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Scienza Politica: Interesse personale, interesse sociale
Un possibile punto di vista per la scienza politica

La Scienza Politica – Gli esseri umani, esseri viventi con peculiarità fisiche, psicologiche, cognitive considerabili per la loro presenza o assenza, riscontrabili mediante osservazione diretta, sono portatori di bisogni fisici, psicologici e di particolari esigenze volontarie. Nel vivere associato e nel suo sviluppo storico questi stessi bisogni trovano riconoscimento personale e sociale tramite istinti primordiali, desideri inconsci e volontà conscie, i quali, tutti, insieme formano volontà singolari e generali. Abbiamo volontà diverse per misura e rapporti differenti rispetto a contesti strutturali sociali da determinare qualitativamente e quantitivamente.
Dalle spinte al soddisfacimento dei bisogni sopraconsiderati, e cioé le istanze fisiologiche, psicologiche e conscie, cioé dagli interessi personali dei diversi esseri umani, usando con interesse un termine che contenga significandoli i precedenti assunti, scaturiscono universalmente gli interessi personali e di gruppo, intesi come predisposizione oppure attività personale e gruppale a ricercare e ad ottenere perennemente od in modo temporaneo quegli stati materiali, interindividuali, di gruppo o, con più vasti rapporti oggettivi, sistemico-sociali, i quali permettano di trasferire l’individuo dallo stato di insoddisfazione a quello desiderato. Condizione dell’essere e del divenire cioé, che gli esseri umani presumano, anche senza logica alcuna, soddisfacenti per i loro bisogni percepiti.

Con interesse personale o di gruppo, pertanto, s’intende sia il desiderio volontario quanto il non pienamente conosciuto oggettivamente quanto quello inconscio, con riferimento ad ogni sentimento che si possa con ciò classificare. Abbiamo perciò un interesse, parola intesa come eticamente neutra, non relativo ad un reale stato di benessere ottenibile ma, piuttosto quello che gli individui o i gruppi (nazioni, famiglie, aziende ad esempio) percepiscono come desiderabile, considerando la fattibilità futura del medesimo in misura non necessariamente razionale o completamente informata ed oggettiva ma, comunque, oggettivamente presente come proiezione di forza, impegno e lavoro fisico ed intellettuale umano.

Un’opinione infatti, anche presupposta come completamente sbagliata o generata da un obnubilaménto conoscitivo, che però produca effetti sociali, è comunque un fatto rilevante per le scienze sociali, indipendentemente dai criteri di realtà astratti usati nel giudicarla. L’opinione è sempre un fatto rilevante per la scienza politica poiché genera con probabilità fatti notevoli quando riveste la sfera dei bisogni personali degli individui e perciò determina il sistema politico con espressione funzionale degli stessi. Discostandoci dal comune dibattito filosofico, quantunque importante, possiamo considerare perciò, richiamando quanto scritto, le varie situazioni, protagonisti e fasi politiche nell’agire politico storico più facilmente oggetto di ricerca scientifico-politica quando il procedimento di interpretazione e confronto dei fatti ha inizio da un unico postulato, possibile da riscontrare come fulcro centrale in ogni atto che s’intenda essere politico, e, conseguentemente, in ogni possibile analisi scientifica futura delle sue concrete conseguenze: l’interesse (e, dialetticamente, l’assenza di interesse).

