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Jane Jacobs, da nubile Jane Butzner, antropologa urbana, giornalista e attivista, nasce negli Stati Uniti, il 4 maggio 1916, a Scranton. Negli anni ’30 scrive articoli per diverse testate giornalistiche su vari temi, spesso sulle diverse industrie cittadini e sui quartieri in cui queste erano localizzate. Lavora come giornalista all’Office of War Information e nel 1944 si sposa con l’architetto Robert Hyde Jacobs, da cui prende il cognome.

Per 10 anni lavora alla rivista “Architectural Forum”, in cui attenziona l’osservazione dei progetti di urban renewal che interessano tutte le città americane in quel periodo e che diventeranno uno degli oggetti principali dei suoi studi.

Nel 1958 il direttore della rivista “Fortune”, William H. Whyte, le chiede di scrivere un articolo sui problemi urbani, e tale articolo attira l’attenzione della Rockefeller Foundation, che le offre una borsa di studio per studiare la città. Nel 1961 arriva alla pubblicazione del suo studio urbano più importante, il manoscritto “The Death and Life of Great American Cities”, che riscosse un grande successo.

Fu protagonista di due arresti, uno per il disturbo arrecato al Consiglio Comunale durante una seduta per l’approvazione di un’autostrada urbana, e l’altro a seguito di una protesta contro la leva obbligatoria , segnano il culmine dello scontro tra Jacobs e l’establishment: nel 1968 l’opposizione alla guerra del Vietnam e l’evitare che i figli in età di leva andassero in prigione come obiettori di coscienza, la spingono a lasciare New York per andare a Toronto.


Anche in questa città diviene un punto di riferimento per coloro che si oppongono alla costruzione di una grande infrastruttura, la Spadina Expressway. La cancellazione di questa autostrada porta all’eliminazione dell’intera rete e a dirottare gli investimenti verso il trasporto pubblico, una politica che la città di Toronto ha continuato a favorire fino ai giorni nostri.

Negli anni successivi alla pubblicazione di “Vita e morte delle grandi città”, la Jacobs si dedica allo studio dell’economia urbana, sia a livello micro, del funzionamento dell’economia nei vari tipi di città, sia a livello macro, del sistema urbano e del suo rapporto con l’economia nazionale. In tale scritto, la Jacobs attenziona ciò che caratterizza i quartieri, affermando che essi sono “un meraviglioso ordine che può mantenere sicure le strade e al tempo stesso rendere libera la città. È un ordine complesso, fatto di movimento e di mutamento, che è vita ma non arte”.

Per essere in grado di creare una diversità nelle strade e nei quartieri, secondo la Jacobs, sono necessarie quattro condizioni:

  • Il quartiere deve servire a più funzioni primarie, possibilmente più di due;
  • gli isolati debbono essere piccoli, in modo tale che le strade e le occasioni di svoltare gli angoli debbono essere frequenti;
  • devono coesistere edifici di diversa età e condizioni, in modo che siano diversi i redditi che i vari edifici debbono fornire per essere remunerati;
  • la densità di popolazione deve essere sufficientemente elevata, ciò significa, una forte densità di popolazione residente.

Le quattro condizioni, combinandosi tra loro, creano efficaci raggruppamenti economici di usi. Quando esse si siano realizzate, un quartiere urbano dovrebbe essere in grado di concretizzare tutte le sue singole potenzialità, per generare la diversità urbana, ma, se ciò non accade, anche la mancanza di una sola condizione distorcerà tali potenzialità.


Molti urbanisti pensano che la gente cerchi il vuoto, l’ordine e la quiete. Nulla di più falso, perché la gente si compiace dell’animazione e dalla vista degli altri. “Il quartiere – e, meglio ancora, il maggior numero possibile delle singole zone che lo compongono – deve servire a più funzioni primarie, possibilmente a più di due. Queste funzioni debbono assicurare la presenza di persone che popolino le strade a ore diverse e che, pur frequentando la zona per motivi differenti, abbiano modo di utilizzare in comune molte delle sue attrezzature” (Jacobs 2009, p. 140-142).

Da questi studi ne ricava due libri, il primo “L’economia della città” (1969), analizza la formazione e lo sviluppo delle città in diverse epoche storiche, in un percorso parallelo a quello che Mumford aveva svolto per quanto riguarda il binomio cultura/città, per arrivare a sostenere l’importanza della città come fonte di innovazione e motore della crescita economica.

Nel secondo libro “Cities and the Wealth of Nations” (1984) va all’attacco dei modelli economici che spiegano il funzionamento dell’economia e la sua struttura su base nazionale, in cui la pratica di usare le nazioni, invece delle città come unità geografica standard per l’analisi a livello macro, spiegherebbe i fallimenti della disciplina nella comprensione della crescita economica e delle sue dinamiche.

Invece l’uso delle città e sistemi urbani consentirebbe di superare le difficoltà che la disciplina incontrava nello spiegare alcuni fenomeni, come la stagflazione, la combinazione di disoccupazione e prezzi alti. Cinque sono i processi urbani considerati responsabili, secondo la Jacobs, della crisi urbana e che hanno come conseguenze fenomeni diversi, come la distruzione delle risorse naturali o l’incremento delle disuguaglianze sociali, rispetto ai quali vi è maggiore attenzione:

  • Il declino della famiglia e della comunità locale, alimentato dalla diffusione dell’individualismo e dalla cultura del consumismo;
  • Il sistema educativo che, evolvendosi, produce credenziali invece di fornirne l’istruzione di alta qualità;
  • Lo sviluppo della scienza e della tecnologia, che portano le persone ad allontanarsi dei problemi reali e guardarli con le lenti offuscate dell’ideologia;
  • Le trasformazioni del sistema fiscale e del governo, che è andato privilegiando i grandi interessi organizzati a danno del bene comune e dei principi democratici;
  • Il deterioramento degli istituti di autoregolamentazione delle professioni liberali, un tempo garanzia dell’operare degli esperti secondo principi etici e, oggi, incapaci di opporsi al declinare degli standard di comportamento e di evitare il ripetersi degli scandali.

Muore il 25 aprile 2006, a Toronto.

OPERE di Jane Jacobs

  • Downtown is for people, 1958, in W.H. White (a cura di);
  • The Death and Life of Great American Cities, 1961 (Ed. ITA 2009, “Vita e morte delle grandi città”, Ed. Einaudi);
  • The economy of Cities, 1969 (Ed. ITA 1971, “L’economia della città”, Ed. Garzanti);
  • The question of separatism, 1980
  • Cities and the Wealth of Nations, 1984;
  • Systems of Survival: A dialogue on the Moral Foundations of Commerce and Politcs, 1992;
  • The Nature of Economies, 2000;
  • Dark Ahead, 2004.
Claudia Coco

Claudia Coco

Claudia Coco è attualmente sociologa e collaboratrice ENASC (Ente Nazionale di Assistenza Sociale ai Cittadini), ANPIM (Associazione Nazione delle Piccole e Medie Imprese) e UNSIC (Unione Nazionale Sindacale Imprenditori e Coltivatori) presso la 5° Circoscrizione di Catania.

Laureata in sociologia presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali di Catania con tesi in Sociologia Urbana “Pratiche e approcci del vivere la città. Azioni, spazi e differenze “nei” quartieri di San Berillo”.

Si occupa attualmente di studi socio-antropologici presso i quartieri di San Berillo in Catania.

Per informazioni e contatti:
clacoco28 [chiocciola] gmail punto com
Claudia Coco

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