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sociologìa s. f. [comp. di socio- e -logia, sul modello del fr. sociologie]. – Scienza e disciplina che ha per oggetto i fenomeni sociali indagati nelle loro cause e manifestazioni, nei loro processi ed effetti, nei loro rapporti reciproci e con altri fenomeni.

I fatti non parlano da soli, giustamente afferma Ferrarotti. I fatti, notiamo ulteriormente, generano necessariamente dubbi sulla loro interpretazione, sulle serie sia causali che casuali con cui vengono registrati, analizzati, e/o sintetizzati e grazie alla quale si desumono leggi scientifiche appropriate a rappresentarli come necessari e non fortuiti.
Ciò è vero e deve esserlo in ogni settore dello scibile umano che vuol definirsi disciplinato, fornitore stabile di conoscenze valide; perciò la sociologia è la scienza che desidera conoscere rapporti sociali, sia stabili che temporanei, il modo in cui si originano, si sviluppano e scompaiono, attraverso una verifica empirica delle leggi che regolano gli stessi, nei diversi loro aspetti.
Sempre per Franco Ferrarotti, “la scienza è impresa umana e quindi essenzialmente problematica”; ciò può essere visto in un duplice aspetto:

– essa non deve autoedificarsi come dogmatica, opprimendo la libera iniziativa individuale; in tal modo non solo si recepisce la lezione epistemologica di Thomas Kühn sulla relativa storicità paradigmatica della comunità scientifica (da non confondersi con la storicità della stessa scienza, pena l’anarchia degli assunti) ma, più prosaicamente, si evitano difficili questioni di apostasia dalla scienza nei periodi bui della ricerca scientifica, laddove le stesse leggi da verificare e recepire come verità, pur acquisite, sono ed insieme sono considerate come obsolete, sentite come inadeguate a spiegare i mutamenti osservabili nel mondo reale;

– non deve essere concessa tregua a tutti i tentativi di vederla come attività puramente accademica, da iniziati o eletti. La scienza è conoscenza; la sociologia permette agli esseri umani di superare le molteplici, diverse esperienze sulla società affinché si possa conoscere la stessa con occhi più cosmopoliti, obiettivi e preparati nonché pronti ad osservare gli aspetti rilevanti dell’essere e del divenire sociali.

Notiamo da F. Ferrarotti che “il discorso scientifico è definito dal suo carattere di autocorreggibilità. Altrettanto vero è che l’autocorreggibilità non è un processo scientifico puro, non emerge e non si sviluppa in una situazione socialmente asettica, politicamente neutra, priva di interessi extrascientifici”.
È altresì valido ogni tentativo, e non potrebbe essere altrimenti, di proporre strumenti di ricerca validi purché epistemologicamente e metodologicamente accettabili, accettati e dai risultati intermedi e finali condivisibili sia teoricamente sia fattivamente.

In un panorama multidisciplinare, inoltre, “abbiamo definibile la sociologia come scienza d’osservazione, cioé analisi empirica concettualmente orientata, guidata da ipotesi di lavoro induttivamente verificabili” (F.Ferrarotti, Manuale di sociologia, pag. 21).

“Perchè le persone si organizzano in strutture sociali come membri di associazioni, di gruppi o di istituzioni? La sociologia (o “scienze sociali”, definizione più vicina all’uso anglofono) è la disciplina accademica che studia tali strutture, le regole sociali ed i processi che uniscono (o separano) gli individui.
La sociologia è una scienza emersa nel XIX secolo come risposta accademica ai cambiamenti introdotti dalla modernità e dall’industrializzazione: capire che cosa univa i gruppi sociali e, nello stesso tempo, sviluppare un “antidoto” alla disgregazione sociale. Oggi i sociologi indirizzano la ricerca su aspetti macrostrutturali, come sistema sociale, funzione, classe sociale, genere ed istituzioni come la famiglia; sulla devianza o la rottura di strutture sociali (quali possono ad esempio essere il crimine rispetto al sistema di valori prevalente ed il divorzio per la famiglia); si interessano parallelamente di microprocessi come le interazioni personali.

