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I Grandi Sociologi: I sociologi più importanti del progetto scientifico online
  • Roberto Di Molfetta, Giuseppe Caraglia, Giorgia Sciuto, Valentina Romeo, Danilo Boriati
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Biografia di Thomas Kuhn

Thomas Samuel Kuhn nacque a Cincinnati (Ohio, USA) il 18 luglio 1922. Figlio di un ingegnere industriale, cominciò la sua carriera accademica nel campo della fisica, laureandosi con lode ad Harvard nel 1943; in seguito, i suoi interessi si spostarono dalla fisica alla filosofia della scienza. Dopo il conseguimento del dottorato (1949), iniziò a tenere corsi come assistente; compì inoltre importanti ricerche sul radar, sia negli Stati Uniti che in Europa.

Negli anni Cinquanta, Kuhn continuò a dedicarsi all’insegnamento, cogliendo l’occasione per soffermarsi più nel dettaglio nello studio dei testi aristotelici allo scopo di coglierne il pensiero più puro e autentico, non influenzato da altre conoscenze. Approdò così alla storia della scienza, concentrandosi soprattutto sulla teoria della materia nel Settecento, sulla storia della termodinamica e sulla storia dell’astronomia.

Frutto di questi studi fu il suo primo volume “La rivoluzione copernicana. L’astronomia planetaria nello sviluppo del pensiero occidentale” pubblicato nel 1957, con il quale Kuhn si impose all’attenzione della comunità scientifica. Nel 1962, il filosofo statunitense pubblicò una delle sue opere più celebri, ovvero “La struttura delle rivoluzioni scientifiche. Come mutano le idee nella scienza”.

Una particolare risonanza ebbe, in quel contesto, l’introduzione del termine “paradigma” usato da Kuhn per indicare l’insieme di teorie, strumenti e leggi che definiscono una tradizione di ricerca universalmente riconosciuta e accettata: un termine che, da quel momento, è diventato di uso comune nella terminologia della storia della scienza.

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Kuhn passò quindi all’Università di Berkeley in qualità di professore ordinario; negli anni successivi insegnò Filosofia e Storia della scienza a Princeton e al Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston. Membro di diverse accademie e associazioni scientifiche, ricevette riconoscimenti prestigiosi, come la “Medaglia George Sarton per la Storia della Scienza” che gli venne attribuita nel 1982. E’ morto nel 1996 per un cancro ai bronchi.

Opere di Thomas Kuhn

Tra le opere maggiori di Thomas Kuhn spiccano:
“La rivoluzione copernicana. L’astronomia planetaria nello sviluppo del pensiero occidentale” (1957),
“La struttura delle rivoluzioni scientifiche. Come mutano le idee nella scienza” (1962),
“La tensione essenziale. Cambiamenti e continuità nella scienza” (1977)
“Alle origini della fisica contemporanea. La teoria del corpo nero e la discontinuità quantica” (1978).

Thomas Kuhn – Il Pensiero

Lo scritto nel quale Kuhn condensò l’essenza del suo pensiero è “La struttura delle rivoluzioni scientifiche. Come mutano le idee nella scienza”: qui, lo studioso elaborò una teoria della conoscenza in netto contrasto con le istanze del neopositivismo. La teoria di Kuhn spiega il progresso della scienza come un ciclo nel quale ogni orientamento scientifico (detto “paradigma”) passa attraverso una successione di fasi, l’ultima delle quali apre la strada alla nascita di un nuovo paradigma.

In sostanza, l’evoluzione della scienza è vista da Kuhn come una curva caratterizzata da anomalie e salti quantici in grado di provocare il passaggio da un paradigma ad un altro: in questi “salti” consistono le rivoluzioni scientifiche con cui un nuovo paradigma subentra ad uno già consolidato. Sei sono, in particolare, le fasi attraversate da ogni paradigma nel corso della sua storia:

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– Fase 0. E’ detta anche “periodo pre-paradigmatico” in quanto precede il sorgere del paradigma e, in un certo senso, crea le condizioni che ne determinano la comparsa. Questa fase è contraddistinta da una situazione di caos nella quale esistono molte differenti scuole che tentano di prevalere fra loro; tali scuole non dispongono di un pensiero ben strutturato, ma si limitano a proporre teorie e dati privi di un sistema organico o di principi condivisi. Il bisogno di dare ordine a questa molteplicità slegata di teorie ed esperienze genera la fase 1, nella quale si assiste alla nascita di un paradigma in grado di spiegare e regolamentare le osservazioni delle scuole precedenti.