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Non vi dovrebbe essere studio politico che non cerchi di considerare, storicamente o contestualmente, i fatti politici come proiezioni concrete di interessi umani. La politica cattolica è interesse di istanze di persone cattoliche e, dialetticamente, di chi ha interessi non coincidenti o anche conflittuali con le medesime; la politica di una lobby è interesse dei componenti della stessa, convergenza-innovazione contingente o di lungo termine di convergenze settoriali economiche, politiche, corporative; la politica stalinista del dopoguerra era interesse di Stalin ed insieme del PCUS, cioé il partito unico, ma era anche determinata, dialetticamente, dagli equilibri internazionali e dai rapporti di forza militare, ideologica, geografica, economica, storico-sociale e perciò strategici che, a torto o ragione, l’Unione Sovietica non poteva né ignorare né determinare unilateralmente.
La scienza politica può essere sommamente oggettiva quando, distogliendo l’attenzione dalle manifestazione ideologiche e comunicative ufficiali, relativizzi comportamenti, culture e relativi fatti storici da questi realizzati come “fotogrammi materiali” del tempo e del luogo considerato, qualificando e quantificando variabili storiche, sociali come espressioni degli interessi che hanno spinto gli individui ad avere comportamenti politicamente rilevanti.

Volendo fornire esempi cogenti esempi nel vivere associato e nel suo procedere storico in ogni luogo dell’utilità classificatoria sul minimo comun denominatore ‘interesse’, abbiamo gli interessi individuali e di gruppo dei monarchi, di rappresentanti del popolo, di interessi popolari, delle elites, di classi professionali e lavorative, sociali, imprenditoriali, accademiche, statali; proponendo modelli esistenziali, culturali e legislazioni alternative abbiamo interessi contrapposti tra sessi nei diritti di coppia, nell’educare i figli, tra modelli etici sulla genesi della vita e la sua conservazione, tra religioni concorrenziali nel proselitismo, tra gruppi informali sulle decisioni comuni come nelle amicizie, nelle comitive, ed in ogni rapporto informale, tra formazioni partitiche nella contrapposizione organizzativa ed ideologica, tra familiari o tra conoscenti per l’affermazione di specifici interessi particolaristici o le rivalse rispetto a sentimenti e stati d’animo, a somiglianze fisiche e psicologiche, a differenze di status, età, ruolo sociale, pratiche comunicative, rituali, abitudini, professioni, culture, opinioni, qualità e studi personali, dispute su teorie scientifiche e filosofiche, giudizi critici ed estetici.

Volendo evitare di prendere posizione etica sull’eterogeo agire umano, la scienza politica come conoscenza oggettiva e non ideologica dell’azione politica nelle diverse società e dei modelli teorici di stato e di governo, può trarre sicuramente vantaggio dal riformulare l’analisi insieme politica e sociale alla luce di un postulato teorico semplice che, inevitabilmente, qualunque analisi che si presume conoscitiva ed oggettiva dell’azione politica considerata non può ignorare senza contrapporre, confondendole, la neutralità della scienza come momento conoscitivo con i giudizi sociali sull’azione politica da intraprendere ed intrapresa, che appartengono piuttosto al momento delle decisioni e delle scelte di un sistema sociale dato.

Scienza Politica Trattazione della disciplina

La Scienza Politica

La politica, dal greco poleis (città), era nell’antichita l’arte del governo della società. S’intende con il lemma politica sia l’attività intrapresa e considerata da parte dell’insieme di coloro che governano, insieme che può essere costituito anche da un solo individuo, sia il confronto avente il fine di accedere all’esercizio del medesimo governo.

La scienza politica – Studia empiricamente il sistema politico e le interazioni tra le unità rilevanti al suo interno. Crea spiegazioni dei fatti politici evitando, come le altre scienze sociali, che i giudizi morali non informati, le distorsioni etiche, le posizioni individuali nell’arco socioculturale ed economico di provenienza come limite culturale più che come fattore conoscitivo positivo e propositivo, le aspettative di benessere personali, di gruppo o nazionali, le sollecitazioni psicologiche provenienti dall’accumularsi di sentimenti, stati d’animo od autentiche patologie sociopsicologiche, ostacoli irrazionali alla stessa attività politica, producano distorsioni sia alla costruzione di discorsi scientifici oggettivi e veritieri nell’interpretare la realtà dei fatti politici sia nel considerare e prevedere l’agire umano, risolvendo problemi politici con parametri scelti poiché conosciuti nel miglior modo possibile date le condizioni di studio.

