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In questi anni di affermazione tecnica, scientifica e tecnologica, si assiste ad un generale tentativo di accantonare gli strumenti antichi e in realtà mai tanto attuali dell’eloquenza, della retorica e della comunicazione come persuasione. Si assiste ad una analisi degli elementi comunicativi che li vuole essenzialmente buoni per il cinema, per l’intrattenimento, per il teatro, per uno studio, ormai obsoleto per la società, della poesia, si concede, attuali solo per alimentare il sistema consumistico tramite slogans a targets mirati e campagne sui mass-media propagandistiche e volutamente vuote di implicazioni non strettamente pubblicitarie.
Dobbiamo fugare i dubbi: le parole, la parola hanno una forza che trascende ambiti limitati, in cui si vorrebbero relegare le possibilità comunicative orali. Anzi, a dirla tutta, in un epoca in cui il sapere tecnico si è parcellizzato, atomizzato in ambiti multiformi e spesso chiusi, per addetti ai lavori, a maggior ragione ciò che parla maggiormente ai cuori, che risveglia sentimenti congelati da una società di massa, ciò che polarizza insieme la nostra enciclopedia personale del sapere e i nostri impulsi più profondi, è ancor di più la capacità, di emozionare, di informare in modo da convogliare attenzione su di un punto di vista rispetto ad un altro: la capacità di guidare gli altri attraverso la parola.
Indubbio che il flusso comunicativo non si nutre della propria forma, ha bisogno di ardere legna che sia qualcosa di cui parlare: la gente non vuole perdere tempo, è diffidente per malizia, storia globale e talvolta personale verso chi vuole riempirti di parole.
Ma mentre si erigono barricate contro i piazzisti del nostro animo, in realtà viviamo immersi in un mondo che, anche oggi, nella globalizzazione dei saperi, della scolarizzazione più pronunciate, si abbevera di interazioni quotidiane in cui si vi sono persone che, parlando, “creano un mondo intorno a loro”. Abbiamo avvocati, amici, presentatori e giornalisti TV, scrittori, pubblicitari, commercianti, politici, moltitudini di uomini con i quali veniamo in contatto dalla culla alla tomba che ci spiegano il mondo oppure un prodotto, e nel fare questo propongono due piani: nel primo, comunicano sinceramente con noi; nel secondo, fanno opera di persuasione, di convinzione e, non poche volte, opera di manipolazione, anche in buona fede.
Le parole giuste, le parole emozionanti, le parole che uno vuol sentire, le parole più belle portano il nostro cuore a guidare il nostro pensiero, dall’intenzione di acquisto al voto politico, dalla fiducia come amico o amante alla cecità verso altre istanze, fino alla sottomissione all’altrui volere in un religioso che parla in nome di un dio.
Noi siamo portati, nell’epoca dell’ingegneria, della tecnica, della produzione industriale su vasta scala, a sottovalutare quell’arte antica e nel passato molto pregiata, presso gli antichi Romani, che vuole che chi sa convincere il popolo delle proprie tesi sa dominare poi la volontà e l’appoggio per il proprio dominio giudiziario e politico. Senza vedere necessariamente un novello Cicerone nel nostro fruttivendolo di fiducia, o credere che basti la parola per modellare la Storia a nostro piacimento, possiamo però benissimo vedere che, per esempio in politica, vengono così altamente considerate le dichiarazioni dei protagonisti, da accantonare spesso la corrispondenza tra programmi elettorali e atti di governo.
In sostanza, la parola è arma così potente da nascondere dietro battaglie polemiche i fatti compiuti dai politici, quando sembra tacio che il buon amministratore non si misura con le promesse, ma con azioni concrete volte al beneficio comune.
Se vogliamo, siamo tutti pronti a giurare di guardare ai fatti nel giudicare, ma in realtà una parte di questo giudizio è formulata inconsciamente tramite l’azione che nasce dalle parole altrui, dalle opinioni, anche quelle assolutamente erronee e strampalate. L’influenza dei discorsi altrui inoltre, muta in base all’intimità, all’affetto, alla stima giustamente o ingiustamente riposta in chi ci parla. Quante volte siamo persuasi da un amico, da un genitore, da una compagna senza che essi abbiamo realmente detto nulla che non potevamo già sapere o controbbattere addirittura ?
Non si vuol negare che ricchezze, benessere fisico, attrazione sessuale, gloria, principi e valori religiosi permangano nella loro importanza per noi, nosostante parole e discorsi. Si vuole invece notare come il nostro pensiero è talmente influenzabile che siamo pronti a cedere le nostre ricchezze a chi ci persuade del grande affare (penso ad esempio alla pubblicità o al classico imbonitore televisivo), ad osare di più con la nostra amata persona a rischio di compromettere il nostro rapporto, a cambiare i nostri modi di pensare se persuasi che qualcuno non merita la nostra fiducia (penso al voto politico).
Tutto ciò può avvenire perché una persona, un’organizzazione, un partito politico sono abili nel comunicare con noi ed in questa comunicazione inserire quelle sementi che, germogliando, ci porteranno a mettere radici stabili in un campo del pensare e dell’agire che loro vorranno. Chiamandola eloquenza, chiamandole chiacchiere, non vanno ignorate mai per la loro forza atavica. Potrebbe essere, dopo, troppo tardi, e ci si potrebbe trovare con l’irrecuperabile senzazione di aver speso il proprio tempo, la propria energia, la propria vita nel vivere un mondo irreale costruito soltanto a parole.
Quelle parole che strapperanno sempre un applauso, un si, una firma e la cui potenza comunicativa sarà sempre presente, in qualsiasi era veramente, e ancora, umana.
La magia della parola, la potenza della comunicazione

Roberto Di Molfetta

Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale.
Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico.
Ha fondato infatti il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org
Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it
La magia della parola, la potenza della comunicazione

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