devono essere compresi, considerati, apprezzati, tollerati nella dimensione locale o globale.

Una visione d’insieme del mondo è plasmata oggi in gran parte dal risultato dialettico, nel mondo urbano occidentale, allorché storia umana e proposta mediatica interagiscono; informarsi, per un individuo parte del sistema considerato, è giudicare i propri punti di riferimento sociostorici a partire da ciò che esperisce quotidianamente delle esperienze passate e vedere, ascoltare come il sistema massmediatico, sistema inteso come rapporti fattuali vigenti nel settore, conferma o smentisce, parzialmente od in modo totale, questa visione iniziale. Quotidianamente il lavoro, la produzione agricola industriale e terziaria, il sistema valoriale, vengono vissuti direttamente dal mondo e rivissuti dialetticamente nella decontestualizzazione tematica dei media ed, infine, assimilati, giudicati; comunque non senza il doppio margine d’errore della storia vissuta contingentemente e nella narrazione massmediatica.

L’effetto-conferma per un individuo è sempre più la maniera in cui l’informazione e i meccanismi pubblicitari, percepiti come proiezione del reale, giudicano le sue decisioni, i suoi acquisti all’interno della dimensione produttiva, le sue opinioni sui fatti e protagonisti sociali, in cui le persone selezionate ed intervistate giudicano un fatto che riguarda altri protagonisti.

Si crea, così, un’agorà sociale che non ha eguali confrontata con quella dell’antica Atene, soprattutto congiungendo analisi del sistema mondo, utilizzo della rete globale Internet e fruizione costante di stampa e programmi televisivi.

Il sistema occidentale e la comunicazione di massa

Roberto Di Molfetta

Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale.
Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico.
Ha fondato infatti il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org
Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it
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