Agli stadi iniziali di ricerca della moderna scienza politica sta il comportamentismo del primo Novecento, una strada che consentiva di evitare l’appiattimento della disciplina sulle scienze giuridiche o filosofiche, rivendicando uno spazio e una metodologia autonoma per lo studio dei fatti politici. Come notò Giovanni Sartori (ad esempio in “La politica”, 1979), la difficoltà nasce dal fatto che non esiste un criterio ordinatore esclusivo dei fatti politici, come invece si trova nella filosofia (ricerca della verità), nell’etica (ricerca del bene), nell’economia (ricerca dell’utile).
In assenza di una chiave interpretativa sua propria, la disciplina politica è costretto a scendere di livello, attestandosi sui luoghi della politica, sul ‘cosa’ e sul ‘come’ della politica. Si chiarisce così l’attenzione privilegiata della scienza politica per il sistema politico, luogo in cui si formano decisioni politiche, intese come decisioni collettivizzate prese da pochi per molti, sovrane sovraordinate a tutte le altre, che hanno validità erga omnes e sono dotate di forza cogente. Solo le decisioni politiche possiedono tutte queste caratteristiche e le loro peculiarità sono tali da poter essere autonomamente studiate con uno specifico approccio disciplinare. Tra le principali aree studiate dalla scienza politica si possono ricordare le seguenti: politica comparata, relazioni internazionali, sistemi elettorali, partecipazione politica, comportamenti di voto, gruppi di interesse, burocrazia, parlamento, governo, transizioni di regime, sistemi di partito.

Politica, governo e stato – Con la nozione di politica si intendono i mezzi attraverso i quali viene usato il potere per stabilire la portata e i contenuti delle attività governative. La nozione di governo è qui usata in riferimento alla regolare formulazione di politiche e decisioni da parte dei funzionari di un apparato politico. Uno stato-nazione va inteso come come un apparato politico, cui è riconosciuta la sovranità entro i confini di una delimitata sfera territoriale e, con la sovranità degli stati democratici moderni, determinati diritti. I diritti delle moderne statualità sono civili (ad esempio libertà), politici (ad es. diritto al voto, accesso alle cariche pubbliche), sociali (ad es. assistenza sanitaria, sussidio di disoccupazione).
Un partito politico può essere definito come un’organizzazione orientata al conseguimento del controllo legittimo del potere attraverso il processo elettorale e i relativi poteri di rappresentanza che con esso può assumere tramite il meccanismo di mandato tipico degli apparati politici rappresentativi.

Conformità e devianza – La devianza può essere definita come non conformità a una data norma o ad un complesso di norme che siano accettate da un numero significativo di individui all’interno di una comunità o di una società. Tutte le norme sociali sono accompagnate da sanzioni che promuovono la conformità e proteggono dalla mancata conformità. La sociologia ha fornito teorie di tipo biologico o sociologico per spiegare la predisposizione degli individui alla devianza come non conformità.

Della definizione della Scienza Politica

“La politica è una scienza” – scrisse Lenin – “essa è infatti la scienza della politica. Non si può improvvisarla e meno che mai pretendere di conoscerla solo perché ci riguarda direttamente, perché ciascun nostro atto è politico.”
Il contrario è, come attività comune, la norma, cosa osservabile non grazie solamente alla politica o alla scienza della politica ma a tutto l’impegno scientifico degli studiosi sociali: Lenin desiderava applicare metodo e coerenza ai sui ragionamenti e comportamenti politicamente rilevanti che, nel caso degli statisti, è cosa cognitivamente legata, in modo bidirezionale, alla loro predisposizione psicologica, culturale ed ambientale, ad impegnarsi nell’agire politico ed a compiere atti intenzionali volti a realizzare coerentemente strategie e tattiche, aventi come obiettivo il perseguimento di un piano definibile come politico.
Ma la maggior parte degli esseri umani, anche di enormi risorse potenziali intellettuali, non persegue il soddisfacimento di interessi personali o di gruppo con intenti politici e scientifici al contempo. La sociologia, la psicologia sociale, la storiografia, e ancor più l’economia, dimostrano scientificamente come l’uomo consolidi abitudini, stereotipi, emozioni che possono essere contemporaneamente al centro di atti considerabili politici ma che di scientifico nulla possiedono poiché determinati da impressioni, suggestioni, addirittura coinvolgimenti personali in questioni lontanissime dalla soluzione al problema politico che pure gli individui vorrebbero risolvere e, con ciò, usare per la realizzazione dei propri desideri.

