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La vita quotidiana come rappresentazione
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  • Erving Goffman
  • Editore: Il Mulino
  • Copertina flessibile: 324 pagine

Montesquieu – La biografia

Charles-Louis de Secondant, barone di Montesquieu, nacque nel castello di La Brède a Bordeaux il 18 gennaio 1689, da famiglia discendente da protestanti convertiti e da padre magistrato. Rimasto orfano della mamma studiò in un collegio di oratoriani e poi presso l’Università di giurisprudenza di Parigi.
Proprio a Bordeux iniziò la sua carriera politica, entrando a far parte del parlamento della città, dove lo si ricorda anche per aver fondato un’Accademia di scienze naturali, coltivando egli stesso, fin da giovane, una passione per questi studi.Nel 1726, a causa degli ingenti debiti, mise in vendita la sua carica nobiliare ricevuta dallo zio, conservandone il diritto ereditario.
Nel 1715 sposava col rito cattolico Giovanna di Lartigues di ricca famiglia calvinista, da cui ebbe l’anno seguente un figlio. Quasi contemporaneamente, nel 1716, alla morte di suo zio, che gli aveva fatto da tutore, barone di Montesquieu, ereditava da lui, insieme col titolo, il ricco patrimonio e la carica di presidente a vita del parlamento di Bordeaux. Esercitò l’ufficio di magistrato con intelligenza e integrità morale.L’elezione, del 1728, presso l’Académie française, gli diede la possibilità di visitare l’Europa. Questi viaggi lo portarono in Austria, in Ungheria, in Italia (1728), in Germania (1729), in Paesi Bassi e in Inghilterra (1730), dove visse per circa un anno approfondendo il funzionamento della monarchia costituzionale.
La permanenza in questi paesi veniva occupata da Montesquieu per conoscere e studiare la geografia, l’economia, la politica e i costumi locali.
Ormai praticamente cieco non rinunciò a partecipare alla stesura dell’Encyclopédie. Morì a Parigi il 10 febbraio del 1755 a causa di una forte infiammazione.Montesquieu è considerato – con Rousseau – il massimo esponente dell’Illuminismo politico francese: colui che introdusse in Francia il liberalismo ispirato alla costituzione inglese, dandogli una formulazione poi rimasta classica.

Le opere maggiori

Nel 1721 scrisse le Lettres persanes (Lettere persiane), considerate un vero e proprio manifesto dell’Illuminismo francese, dove, sotto la finzione di una serie di lettere con cui due nobili persiani in visita in Francia descrivono ai propri connazionali i costumi del paese, sottopose ad una severa critica le istituzioni politiche francesi del suo tempo.

In modo particolare, Montesquieu, si sofferma a giudicare in modo negativo il dispotismo del regime monarchico e l’uso politico della religione cattolica.
Le Lettere esprimono un ideale misurato di libertà, la radicale critica al pregiudizio e la consapevolezza che tutte le convinzioni sono relative.
Accolto nel 1728 nell’Accademia di Francia, prese a frequentare i più importanti salotti di Parigi scrivendo romanzi, frammenti di argomento morale e opere di occasione.

Nel 1734 compose le Considérations sur les causes de la grandeur des Romains et de leur décadence (Considerazioni sulle cause della grandezza dei Romani e della loro decadenza), in cui, opponendosi alla visione provvidenzialistica della storia, diffusa nel Seicento da Bossuet, spiega sia i successi che la decadenza dei Romani rifacendosi a cause puramente naturali quali le virtù o i vizi dei governanti, il tipo di istituzioni politiche, il carattere del popolo e l’estensione del territorio.

Nel 1748 pubblicò il suo capolavoro composto di trentun libri (divisi in un numero variabile di capitoli, spesso assai brevi), De l’espirit des lois (Sullo spirito delle leggi), intendendo con questa espressione il carattere complessivo delle norme che regolano la vita di un popolo in una determinata situazione storica e geografica. L’opera fu aspramente attaccata dai gesuiti, dai giansenisti e da vari altri critici, cui Montesquieu rispose nel 1750 con un a Défense (Difesa), e fu messa all’indice dalla Chiesa cattolica nel 1752.

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Essa ebbe tuttavia una fortuna immensa e fece del suo autore una sorta di caposcuola degli illuministi.
Per l’Encyclopédie, nel 1755, compose il trattato storico-filosofico mirabile per intelligenza politica, l’Essai sur le goût (Saggio sul gusto).
Altre sue opere sono: Dialogue entre Sylla et Eucrate (1722); Riflessioni sulla monarchia universale (1724); Viaggio a Paphos (1727); Una storia vera, pubblicata postuma nel 1892. In campo scientifico, sua passione minore, ha pubblicato tre brevi saggi: Les causes de l’écho, Les glandes renale e La cause de la pesanteur des corps.