Spesso i sociologi utilizzano metodi quantitativi nella ricerca sociale per descrivere le relazioni sociali mediante modelli e sviluppare schemi interpretativi che possano aiutare a prevedere i cambiamenti sociali e le risposte a essi. Altre branche della sociologia ritengono che i metodi qualitativi, come interviste tematiche, gruppi di discussione e metodi etnografici, permettano una migliore comprensione dei processi sociali.

La sociologia è essenzialmente una scienza applicata, anche se la sua vicinanza con la filosofia mantiene al suo interno un vasto dibattito teorico simile a quello specifico delle scienze filosofiche. Sotto questo aspetto possiamo dividere la sociologia in due parti, naturalmente fortemente interconnesse: una parte soprattutto di grandi teorie che hanno lo scopo di creare modelli macro di spiegazione della società, eminentemente teorici ma che nascono come grandi sintesi teoriche di osservazioni della realtà sociale; ed una parte di studi maggiormente focalizzati su fenomeni sociali circoscritti per tempo e luogo.

Questa seconda parte rappresenta la parte applicativa della sociologia, quella che maggiormente la avvicina alle scienze naturali ma soprattutto quella che ha prodotto e necessita di una “cassetta degli attrezzi” che le permetta di osservare e rilevare la realtà dei fenomeni che intende studiare. È in questo ambito che si sviluppa, come metalinguaggio, la metodologia, che, in questa accezione, più che delle scienze sociali in genere possiamo chiamare della ricerca sociale.


La sociologia come scienza ha come oggetto fenomeni osservabili, ed ha quindi necessità di un metodo che sostenga l’osservazione del reale da parte dello scienziato, e di strumenti che gli permettano questa osservazione. Il metodo, pur con importanti distinguo (si veda, ad esempio, la tematica della specificità del metodo delle scienze storico-sociali in Max Weber) ricalca quello delle scienze naturali, con l’importante questione dell’appartenenza dello scienziato allo stesso oggetto da lui studiato (la società), le tecniche, molteplici ed in continua evoluzione, si evolvono allo scopo di rendere osservabili, rilevabili, misurabili i fenomeni sociali oggetto dello sguardo del sociologo. Brevemente, in questa tensione verso l’osservazione peculiare della sociologia è che le informazioni che vengono rilevate dagli strumenti sono sempre il frutto di una relazione sociale tra l’osservatore e l’osservato, il che rende particolarmente difficile ed insidiosa l’attività di osservazione e la validità dello strumento, poiché non soltanto le caratteristiche dello strumento in sé ma anche il contesto in cui avviene l’osservazione possono influire sulla “robustezza” informativa e sulla aderenza alla realtà di quanto viene rilevato e registrato, e poi utilizzato per cercare di descrivere e comprendere il fenomeno osservato.

Sotto questo aspetto le tecniche di osservazione si dividono in due grandi famiglie: quelle che producono matrici di dati, che possono a loro volta essere analizzate con tecniche statistiche e che, alla fine, producono numeri, tabelle e grafici; e quelle che producono racconti e testi, che possono essere analizzati non con mezzi statistici (anche se vi sono molteplici tentativi) ma con mezzi ermeneutici come l’analisi del testo e del contenuto. L’esempio emblematico degli strumenti del primo tipo è il questionario, usato nei sondaggi e nei censimenti, l’esempio emblematico degli strumenti del secondo tipo sono il colloquio, il racconto biografico, l’osservazione.”

Nell’ottica generale delle scienze sociali, la ricerca sociale dovrebbe partire da una TEORIA GENERALE DELLA SOCIETÁ o, secondo il concetto di sistema analizzato nel prospetto analitico di una tassonomia filosofica, presente contestualmente in questo spazio Web, da una teoria che vada ad analizzare i sistemi generati dai rapporti sociali, sia a livello interindividuale che intergruppale o di massa.
Raggiungere risultati d’insieme con le altre discipline scientifiche sociali, risultati volti a conoscere le interazioni sociali degli individui in generale, è il primo obiettivo di quella conoscenza, multidisciplinare nel metodo, dell’agire sociale degli esseri umani e delle modifiche di atteggiamenti e pensiero che dall’agire stesso scaturiscono.


MATERIALE ORIGINALE, E IN PARTE TRATTO DA:
-Sociopedia.altervista.org

Sociologia Trattazione della disciplina

Roberto Di Molfetta

Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale.
Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico.
Ha fondato infatti il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org
Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it
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