Il problema centrale dell’attività politica concreta, come è possibile considerare rileggendo quanto fin qui esposto, è che tutti gli esseri umani perseguono il soddisfacimento di interessi personali ma non tutti possiedono, per capacità, attitudine, contesto storico e socioambientale a lungo termine, impossibilità per tempo, condizioni temporanee, condizioni fisiche proprie ed altrui, impedimenti accidentali come contingenze, determinanti psicologiche e culturali in senso generale, l’abitudine a definire scientificamente strumenti per raggiungere altrettanto coerentemente obiettivi definiti e determinati.

Questo significa che la politica, l’arte del governo nel senso che più gli appartiene e si vuol significare, non è affatto scientifica ma può esserlo; ma una scienza politica, che ha come oggetto di ricerca ed osservazione la politica medesima ma che con essa non si identica, attività teorica e non pratica, è tautologicamente scientifica e deve esserlo. Da Hobbes, in congiunzione con le altre scienze sociali, si può riprendere il concetto di studio dei propositi e degli atti politici come oggettivamente conoscibili, al pari della geometria, al fine di migliorare il governo pratico degli uomini, di eliminare la conflittualità che deriva dalla difesa di interessi sociali contrapposti, mediante una disamina di possibilità politiche alternative al conflitto, conoscendo però quei motivi insieme storici, sociali e culturali che incarnandoli nelle stesse persone viventi lo generano, non contravvenendo per metodo mai alla oggettiva determinazione di interessi perfettamente conosciuti.

Scienza Politica: Della condizione dell’uomo

Jean Jacqueau Rousseau
Affermazioni da « Il Contratto Sociale »

Glosse: Roberto Di Molfetta

L’uomo è nato libero, ma in ogni luogo egli è in catene. Anche chi si crede padrone degli altri, non cessa tuttavia d’essere più schiavo di loro.

Glossa di Roberto Di Molfetta: il pensatore francese partendo da prospettive intrise di polemica moralizzazione del discorso sulla libertà, assume come dato di fatto una presunta mancanza di libertà paragonabile alla detenzione o alla mera schiavitù. La prerogativa filosofica della polemica è però fuorviante nell’opera definitoria delle scienze politiche: in quanto scienza, la scienza politica non giudica i fatti rispetto a valori di principio presupposti soggettivamente; così facendo, le persone che maggiormente hanno informazioni personali o che, psicologicamente, sono più portati a anteporre ogni esperienza personale di limitazione della libertà assoluta individuale, fosse anche il rispetto della pletora di leggi giuridicamente vincolanti dell’era moderna, a quelle che sono le libertà personali e sociali di intraprendere attività diverse quotidianamente ed anche per lunghi periodi di tempo, tenderebbe ad evitare una ponderata azione conoscitiva sull’esperienze politiche nelle diverse fasi evolutive della politica di ogni epoca, adattando più i diversi fatti e luoghi al proprio umore che le idee e le conoscenze personali alle statiche e alle dinamiche sociali ed insieme politiche reali.

