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L’utilizzo dell’espressione sociologia della conoscenza, che fu coniata negli anni ’20 del XX secolo da Max Scheler, dopo la ripresa e la diffusione operata da Karl Mannheim, ha avuto numerosi seguaci, quali Theodor Geiger e Werner Stark e inoltre ha alimentato un dibattito a partire dalla seconda metà degli anni ’60 del XX secolo di cui oggi non si trova però riscontro, soprattutto dopo l’avvento in sede anglosassone della cosiddetta sociologia della conoscenza scientifica e/o del programma ‘forte’.

I sociologi che si rifanno a questa corrente, sebbene con modalità e rielaborazioni personali, condividono comunque l’idea dello Scheler secondo cui il complesso delle conoscenze umane è dato nella società come un a priori rispetto alla stessa esperienza del soggetto.
E’ la conoscenza che fornisce quindi all’esperienza individuale un ordine di significato che, sebbene sia relativo a una particolare situazione socio-storica, viene percepito dal soggetto come un modo quanto mai naturale di vedere il mondo.

Da qui tutto l’interesse rivolto all’analisi della storia delle idee e all’indagine sui presupposti conoscitivi della/nella scienza sociale.
In tutti i casi, sia dalla tradizione tedesca della Wiessensoziologie che da quella inglese di Sociology of knowledge la scienza in esame è fortemente ambigua e necessita di continue riletture anche critiche, al cospetto di una trattazione più moderna dei vari concetti elaborati. Appare problematico, infatti, l’ambito della ricerca di termini condivisi in settori diversi dell’analisi sociologica, per cui non si giungerebbe ad una uniformità di giudizio sull’uso dei concetti utilizzati nel contesto di sviluppo della comunità degli studiosi neanche dopo mezzo secolo di discussioni.

Il problema del termine ‘conoscenza’

Il problema nasce comunque, e questo vale per i sociologi in particolare, dall’uso del termine ‘conoscenza’, tanto nella considerazione che il problema fondamentale della conoscenza possa esprimersi nel condizionamento sociale in relazione a tutti coloro che vivono in qualche contesto e che affrontano le tematiche della vita quotidiana (Peter L. Berger e Thomas Luckmann), quanto in quello che rimanda, invece, allo studio della teoria, cioè all’analisi delle relazioni che esistono tra la conoscenza e l’esistenza intesa come ricerca nonché dello studio delle varie forme in cui queste relazioni si manifestano nello sviluppo intellettuale dell’umanità ( Karl Mannheim).

La lezione di Robert King Merton

L’americano Robert King Merton riprende la stessa definizione data da Mannheim, quando afferma che la ‘conoscenza’ può esser fatta risalire allo studio delle relazioni che si instaurano tra la conoscenza stessa e gli altri fattori essenziali della società e della cultura. Per molti autori, anche italiani, la natura della relazione tra conoscenza ed esistenza sociale si basa sul pensiero e sul suo condizionamento sociale, che avviene in modo extra-razionale in quanto se il pensiero fosse razionalmente ‘dato’ esso non potrebbe essere condizionato dall’esistenza sociale e quindi, in questo senso si dovrebbe riconoscere, un fattore non puramente cognitivo ma emotivo del pensiero umano ( Alberto Izzo).

Il compito della sociologia della conoscenza

Il compito della sociologia della conoscenza diventa quindi quello di attuare indagini non solo sul condizionamento cognitivo ma anche emotivo dell’esistenza, laddove il pensiero può riconoscersi come costituito da questi due aspetti.

Kurt Wolff, a tale proposito, definiva la sociologia della conoscenza, come sociologia del comportamento intellettuale ed emotivo. In sostanza, dunque, la tematica degli approcci alla sociologia della conoscenza, almeno fino alla fine del secolo scorso, rimanda da un lato ad una posizione che riconosce l’ineluttabile storicità e socialità del pensiero, e dall’altro, a quella che viene considerata una vera e propria distorsione del pensiero, ovvero la cosiddetta teoria dell’ideologia.

Va ricordata, a proposito, la nota distinzione di Karl Mannheim tra concezione parziale dell’ideologia, che va cioè spiegata in termini psicologici come distorsione di una corretta analisi della società dovuta a ragioni di tipo emozionale e irrazionale, e concezione totale, che può essere invece interpretata e spiegata soltanto tramite la sociologia, in quanto essa scaturisce dalle medesime strutture sociali.


Il modo per passare dalla teoria dell’ideologia alla sociologia della conoscenza sarebbe poi quello di cercare di sottomettere all’analisi tutti i vari punti di vista e, non solamente quello che attiene alla classe dominante o dell’avversario, ma anche la propria. In questo senso Mannheim avverte l’esigenza di operare una distinzione tra ideologia e utopia, cioè tra due aspetti del pensiero condizionato che si riferiscono alla classe dominante nella storia e a quella subalterna.

Mannheim, come i suoi critici più moderni, sente profondamente che i due concetti che ha formulato hanno una natura distorta, in quanto essi rappresentano una visione del mondo che può essere indagata con molti margini di errore e, dunque, con un preciso riferimento alla realtà storica e sociale, laddove questa non si mostra come una misura definitiva per l’uomo.

In tal modo anche la ‘conoscenza’ riprende il suo carattere dipendente da fasi storiche ben definite e definibili.

*Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche, SAPIENZA- Università di Roma

Guglielmo Rinzivillo

Guglielmo Rinzivillo

Professore at La Sapienza di Roma
Guglielmo Rinzivillo è ricercatore confermato e professore aggregato presso il Dipartimento di Scienze Sociali ed Economiche alla SAPIENZA
Università di Roma. Si occupa di storia della sociologia e di storia della scienza. Ha condotto ricerche alla “London School of Economics and Political Science” alla University College di Londra, alla University of London e in alcuni Istituti per le Social Sciences dell’Universita’ di Cambridge, in Austria a Salisburgo per un breve soggiorno di studio presso l’Institut fur Soziologie della Leopold-Franzens -Universitat di Innsbruck, in Irlanda presso l'Università di Cork e in Slovenia. E' autore di molti saggi e volumi sullo sviluppo delle scienze sociali in Italia. E' membro della European Society of History of Science.
Guglielmo Rinzivillo
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