Il pensiero di Montesquieu

Secondo Montesquieu, esiste una legge universale che deve governare tutti i popoli della terra, e tale è la ragione umana; questa però trova applicazioni diverse tra i vari popoli, a seconda delle circostanze particolari, sia di carattere fisico (collocazione geografica, clima, ecc.), sia di carattere etnico (inclinazioni naturali, costumi, religione, ecc.), sia di carattere storico (grado di sviluppo, forma di governo, ecc.), in cui essi vengono a trovarsi.

L’Espirit des lois vuole essere la descrizione di queste diverse applicazioni, ciascuna delle quali caratterizzata da un insieme di rapporti tra i diversi fattori che la compongono, chiamato appunto spirito delle leggi.

Le diverse forme di regime politico sono riconducibili, secondo Montesquieu, a tre fondamentali che sono: la democrazia, la monarchia e il dispotismo.
La democrazia, o repubblica, si fonda essenzialmente sulle virtù dei cittadini, cioè sulla frugalità, sull’uguaglianza, e sull’amor di patria, ed è adatta a popoli di piccole dimensioni, come quelli delle antiche città greche, mentre non è adatta ai popoli moderni, come dimostra la decadenza della Repubblica di Venezia.

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La monarchia, intesa come monarchia temperata, o costituzionale, si fonda invece sull’onore, cioè sulla fedeltà dei sudditi ad un monarca degno di stima, è adatta a popoli più vasti come quelli dell’Europa moderna, e trova la sua maggiore realizzazione del regime costituzionale creato in Inghilterra dalla rivoluzione del 1688.

Infine, il dispotismo si fonda unicamente sulla paura ed è la più corrotta delle forme di governo: esso – secondo Montesquieu – si è realizzato in Cina, in Russia e nell’Impero ottomano ma anche in Francia con l’assulotismo di Luigi XIV.
La preferenza di Montesquieu è rivolta chiaramente alla monarchia costituzionale, considerata il regime politico che garantisce meglio la libertà dei cittadini.Condizione di una garanzia, secondo il filosofo francese, è la celebre divisione dei poteri, rispettivamente legislativo, esecutivo e giudiziario.
Il potere legislativo deve essere affidato al Parlamento, che non deve avere anche il potere esecutivo per non correre il rischio di istituire leggi tiranniche da poter applicare a propria discrezione.
Il potere esecutivo deve essere affidato al Governo, il quale, per non governare in modo tirannico non deve assumere anche il potere legislativo.
Infine, il potere giudiziario deve essere affidato ai magistrati, i quali però non devono avere il potere di fare le leggi, né di applicarle affinché non rischino di trasformarsi in despoti.
L’essenziale, insomma, è che ciascun potere sia detenuto da un soggetto distinto e non concentrato nelle mani dell’uno o dell’altro.
Nella Francia del suo tempo, a detta di Montesquieu, è possibile avvicinarsi alla forma migliore di governo, restaurando le antiche libertà dei Parlamenti e degli altri corpi intermedi. Egli si muove, dunque, nella direzione di un riformismo moderato che ponga dei limiti al potere assoluto dello Stato.

Interessanti sono anche le sue teorie sull’influenza del clima nella forma di governo, secondo le quali i popoli settentrionali hanno molto virtù e poche passioni, quelli meridionali mole passioni e poche virtù e quelli che vivono nei climi temperati una mescolanza di virtù e passioni.

Montesquieu, inoltre, stabilisce delle connessioni tra le forme di regime e le diverse religioni, dichiarando il protestantesimo adatto alle repubbliche, il cattolicesimo alla monarchie e l’islamismo ai dispotismi; ma, più che nella tendenza a fornire spiegazioni scientifiche, cioè naturalistiche, della realtà politica, la sua grandezza consiste nell’intuizione del nesso tra libertà politica e costituzionalismo.
Dopo quanto detto non si può negare che il posto di Montesquieu nell’Illuminismo sia di pieno diritto. Egli è un protagonista fondamentale di questo movimento di pensiero ma, pur essendo un valido capostipite dei philosophes, egli interpreta in modo del tutto personale le idee prevalenti della corrente illuminista preferendo, ad esempio, il metodo deduttivo da quello sperimentale.
Roberto Di Molfetta

Roberto Di Molfetta

Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale.
Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico.
Ha fondato infatti il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org
Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it
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