Una scienza politica seria e lungimirante desidera porsi come guida teorica di ogni analisi precisa e puntuale delle infinite capillarizzazioni fattuali dell’agire umano con prospettive di interesse politico e politologico, al fine non di complessificare le conoscenze ma di renderle più attinenti alla storia ed al reale, tramite l’esplicita convergenza discorsiva di tutte le strutture logiche che possano definirsi quantomeno simili se non uguali.
Definire perciò tutti gli uomini in catene è un modo di livellare ad una le infinite differenze, francamente osservabili al di là delle frasi di sicuro effetto che pur costituiscono una stimolante e pungolante lettura, che sussistono tra i limiti alla libertà, ad esempio, tra cinesi nella repubblica popolare cinese odierna e potere centrale, tra la servitù della gleba russa nel periodo di fine ‘800 e la Corona zarista, partendo però con la macrodifferenza lapalissiana tra le libertà individuali dei cittadini dell’Unione Europea rispetto a quelle consentite agli schiavi negli Stati Uniti nei primi anni dopo l’indipendenza.

La scienza politica può occuparsi, così, con attenta critica oggettiva, sia della legittimazione del potere dei governanti di limitare le libertà individuali in vista di un interesse collettivo per i modi, i tempi, i luoghi, le eccezioni, i rapporti e l’incidenza rispetto ad altri parametri sociali (come la ricchezza personale o quella nazionale, l’età, il sesso, la libertà religiosa ed i modi con cui può essere concretamente professata o tollerata), sia delle cause esterne che fossero intervenienti nel modificare queste stesse prospettive politiche, sia di ogni altro aspetto vertente il bene in assoluto più determinante nell’agire politico e sociale, la libertà, intesa sia come possibilità sia come legittimità.

In queste il capo riproduce l’immagine del padre, il popolo quella dei figli, e tutti, essendo nati uguali e liberi, non cedono la loro libertà se non per la loro utilità […] Io dico dunque che la sovranità, altro non essendo che l’esercizio della volontà generale.

Glossa RDM: secondo Rousseau, vi è una presupposta volontà di tutti nel creare la legittimità statale e perciò dei governanti, delegati o meno, a governare con il consenso. Invero nei secoli storicamente passati raramente si notano Stati sorgere per acclamazione quanto piuttosto per abitudine e coercizione consuetudinaria (ad es. Antico Egitto) o con l’uso della forza (ad es. l’inclusione della città di Roma nel Regno d’Italia); i popoli che condividono storia, familiari, territorio, cultura, linguaggi semplicemente considerano l’ordine sociale come un secondo ordine naturale; essi vedono cioé la costruzione sociale della realtà come una realtà naturale, in quanto l’immane quantitativo di simboli, bellezze, ricchezze, cultura, sentimenti li legano al territorio nazionale e, soprattutto, alla serie di legami culturali con cui la visione del mondo, ricevuta in eredità dalla contingente prospettiva storica, permea scelte ed informazioni in loro possesso sulla possibilità, anche teorica, di trovare altri poteri legittimi oltre quello che si è instaurato nel periodo e territorio storicamente da loro condivisi.

Scienza Politica: Della condizione dell’uomo

Ralf Dahrendorf
Sunto di alcune idee di « La libertà che cambia »

Glosse Roberto Di Molfetta

La libertà riguarda le chances di vita cioé le opportunità; le chances di vita sono un concetto sociale, strutturale.

Glossa RDM: non è l’uguaglianza delle leggi ad essere determinante affinché la privazione istituzionale delle libertà individuali sia reale ma bensì la loro applicazione sostanziale, quando questa è rappresentata da medesime minime condizioni sociali che consentano il rispetto, inteso come azione applicante, delle regole formali stesse, insieme a meccanismi sanzionatori delle violazioni che si applichi in modo uniformemente uguale a tutti, ivi incluse medesimi identici rapporti ed azioni tra cittadini ed apparati istituzionali interessati (stesse pene per stessi reati con relativi fattori aggravanti ed attenuanti, medesime sanzioni per medesimi illeciti, identiche spinte e pressioni culturali, psicologico-sociali oltre che amministrative, processuali, per degli identici comportamenti considerabili).

