Emile Durkheim e i durkheimiani in Francia

Emile Durkheim tradizione
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Nel processo di sviluppo delle scienze sociali dopo la seconda Guerra Mondiale, si distinguono in Francia due periodi: il primo che va dalla Liberazione alla fine degli anni ’50 del XX secolo, dove lo sviluppo delle scienze sociali non avvenne per volontà politica o per una domanda sociale, mentre il secondo (anni ’60 dello stesso secolo) lo sviluppo delle discipline sociologiche dipese dalla richiesta che giungeva dalla società. Lo sforzo principale si era inizialmente concentrato sulla creazione di nuovi enti di ricerca e sull’individuazione di spazi d’insegnamento fuori dell’università, tutto legato ad iniziative e strategie individuali: nacquero così nel 1945 l’ “Istituto nazionale di studi demografici”, l’ “Istituto di studi politici” il “Centro Studi Sociologici”, l’ “Istituto nazionale di statistica Leggi di Più

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La Morale laica in Emile Durkheim

Emile Durkheim - morale laica
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Come usualmente dimostra la manualistica della storia del pensiero sociologico con i suoi temi più marcati condotti sul positivismo, gli interessi di Emile Durkheim convergono in un certo periodo della sua formazione sulla elaborazione della morale, intesa come morale laica. Questo è un tratto fondamentale del pensiero del grande sociologo francese che troverà riscontro per tutta la sua vita e, fino alla sua opera finale Le forme elementari della vita religiosa (1912), un vero e proprio capolavoro conclusivo della parabola produttiva del nostro che terminerà nel 1917. Lo svolgimento di studi sugli aspetti morali presumibilmente deriva non solo dalle spinte del positivismo filosofico e scientifico dell’800 francese, ma anche dall’intenzione di fornire tutta una serie di interpretazioni del cosiddetto ‘mondo Leggi di Più

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Positivismo sociologico dell’origine

Positivismo - Emile Durkheim
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Positivismo e il suicidio. Intorno alla metà del XIX secolo il postulato formulato dalla psichiatria classica sul suicidio venne messo in discussione: in tal modo, il suicidio non era più considerato un atto compiuto da persone non sane di mente. Esquirol e Brierre de Boismont, nel 1856, furono i primi studiosi a domandarsi se tale gesto potesse essere compiuto solo da insani. A seguire, nel 1885, William Wynn Westcott classificò tre tipi di suicidio pertinenti a stati mentali “sani”, e cioè: temperamento passionale o collera; scelta presa di fronte a due alternative, scegliendola per essere la meno odiosa; scelta intenzionale, come ad esempio avviene in campo religioso o militare per motivi di fanatismo. Proprio in questi anni di diffusione del positivismo, Leggi di Più

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