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Silvio Berlusconi, il grande comunicatore | Scienze Sociali - Org

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Silvio Berlusconi, il grande comunicatore

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Vorrei trattare di una mia teoria. Quella che vuole che si debba spiegare il successo avuto da Silvio Berlusconi come un successo profondamente legato a strutture proprie dei processi mediatici. Strutture profonde, di cui spesso la gente comune non ha sentore. Io personalmente studio scienze della comunicazione, anche se non ne sono un paladino o un profondo conoscitore. Ma ho imparato, in questi anni di assimilazione culturale, che un prodotto mediatico ha delle strutture profonde che permettono ai creatori di portare letteralmente per mano il lector a parteggiare per un determinato protagonista, al di là del bene e del male, e delle iniziali opinioni morali e convincimenti personali dello stesso fruitore dell’opera. In un film, ad esempio, non conta la corrispondenza tra le virtù del protagonista e i convincimenti individuali di chi lo vede: contano strutture profonde narrative, come afferma una certa scienza semiotica, che portano il protagonista ad essere il beniamino del pubblico, il quale è trascinato dagli eventi e dai suoi comportamenti in un percorso virtuoso dove egli esce premiato, esaltato, compreso e quindi alla fine amato.
Ecco perché anche in film dove il protagonista, l’eroe, è un violento e arrogante criminale (Scarface) oppure un boss mafioso, anche chi non è pregiudizialmente favorevole alla mafia (quanti lo sono di principio ?) in realtà si trova psicologicamente a prendere le parti, a difendere col pensiero, a tifare letteralmente per il medesimo [a dispiacersi della sua morte. Qualcosa di simile è accaduto persino per taluni dispiaciuti per la morte di Osama bin Laden, una sorta di anti-eroe dall’aria ormai familiare, il brigante del Sud del mondo che lotta contro i dominatori americani]. Perché non sono le virtù del protagonista che ce lo rendono amico, in corrispondenza dei nostri valori, ma i percorsi narrativi scelti dallo sceneggiatore, dal regista, il carisma degli attori e in ultimo la qualità di questi fattori come opera definita e definitiva.
Perciò io ritengo che Silvio Berlusconi, nell’insieme mediatico dei suoi tre canali televisivi e dei suoi giornali, e successivamente anche di parte del servizio RAI, abbia svolto la parte del beniamino del pubblico casalingo per motivi che affondano le loro radici nei meccanismi persuasivi psicocomunicativi: egli è stato eletto, prima ancora che, nel 1994, parlamentare e poi Presidente del Consiglio, come beniamino dele masse, protagonista dei nostri orizzonti politici, per via del suo impersonare il ruolo di ‘eroe’ mediatico, di uomo di buona volontà, di uomo capace e coraggioso, di affidabile, di unicità della Storia recente del Paese. Il suo ruolo è stato da lui impersonato incastonandosi in una struttura narrativa, non di fiction, ma realmente assimilabile a quella che vuole il protagonista di un’opera mediatica come protagonista delle speranze, dei sogni, delle emozioni provate dalle persone comuni che seguono l’opera. Egli non è l’Unto dal Signore, ma dai mass-media, messo in vetrina come brillante prezioso, unico, della politica, quando la cosa è puramente una scelta della gioielleria “sistema di comunicazione di massa”. Egli ha interpretato con astuzia questa unicità, per esempio smettendo negli anni di presenziare a confronti diretti con avversari politici di pari grado.
Il canovaccio è stato quello di predestinato a salvare l’Italia dal marciume politico dei suoi anni, a renderla economicamente forte, politicamente prestigiosa, emotivamente stabile. Il percorso narrativo è fatto di ore e ore di programmazione a senso unico in cui i dipendenti di Silvio Berlusconi, come Liguori, Fede ed altri hanno inviato precisi segnali su come interpretare fatti e dichiarazioni, in un senso che personalmente ritengo unico e che alla fine hanno fatto del principale attore di questo percorso narrativo, Silvio Berlusconi, l’unica vera alternativa percepita nel profondo della psiche da milioni di italiani a una classe politica sentita altrimenti estranea, lontana, non familiare. Come in ogni buon film magistralmente scritto, diretto ed interpretato.
La Storia recente del 2012, però, è valsa a dimostrare che di fronte ai fatti, anche la comunicazione più pervasiva ed invasiva difficilmente può opporsi al lento declino di un politico che ha segnato un’epoca; Silvio Berlusconi si trova di fronte il peso di una condanna penale per frode fiscale pesante, politicamente e personalmente, oltre che ad un vento di ribellione elettorale ben concretizzatosi nell’affermazione siciliana del Movimento 5 stelle.
Che si possa considerare la sconfitta del vecchio medium televisivo berlusconiano in opposizione alla vincente onda mediatica del Web dei grillini ?
Al momento di scrivere, non è ancora detta l’ultima e definitiva parola.

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Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale. Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico. Poeta, sensibile, molto affezionato alla madre, è affascinato dalla conoscenza e dalla bellezza dell’Arte e della Natura, nonché dalla tenerezza degli animali. Ha fondato il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it

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