Utile avvertire l’esigenza che l’attività politica non si riduce all’approvazione di leggi formalmente ineccepibili, come dei poemi metricamente perfetti ed esibenti una etica politica immaginabile solamente attraverso la lettura delle formulazioni giuridico-lessicali, degli enunciati aventi forza coercitiva teorica, come ad esempio i commi ed articoli in cui suddividere normative di varia natura giuridica, ma crei le condizioni politiche e progettuali, con l’ausilio di solidi riferimenti teorici, propedeutiche affinché tutti i cittadini nel territorio dello Stato sovrano possano e non solo debbano applicarle, tenendo conto degli squilibri sociali, geoculturali e di contingenza storica che rendano le leggi stesse perfette alla luce dell’analisi giuridica, ma inadatte espressioni del potere di imperio politico-istituzionale, applicabili solamente attraverso la mediazione e l’elasticità mentale e sociologica dei funzionari, amministratori, magistrati, tecnici chiamati dal potere istituzionale a renderle esecutive.

Scienza Politica Trattazione della disciplina

Sunto di idee dahrendorfiane – Le opzioni sono costituite da diritti positivi e da disponibilità di beni, e sono possibilità di scelta, alternative di azione nelle strutture sociali. Divisione del lavoro, diritti civili e crescita economica hanno esteso e moltiplicato le opzioni. Sono strumenti di opzioni sociali il denaro, il potere e il diritto.

Glossa RDM: l’azione politica difficilmente può creare i legami sociali che essa stessa utilizza come bacino ideale o ideale-ideologico, quali le religioni, le culture etniche, familiari, i relativismi geografici, ma può distruggerle o modificarle rendendole profondamente diverse: questa eventualità è ed è stata sempre presente nel percorso storico umano ed è connaturata, inevitabilmente, con l’azione politica come intervento di potere dello Stato negli interessi di altri individui, al punto di arrivare a mutare drasticamente l’assetto culturale e sociale di un territorio e di una pluralità di nazioni.

Con il consolidamento storico delle moderne democrazie occidentali, a causa delle difficoltà intrinseche della creazione di prospettive nuove ed insieme utili che non siano miglioramenti tecnologici d’avanguardia di settore (informatica, telecomunicazioni, ecc), del controllo e del conformismo sociale come garanzia di stabilità, della fondamentale stabilità analitica culturale massmediatica nel lungo periodo, dell’attività politica volta al mantenimento amministrativo degli equilibri di potere che hanno permesso alla classe politica di emergere, tendenzialmente la maggior parte dell’assetto sociale, nella maggior parte del tempo, è in evoluzione, senza modificarsi radicalmente; è perciò dominante una politica moderatamente riformatrice ma fondamentalmente capace di stabilizzarsi intorno ad un capitalismo di seconda generazione, legato tanto all’industria quanto ai processi di diffusione e razionalizzazione da essa scaturiti e traino socioeconomico, come è la società dell’informazione, della comunicazione, delle tre flessibilità (ideologica, etnica, lavorativa).

Nota RDM: considerando la storia umana, si può sostenere sola ed esclusiva una possibile interpretazione dei fatti umani, eticamente neutra, che ne giudichi una comune matrice nell’ottica scientifica e politica: l’esercizio del potere è sostegno di interesse, personale o altrui; il potere medesimo, in senso sociale generale, è una qualsiavoglia capacità d’intervenire nei fatti umani cambiandoli, creandoli, eliminandoli o di mutarne l’interpretazione attuale e la comprensione futura; l’altra possibile accezione del potere è quella relativa al potere come autorità legittima, quale possono essere le istituzioni. Quando l’esercizio del potere riguarda l’attività, scientifica o meno, di governare i gruppi umani organizzati secondo una forma statale abbiamo l’attività politica più squisitamente tecnica.