-Fase 1. E’ la fase di accettazione del paradigma con il sistema di leggi, principi e strumenti che lo definiscono in modo peculiare. Questo sistema, riconosciuto ufficialmente dall’intero ambito scientifico, diventa un punto di riferimento fondamentale per i tutti i suoi cultori, i quali svolgono la propria attività di ricerca in conformità ai suoi principi e alle sue modalità.

-Fase 2. In questa fase, detta anche “scienza normale”, al paradigma è affidato il compito di guidare la ricerca scientifica; il lavoro degli studiosi, ai quali è attribuito il ruolo di “risolutori di problemi”, è volto principalmente a cercare un accordo tra questo paradigma e la realtà. In tale contesto, i principi del paradigma non vengono mai messi in discussione e costituiscono il punto di riferimento fondamentale per le verifiche sperimentali e per tutta la letteratura scientifica.

– Fase 3. Durante l’attività di ricerca, tra il paradigma e la natura possono emergere punti di contatto ma anche contrasti. Quando lo scienziato rileva un disaccordo di questo tipo nascono i problemi e le anomalie che devono essere necessariamente superati ai fini del progresso scientifico. Se la scienza non riesce a superare questi problemi, la validità e la credibilità dell’intero paradigma vengono messi in discussione: si passa quindi alla fase successiva, nella quale gli schemi fino a quel momento consolidati entrano in una situazione di crisi.

-Fase 4. La crisi del paradigma determina la nascita di nuovi possibili paradigmi. Tali paradigmi, quindi, non sono il prodotto dei successi raggiunti con il paradigma consolidato, e quindi non rappresentano un’evoluzione; al contrario, sorgono proprio quando la mancata risoluzione dei problemi mette a nudo tutte le inadeguatezze del paradigma corrente.

-Fase 5. In questa fase ha luogo quella che Kuhn chiama “rivoluzione scientifica” o “scienza straordinaria”: si tratta di un “salto” che dagli schemi del paradigma consolidato porta all’accettazione del paradigma successivo. La fase è caratterizzata dai dibattiti in seno alla comunità scientifica in merito alla scelta del nuovo orientamento da seguire.

Di solito in questa scelta, che viene effettuata tra paradigmi molto diversi fra loro e quindi impossibili da mettere a confronto (“incommensurabili”), non influiscono criteri di veridicità o esattezza, quanto piuttosto ragioni di ordine sociale, psicologico o biologico: talvolta, a risultare decisivo in tal senso è il fattore generazionale, determinato dalla presenza di molti giovani scienziati.

Più spesso, un paradigma si impone agli scienziati per la sua forza di persuasione. Una volta effettuata la scelta, verrà ristabilita una condizione di equilibrio e il nuovo paradigma passerà, come il precedente, attraverso le varie fasi del processo ciclico.

Critiche al pensiero di Thomas Kuhn

La visione paradigmatica del pensiero di Kuhn è stata contestata su alcuni dei suoi concetti fondamentali.

Tra i punti maggiormente contestati ci sono i parametri in base ai quali la comunità scientifica opererebbe la scelta del nuovo paradigma: il fatto, in particolare, che questa scelta sia frutto di un consenso fondato su criteri soggettivi (come il fattore socio-psicologico o biologico) anzichè su valutazioni oggettive, ha procurato all’epistemologo statunitense l’accusa di relativismo.

Oggetto di aspre critiche è stato anche il principio dell’incommensurabilità tra i diversi parametri che competono fra loro: il filosofo analitico Donald Davidson, a tal proposito, lo ha definito inconsistente dal punto di vista logico.

Il pensatore ungherese Imre Lakatos, inoltre, ha respinto la teoria che, in presenza di una molteplicità di paradigmi contrastanti, uno debba necessariamente imporsi sugli altri : la storia della scienza, infatti, ha assistito diverse volte alla coesistenza di più paradigmi in contrasto fra loro anche per un lungo arco di tempo.

Roberto Di Molfetta

Roberto Di Molfetta

Roberto Di Molfetta, 1974, nativo di Salerno, da madre romana e padre di Ceccano (Frosinone), ha avuto parecchie città di residenza, ma deve la sua formazione soprattutto al periodo ventennale trascorso nel centro della Capitale.
Laureato in Comunicazione alla Sapienza di Roma, si occupa ormai da anni di Web Marketing, ottimizzazione per i motori di ricerca e creazione di siti Web. Non dimentica però la sua passione per la sociologia, dalla quale è nato questo progetto scientifico.
Ha fondato infatti il progetto Appunti di Scienze Sociali nel luglio del 2004, originariamente su hosting gratuito poi divenuto appuntidiscienzesociali.it infine trasformatosi nell'attuale progetto www.scienzesociali.org
Contatti: [email protected] - Sito Web: www.robertodimolfetta.it
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