Scienza Politica: Dei modelli di stato

Forme politiche elementari come modelli-guida analitici possono derivare dalla speculazione teorica sulle primitive strutture sociali, e dell’attività politica razionale, unite al relativo classificare la disposizione del potere in relazione al numero degli esercitanti l’attività politica stessa nel ruolo di governanti; con governante si intende, con chiave logica semplificatoria e sintetica, ogni potere legislativo, amministrativo, giudiziario; abbiamo, con ciò, tre modelli teorici di governo, richiamando direttamente così l’opera del filosofo greco Aristotele:

Il governo in cui ufficialmente a comandare è il popolo: democrazia.
Nelle democrazie odierne il potere è delegato, non ceduto, a rappresentanti del popolo medesimo.

Il governo in cui ufficialmente a comandare sono pochi: oligarchia. Esempio: i regimi aristocratici.
Nelle democrazie moderne il potere non è mai formalmente oligarchico, poiché chi esercita l’attività governativa s’intende non depositario del potere ma rappresentante di un potere non personale, quello della maggioranza della popolazione. In questo caso l’analisi delle forme per cui il potere reale può essere oligarchico pur in presenza di democrazia formale è spettanza di dinamiche studiate dalla sociologia politica. Possiamo avere quindi oligarchie di diritto, aristocratiche, e di fatto, lobbistiche.

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Il potere di un singolo: monarchia.

È possibile integrare lo schema aristotelico con la dittatura, espressione di una monarchia non dinastica, accentratrice di potere carismatico che assume forma particolare, potere legittimato da eventi non storicamente determinati a lungo termine in modo lineare.

Il Partito Politico
Classificazione dei partiti e tipologie partitiche moderne

Vari sono i criteri in base ai quali sono costruite le tipologie dei partiti. Una prima distinzione, nell’ambito della ricerca sociologica, è tra polipartitismo, cioè regimi in cui sono presenti vari partiti; bipartitismo, cioè regimi a due partiti; monopartitismo, cioè regimi a partito unico.

· Il polipartitismo caratterizza le democrazie dell’Europa Occidentale, ad eccezione della Gran Bretagna. Nei sistemi polipartitici nessun partito, in genere, possiede una solida maggioranza assoluta e si tende a ricorrere a governi di coalizione in cui più partiti, in proporzioni diverse, costituiscono la maggioranza governativa mentre altri costituiscono l’opposizione politica. In questo sistema politico sono frequenti le crisi di governo.

· I sistemi bipartitici sono caratteristici dei paesi anglosassoni che hanno preso a modello il tradizionale sistema inglese. In essi il partito di maggioranza detiene stabilmente il governo, mentre l’altro esercita l’importante funzione di critica e controllo, attraverso l’attività di opposizione. In Inghilterra si è giunti a riconoscere ufficialmente l’istituto dell’opposizione che dispone di un “governo ombra”. Il sistema bipartitico, tuttavia, non esclude la presenza di partiti minori, come il partito liberale inglese.

· I regimi a partito unico sono una tipica istituzione del secolo ‘900, per quanto già nel “Manifesto” di Karl Marx e F.Engels del 1848 l’affermazione che i comunisti non costituiscono un partito a sé, ma rappresentano l’intero proletariato nella sua missione storica, sottintendesse già l’idea, sviluppata dal comunismo moderno, di un solo partito quale espressione della volontà del proletariato.

Notevoli differenze sussistono comunque tra i vari regimi a partito unico. Infatti, tra gli esempi storici di monopartitocrazia figurano il Partito Comunista dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il Partito Repubblicano del Popolo, promosso in Turchia da Kemal Ataturk; il Kuomintang (Partito Nazionale del Popolo), creato in Cina da Sun Jatsen; il Partito Nazionale Fascista Italiano; l’Unione Nazionale Portoghese, creata per sorreggere la dittatura di Antonio de Oliveira Salazar; il Partito Nazionalsocialista Tedesco; il Falangismo spagnolo; il Partito Rivoluzionario Istituzionale messicano e così via discorrendo.
Altre tipologie distinguono tra partiti democratici e partiti autoritari, sulla base della loro struttura e funzionamento interno. Altre tipologie distinguono tra partiti a struttura diretta, in cui il rapporto tra partiti e affiliati è diretto, e partiti a struttura indiretta in cui, come nel caso del laburismo inglese, oltre agli affiliati a titolo personale, aderiscono istituzioni collettive, come sindacati, cooperative, mutue e associazioni varie. Un’altra distinzione è quella tra partiti filosofici, legati a un patrimonio dottrinario e partiti utilitari che non richiedono agli aderenti l’adesione a una dottrina precisa, tendendo invece ad ottenere il maggior numero di adesioni e avendo come scopo principale la conquista del potere.

Comuni sono le distinzioni tra partiti conservatori, riformisti e rivoluzionari; tra partiti di destra, di centro e di sinistra, con le varianti di centro-destra e centro-sinistra; tra partiti costituzionali e anti-costituzionali.

Storicamente importante è la distinzione tra partiti di opinione ed i partiti di massa, i primi caratteristici del 19° secolo ed i secondi del 20° secolo. A questa classificazione sfuggono tuttavia partiti come quelli laburista e conservatore inglesi ed inoltre i democratico e repubblicano statunitensi che, per dimensioni, sono partiti di massa, ma presentano caratteristiche organizzative molto più vicine ai tradizionali partiti di opinione.
In genere gli aderenti ai partiti d’opinione provengono da strati sociali diversi, sulla base di istanze riformistiche nell’ambito delle istituzioni esistenti. Inoltre il partito d’opinione è caratterizzato da una organizzazione rudimentale, a differenza del partito di massa che dispone di un complesso apparato.
A Max Weber si deve la formulazione di una classificazione tipologica dei partiti che li distingue con all’interno capi-partito, i membri attivi del partito, che possono esplicare attività di controllo, membri non attivi, questi mobilitati durante le campagne elettorali e in situazioni eccezionali di lotta per il raggiungimento potere; inoltre i mecenati del partito, fenomeno caratteristico dei partiti borghesi.
L’organizzazione di grandi partiti di massa ha consentito a un numero crescente di persone di intervenire direttamente nella lotta politica. Contemporaneamente essa ha però determinato la creazione di complessi apparati di partito, cioè di strutture burocratiche che tendono a creare un distacco tra i partiti e il corpo elettorale che li esprime, producendo il fenomeno chiamati partitocratici.
Tendenze oligarchiche e burocratiche sono presenti in tutti i grandi partiti di massa che operano attraverso un sistema di deleghe, corrispondenti ai vari gradi di partecipazione popolare. Vi è inoltre un lento adattamento delle posizioni ideologiche dei partiti alle nuove esigenze delle continuamenti mutanti società.
Essi comunque costituiscono tuttora gli organismi più rappresentativi di una società democratica, offrendo a chiunque la possibilità concreta di partecipare attivamente alla vita pubblica e quella teorica di incidere, se pur di misura, direttamente sulla vita democratica delle nazioni.

Scienza Politica
Bibliografia e Sitografia di Riferimento

1) Anthony Giddens, Sociologia, Il Mulino
2) Wikipedia.Org
3) J.J.Rousseau, Il contratto sociale
4) D.Fisichella, Lineamenti di scienza della politica, Nuova Italia Scientifico
5) A.Panebianco (a cura di), L’analisi della politica, Il Mulino
6) G.Sartori (a cura di), Antologia di scienza della politica, Il Mulino
7) G.Sartori, Elementi di teoria politica, Il Mulino
8) Encyclopedia.It
9) Pericles.It
10) Dizionario di Storiografia Bruno Mondadori

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Roberto Di Molfetta

Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale.
Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico.
Ha fondato infatti il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org
Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it
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